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ANM SALERNO: Intervento Gaetano Sgroia
Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:30:18, in Magistratura, linkato 3169 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



SEZIONE DISTRETTUALE DI SALERNO


Avrei voluto parlare solo delle necessarie ed urgenti riforme della giustizia, dirette ad assicurare funzionalità ed efficacia al sistema giudiziario nell'esclusivo interesse dei cittadini, riforme che l'Associazione Nazionale Magistrati ha più volte chiesto alla classe politica nell’ultimo anno, e cioè:
- la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l'accorpamento degli uffici più piccoli, sulla base di dati e parametri oggettivi, e tenendo conto delle peculiarità del territorio;

- la riforma del processo civile, strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi dei cittadini e punto chiave per lo sviluppo economico e per gli investimenti, da attuare attraverso lo sfoltimento e la razionalizzazione dei riti, l’abrogazione del rito societario, la tempestiva adozione dei decreti legislativi sulla mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale;

- l’attuazione del processo civile telematico, con investimenti adeguati (dotazioni informatiche, costruzione dei software, adeguamenti normativi, formazione degli operatori coinvolti), inconciliabile con i tagli effettuati alle risorse della giustizia;

- la riforma del processo penale, attraverso alcuni interventi prioritari: notificazione degli atti con la posta elettronica certificata, depenalizzazione dei reati minori, archiviazione per irrilevanza del fatto, abolizione dell'avviso di conclusione delle indagini, revisione del processo in contumacia; riforma della prescrizione e della recidiva;

- l’adeguamento di strutture, organici e risorse, anche attraverso il recupero delle risorse tagliate dall'ultima legislazione finanziaria, essendo altrimenti compromessa la dignità della funzione, intesa non come valore autoreferenziale dei magistrati ma come contrassegno della giurisdizione;

- abolizione del divieto, per i magistrati di prima nomina, di assumere le funzioni monocratiche e requirenti di primo grado, per evitare un "disastro" imminente, ampiamente preannunciato dall'A.N.M., e cioè la "desertificazione" di alcune sedi giudiziarie del meridione, atteso che il decreto legge 143/2008 sugli incentivi per le sedi disagiate rappresenta un rimedio insufficiente.
Avrei voluto limitarmi a ribadire l’allarme dell'Associazione Nazionale Magistrati per le proposte di modifica della disciplina delle intercettazioni, che indebolirebbero uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e che rafforzerebbero forme di illegalità sempre più diffuse nel paese; e a ribadire l’allarme per le proposte dirette a sottrarre poteri investigativi all'ufficio del pubblico ministero, per affidarli all'iniziativa autonoma della polizia giudiziaria.

Avrei voluto limitarmi a ricordare ancora una volta che l'Associazione Nazionale Magistrati ritiene che non sarebbero utili al funzionamento della giustizia e all'interesse dei cittadini ad ottenere decisioni rapide riforme costituzionali che alterino i principi di indipendenza e autonomia della magistratura, come delineati nell'attuale assetto costituzionale.

Solo di queste cose avrei voluto parlare, perché solo queste cose stanno veramente a cuore ai cittadini italiani, nel cui nome pronunciamo quotidianamente le nostre sentenze.

Con profonda amarezza devo invece necessariamente parlare anche dell’incredibile vicenda che ha sconvolto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro.

Deve essere ben chiaro a tutti che su questa dolorosa vicenda la posizione della Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati (di cui faccio parte dal novembre del 2007) e della Giunta Distrettuale dell’A.N.M. di Salerno (che presiedo da quattro anni) è stata fin dall’inizio assolutamente inequivocabile.

Salerno non è Catanzaro.

Invero, in relazione ai magistrati di Salerno si è sempre discusso soltanto del metodo di elaborazione del provvedimento giudiziario adottato, mentre per quelli di Catanzaro si è ipotizzata la ben più grave violazione di specifiche disposizioni normative.

