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Intercettazioni, media oscurati
Di Loredana Morandi (del 13/02/2009 @ 00:33:23, in Politica, linkato 1095 volte)

L'Ordine protesta. Pressing del Colle, perplessità sul ddl
Polemica sul divieto di pubblicare notizie fino alla fase del giudizio

Intercettazioni, media oscurati
il Csm: violata la Costituzione

Braccio di ferro nella maggioranza tra la Bongiorno e il capogruppo del Pdl
di LIANA MILELLA

ROMA - Lo slogan della maggioranza - "Pubblicate i fatti, ma non gli atti" - fa infuriare l'Ordine dei giornalisti che, per l'ennesima volta, chiede un incontro urgente al governo sulle intercettazioni e sulla norma capestro che, con un tratto di penna, cancella d'emblée la cronaca giudiziaria. Fino al dibattimento nessun atto, neppure per riassunto, potrà essere reso pubblico. E i testi degli ascolti mai. Per il Csm è una previsione che contrasta "con i valori dell'articolo 21 della Costituzione", quello che garantisce la libertà di stampa ("Non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure").

L'Ordine rende pubblico il suo "allarme", pensa a una "mobilitazione generale della categoria", è disponibile "a una soluzione di equilibrio tra il diritto alla privacy e quello all'informazione". Il Pd, che parla di "inaccettabile mordacchia" (Lanfranco Tenaglia), chiede che l'incontro avvenga prima di lunedì pomeriggio quando, in commissione Giustizia alla Camera, il testo sarà licenziato per passare in aula. Ma il governo non lo fissa. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, mentre la commissione licenzia altri due articoli del ddl (sui gravi indizi di colpevolezza e sugli ascolti ambientali) che preoccupano gravemente Csm e Anm, apre uno spiraglio: "Vedremo lunedì che si può fare". Un fatto è certo. Anche nel Pdl c'è chi, come il giornalista Giancarlo Lehner, definisce "intollerabile" la norma che azzera l'informazione sulle inchieste giudiziarie. E la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, già 48 ore fa, aveva inserito l'articolo tra quelli negoziabili in vista del dibattito in aula ipotizzando di spostare indietro, rispetto alla fine delle indagini preliminari o alla celebrazione dell'udienza preliminare, l'asticella della pubblicità degli atti. Segnali anche da Caliendo. Ma il capogruppo Pdl in commissione, il forzista Enrico Costa, ripropone la linea dura: "Gli atti devono essere usati nelle aule giudiziarie e non sui media".

Sarà incerta fino all'ultimo la sorte di questo ddl. Che il Csm ha bacchettato in molti punti con un parere articolato. Di cui il vice presidente Nicola Mancino ha rivendicato opportunità e correttezza respingendo l'accusa della destra di un Csm "terza Camera". "Non lo siamo. E abbiamo rispetto per il Parlamento" dice Mancino che se la prende con "i titoli esagerati dei giornali". È un ddl che lascia perplesso il Quirinale dal quale, ormai da tempo e soprattutto in questi giorni, parte una moral suasion per accendere i riflettori sugli aspetti più contraddittori e discutibili. Quelli che fanno dire ai magistrati "tanto varrebbe abolire le intercettazioni".

Uno dei punti più critici, i "gravi indizi di colpevolezza" necessari per ottenere un ascolto, che il Colle si augura fortemente sia modificato con una formula meno drastica, è giusto passato ieri in commissione. Uno "scempio", una "norma abominevole e oscena" per il Guardasigilli ombra del Pd Tenaglia e per la capogruppo Donatella Ferranti che ha distribuito un pacchetto di agenzie di stampa, con altrettanti fatti di cronaca, per dimostrare come le intercettazioni siano state fondamentali per tantissime inchieste. La maggioranza non è compatta: si astiene il leghista Luca Rodolfo Paolini e molti deputati di An lasciano intendere che una modifica è ancora possibile. I malumori potrebbero esplodere in aula, in un voto segreto, quindi meglio attenuare prima un testo che fa dire all'ex sottosegretario Luigi Vitali: "Era meglio un requisito più oggettivo, il tetto dei 10 anni, piuttosto che un principio che potrebbe essere aggirato". Un effetto anti-imputato perché i pm contesterebbero comunque i "gravi indizi".

Un passo in avanti s'è fatto per le intercettazioni ambientali con il voto sull'emendamento di Manlio Contento (An), che la stessa Bongiorno aveva ipotizzato e che ha ottenuto consensi pure nell'opposizione. Gli ascolti saranno possibili, anche senza la prova che nel luogo microfonato si stia commettendo un reato, per mafia, terrorismo e reati satelliti. Commenta la Bongiorno: "Era la richiesta del procuratore antimafia Grasso. Favorevole io come relatore e il governo, coinvolta nel voto anche l'opposizione. È un incontro di volontà importante". Ma la Ferranti controbatte: "La maggioranza fa solo ammuina. Prima cancella la legge attuale, poi la ripristina. E se ne compiace".

(13 febbraio 2009)