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Fratellini di Basiglio: assistente sociale e psicologi indagati per lesioni colpose
Di Loredana Morandi (del 12/02/2009 @ 08:29:21, in Osservatorio Famiglia, linkato 1523 volte)

Avran voluto coprire qualcun altro...

I RAGAZZINI FURONO ALLONTANATI DA CASA PER DUE MESI, A CAUSA DI UN DISEGNO OSE'

Fratellini di Basiglio: assistente sociale
e psicologi indagati per lesioni colpose

La perizia del pm: bambino traumatizzato dalle modalità dell'allontanamento dalla famiglia

MILANO - Al centro di un'inchiesta della Procura ora non c'è più solo l'origine della dolorosa vicenda dei due fratellini di Basiglio, e cioè l'allontanamento dalla famiglia operato dal Tribunale dei Minorenni sulla base dell'erroneo presupposto (in ipotesi accusatoria alimentato anche da insegnanti e preside indagate per false dichiarazioni al pm) che alcuni disegni scolastici tradissero giochi erotici. Adesso al vaglio del pm Marco Ghezzi c'è la conseguenza psicologica che sul bimbo più grande avrebbero avuto le modalità materiali dell'allontanamento.

Fino a indurre la Procura a formulare una inusuale ipotesi di reato («lesioni colpose» ai danni del bambino) e per essa indagare due psicologi e una assistente sociale. L'indicazione «colposa » del reato suggerisce la convinzione dell'accusa che le condotte ipotizzate non siano state intenzionali, ma abbiano involontariamente arrecato sofferenza al bambino. Alla base della contestazione di «lesioni», infatti, c'è una perizia che ravvisa nel bambino un «disturbo post traumatico da stress» collegato, come nesso di causa-effetto, alle modalità di separazione dalla famiglia allorché fu eseguito il provvedimento d'urgenza del Tribunale dei Minorenni.

In quella fase, secondo l'accusa, lo psicologo (che avrebbe dovuto facilitare un passaggio per forza di cose doloroso per i bambini) avrebbe invece finito per peggiorare la situazione. Perché? Perché avrebbe detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori; perché lo avrebbe strattonato per un braccio; e perché gli avrebbe impedito di salutare bene la sorella (leggi l'intervista al padre). Circostanze che lo psicologo, difeso dall'avvocato Laura De Rui, ha seccamente negato nell'interrogatorio: né strattonamenti né veti a un commiato soft alla sorella, e per il resto l'accusa stravolgerebbe frasi decontestualizzate da un discorso volto invece a prospettare al bambino le varie possibilità teoriche dopo l'allontanamento.

L'accusa estende poi l'ipotesi di «lesioni colpose» a un'altra psicologa e a un'assistente sociale, accusate d'aver pressato il bambino (tolto ai genitori) affinché confermasse i sospetti nati dai disegni. Le due donne, sinora senza accesso agli atti, si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Ma l'avvocato Lucia Lucentini anticipa che sono certe di potersi dimostrare estranee a un'accusa errata, peraltro fondata allo stato sulla sola percezione del bimbo.

Luigi Ferrarella

12 febbraio 2009

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Il precedente ...

23 aprile 2008
La decisione del Tribunale che però riconosce «le rilevanti perplessità»

Sottratti ai genitori per un disegno

Raffigurati rapporti tra la bimba e il fratello. Lei: «L'ha fatto la mia compagna per farmi dispetto, perché sono povera»

MILANO — La maestra porge il foglio alla donna. «Guardi cosa ha fatto sua figlia». Il disegno ritrae una bimba accovacciata su un ragazzino. Sopra, la scritta: «Giorgia tutte le domeniche fa sesso con suo fratello, per 10 euro. A lei piace». La mamma osserva, poi dice tranquilla: «Non è la grafia di Giorgia ». La piccola, 9 anni, conferma: «Macché, quello l'ha fatto la mia compagna per farmi dispetto, perché ho i dentoni e sono povera».

Pochi giorni dopo, i servizi sociali di Basiglio, ricchissimo Comune a sud di Milano, prelevano i fratellini dalla casa dei genitori e li sistemano in due comunità protette. È il 14 marzo. Giovanni, il più grande, in quel momento sta festeggiando il suo tredicesimo compleanno.

È da 40 giorni che Giorgia e Giovanni (nomi di fantasia) non tornano a casa. Una famiglia spezzata. «Siamo distrutti, sconvolti», dice il padre. «Ce li hanno portati via senza dire niente, senza una spiegazione». Il giudice del Tribunale per i minorenni ha deciso così. Anche se, scrive, «esistono rilevanti elementi di perplessità». Perché fin da subito è stato chiaro che in questa storia, ambientata nel Comune con il più alto reddito pro-capite d'Italia, sono in gioco tanti fattori.

«A partire da una buona dose di pregiudizio e di classismo». A spiegarlo è Antonello Martinez, l'avvocato che da oltre un mese sta combattendo per restituire i fratellini ai genitori: «I figli di due persone umili non sono visti di buon occhio. Anche la scuola si è schierata contro di loro. È bastato un sospetto». Un sospetto tante volte smentito dai protagonisti della vicenda. Il ragazzino, piangendo: «Io non ho fatto niente a mia sorella, non me lo permetterei mai». I genitori: «Il sabato e la domenica non li lasciamo soli un attimo ».

La piccola: «Io quel disegno non l'ho fatto». Anche la scrittura di Giorgia, confrontata con quella del foglio incriminato, confermerebbe la sua estraneità ai fatti. È lo stesso giudice a spiegarlo: «Non si può escludere che i disegni siano stati fatti solo in parte dalla bambina o addirittura che non ne abbia fatti». Tanti tasselli che vanno in un'unica direzione: Giorgia sarebbe solo vittima di un crudele atto di bullismo.

«Eppure li tengono ancora lì», scuote la testa l'avvocato Martinez, che a Basiglio ci abita e non accetta la decisione del Comune. «L'articolo 403 del codice civile fa riferimento a minori allevati da persone che "per negligenza, immoralità, ignoranza" siano "incapaci di provvedere alla loro educazione". Non ci sono gli estremi per un intervento del genere». Colloqui individuali, perizie, lacrime.

E una famiglia divisa. Da oltre un mese. Lo scorso venerdì il Tribunale per i minorenni di Milano ha confermato l'allontanamento cautelare dei bambini. La relazione del giudice: «Il maschio non ha mai dato problemi, ma ha importanti carenze in ambito scolastico, a conferma di una scarsa capacità dei genitori di seguirlo». Ed è a questo punto che Martinez sbotta: «E allora tutti i ragazzini che vanno male a scuola sono da chiudere in una casa protetta? ».

Niente da fare. Non torneranno. Non subito. Il decreto dice che è per il loro bene: «Se si tratta di falsa denuncia, il reinserirli senza spiegazioni con un dubbio così grave non risolto, potrebbe avere effetti traumatici ». L'attacco dell'avvocato: «E invece tenerli lontani dai loro genitori li fa star bene?. È un'ingiustizia, un'assurda beffa». Entro pochi giorni Martinez presenterà un reclamo contro il provvedimento del Tribunale. «Mi sembra di combattere contro i mulini a vento», dice. A Basiglio, l'altro giorno, alcune mamme commentavano il fatto così: «Finalmente abbiamo bonificato la scuola dalle piattole ».