Fin dall’inizio di questa vicenda la Giunta Esecutiva Centrale non ha avuto esitazione a fare anche autocritica e ad affermare, in relazione al contesto calabrese, che per troppi anni si é consentito che la direzione di uffici giudiziari delicatissimi fosse affidata per decenni a magistrati spesso professionalmente squalificati, a volte addirittura collusi con i potentati locali (il che ha indubbiamente contribuito a quella crisi di legalità che, purtroppo, è il connotato più preoccupante di quella regione) e che su questi magistrati non si è intervenuti con tempestivo ed adeguato rigore da parte degli organi disciplinari, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza, ove si consideri, ad esempio, che un’indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal Procuratore Generale.

Ma la Giunta Esecutiva Centrale non ha avuto esitazione anche ad affermare che il dovere del magistrato non é quello di “combattere il male” con qualunque mezzo, bensì di applicare la legge.

La magistratura è, e pretende di essere, custode della legalità. Ed è giusto che a noi si possa e si debba richiedere rispetto assoluto delle regole, di tutte le regole, processuali, etiche e deontologiche.

Invero, la soggezione del magistrato alla legge non è solo la garanzia della sua indipendenza, ma anche il limite del suo potere, che si giustifica solo se esercitato nel rigoroso rispetto delle regole.

Sulla vicenda che ha coinvolto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro è intervenuta la decisione della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

A noi non interessano né una difesa aprioristica del C.S.M. né una difesa corporativa dei colleghi sanzionati.

Attendiamo di leggere la motivazione per comprendere perché si è ritenuto necessario adottare urgenti provvedimenti cautelari, perché si è ritenuto necessario sanzionare più gravemente il Procuratore della Repubblica di Salerno e perché si è ritenuto non necessario sanzionare due dei quattro magistrati calabresi incolpati.

Solo in tal modo potremo capire le ragioni di questa decisione e solo in tal modo i colleghi sanzionati così gravemente potranno attivare i rimedi previsti dall’ordinamento per la tutela dei loro diritti.

Perché il magistrato è Istituzione e rispetta le altre Istituzioni. Quando è incolpato si difende nel processo e non dal processo, perché sa bene che è soggetto alla legge come tutti i cittadini e che le decisioni sfavorevoli si impugnano senza delegittimare l’organo che le ha adottate.

Questa vicenda offre comunque l’occasione per una seria riflessione culturale sul nuovo procedimento disciplinare introdotto dalla recente legge di riforma dell’ordinamento giudiziario.

Occorre infatti interrogarsi sulle possibili interferenze tra azione disciplinare e indagini in corso e sulle possibili ricadute di tali interferenze sull’indipendenza del magistrato.

Ecco perché l’A.N.M. di Salerno terrà un’assemblea il 5 febbraio e organizzerà nel mese di marzo un convegno di respiro nazionale dal titolo “L’indipendenza del magistrato tra azione penale e azione disciplinare”.

Rompendo una consolidata tradizione, l’A.N.M. ha scelto di esprimere con chiarezza il proprio punto di vista su questa vicenda senza precedenti nella storia giudiziaria di questo paese.

Siamo infatti convinti che tra i doveri dell’associazione vi sia certamente la difesa dell’indipendenza del magistrato, ma senza rinunciare al fondamentale compito di promuovere sul piano culturale un modello di magistrato adeguato al suo ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti nell’esercizio della giurisdizione.

L’A.N.M. si è trovata di fronte a che quello che il Presidente della Repubblica ha recentemente definito “un vero e proprio cortocircuito istituzionale e giudiziario”, che ha immediatamente offerto alla classe politica, tutta intera, l’occasione per regolare definitivamente i conti con la magistratura, e per mettere fine all’indipendenza del pubblico ministero e all’autogoverno della magistratura, commissariando di fatto l’unico potere rimasto ancora veramente libero in questo paese.

L’Associazione Nazionale Magistrati sarà impegnata nei prossimi mesi a difendere l’attuale assetto costituzionale della magistratura, nell’esclusivo interesse dei cittadini italiani e della democrazia in questo paese.

Sono sicuro che, superata la comprensibile amarezza di questi giorni, continueranno ad essere al nostro fianco anche Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi.

Salerno, 31 gennaio 2009

Il Presidente Gaetano Sgroia