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Recensione: Solo per Giustizia di Raffaele Cantone
Di Loredana Morandi (del 24/11/2008 @ 20:33:46, in Magistratura, linkato 1385 volte)

Solo per giustizia. Vita di un magistrato contro la camorra, un saggio di Raffaele Cantone il magistrato che ancor prima di Roberto Saviano è stato nel mirino del clan dei Casalesi


"Pensavo che questa storia avrebbe lasciato comunque una traccia nella mia vita, un marchio sulla mia carriera. E pensavo a quanto fosse incredibile e ingiusto pagare un prezzo così alto per aver cercato soltanto di fare il mio lavoro come si deve.

Dal 16 ottobre 2007 Raffaele Cantone non è più alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Ha anticipato di qualche tempo il cambiamento di funzione rispetto agli otto anni, tempo massimo di presenza all'antimafia consentito a un magistrato: la famiglia, i due figli, stavano risentendo della poca disponibilità di tempo del padre e di una vita sempre sotto scorta.
Ma il magistrato Cantone era dal 1999 che viveva una dimensione di "libertà controllata" e da sei anni rigidamente sotto scorta. Che cosa significa per un uomo tutto ciò? In una recente intervista Cantone ha dichiarato di aver avuto un ottimo rapporto, una vera amicizia con i ragazzi che dovevano non perderlo mai di vista e che quell'anomalia (non poter fare una passeggiata con un amico, un caffè in un bar, una cena al ristorante, una breve vacanza senza avere dietro di sé qualcuno che ti segue) era entrata nella sua assurda "normalità". Ma era la sua intera famiglia costretta a una vita anomala, non solo lui.
Il libro si apre proprio sull'ultimo giorno alla Dda a cui, spiega, era arrivato quasi per caso.
La vera aspirazione del ventitreenne neolaureato con lode Raffaele Cantone era diventare avvocato penalista, una passione maturata già dai primi anni d'università. La realtà però gli dimostra ben presto che quella professione spesso si scontra con la coscienza e Raffaele decide così di partecipare a vari concorsi. Vince quello all'Inail, e subito dopo quello in magistratura. La sua prima attività in procura è affiancare un pubblico ministero tra i più attivi nella lotta antimafia.
Ecco poi la conoscenza di Falcone e la controversa legge sulla Direzione nazionale antimafia, la presenza all'interno dell'Anm, il trasferimento alla "procurina" di Napoli, il suo primo importante intervento: quattro anni in quella procura in cui impara davvero il "mestiere".

Nel ricordo, emerge il primo momento in cui fu pienamente consapevole di come inevitabilmente il lavoro (e il pericolo) entrassero nella sua vita privata. La necessaria tutela della sua persona porta all'assegnazione di una scorta a partire dalle indagini sui clan del litorale domizio. La sua vita e quella dei suoi familiari da quel momento cambia, la libertà di movimento è finita.

In questa autobiografia Cantone non nasconde i problemi interni alla magistratura, le lotte tra le correnti, i dissidi, la politica che incombe.
Il passaggio alla sezione "Criminalità economica" della Procura gli suscita nuovi stimoli, ulteriori coinvolgimenti, vista l'importanza del settore nella lotta alla criminalità organizzata. Ma proprio in quella funzione e proprio all'interno di un'inchiesta contro un'impresa, la Themis, lo aspetta un momento durissimo: è investito da una grave calunnia attraverso un volantino pieno di falsità che diffama lui e tutta la sua famiglia e che viene distribuito a tappeto a magistrati, avvocati e giornalisti. Grande la solidarietà dei colleghi e dei superiori, ma altrettanto grande l'angoscia di quei giorni. Alla fine però, grazie al lavoro svolto dalla procura di Roma, viene individuato il responsabile dell'azione calunniosa, lo stesso imprenditore della Themis che, screditandolo, sperava di riuscire ad essere scagionato dalle accuse.
L'anno della svolta è il 1999, lo stesso anno del volantino calunnioso. Nell'ottobre Cantone entra a far parte della Direzione distrettuale antimafia, obiettivo a cui aspirava da tempo perché voleva capire "cos'era veramente la camorra e soprattutto come faceva a infestare così profondamente il nostro territorio". Essendo nato e cresciuto a Giugliano della camorra aveva avuto fin da ragazzo una conoscenza diretta, anche se gli "studenti", i ragazzi delle famiglie perbene, erano in genere lasciati in pace. Ricorda bene la guerra sanguinosa tra le bande camorristiche che si conclude con una strana "pax mafiosa" che dura ancora oggi e che vede la trasformazione della camorra in gruppo d'affari interessata ai guadagni soprattutto nell'edilizia e nella distribuzione.
La Dda, divisa in "aree geocriminali", gli affida la provincia di Caserta dove opera il potente clan dei Casalesi, clan che il libro di Roberto Saviano, Gomorra, ha fatto conoscere a tutti noi, ma che dieci anni fa era considerato nella sua grande pericolosità solo da un gruppo ristretto di inquirenti. Subito il compito si presenta immane, da lavorarci giorno e notte...

Le numerose pagine del libro dedicate a questa permanenza nella Dda sono interessantissime: ci fanno conoscere i meccanismi interni alla camorra (vengono sempre fatti nomi e cognomi), come si compiono le indagini, le difficoltà immense che i magistrati devono superare, i rischi quotidiani, le sconfitte e le sudatissime vittorie. Certe descrizioni sembrano veramente tratte da film di Scorsese e lasciano il lettore senza parole: come possono succedere certe cose, come è possibile che un ragazzo di diciannove anni abbia già decine di assassinii alle spalle? come riescono i magistrati a correre tali rischi? come può essere che ci siano tante collusioni con i camorristi? e in mezzo a tanto marcio, a tanta pavidità si rimane stupiti anche di chi ha il coraggio di parlare, rischiando la vita. Anonimi eroi quotidiani, che sono in prima linea e che spesso cadono.

Accanto a loro invece, imprenditori che per interesse o per paura sono di supporto ai clan; politici collusi che usano e vengono usati dai camorristi; una popolazione che non ha sponde a cui aggrapparsi e vede nella camorra la soluzione dei suoi problemi di sopravvivenza (o di arricchimento).

"In altri casi il clan, dopo aver stabilito accordi con gli organismi politici, riesce a indirizzare gli appalti verso alcuni imprenditori che diventano suoi veri e propri fiduciari.
Si crea così un circolo vizioso dove l'impresa produce utili per la camorra, ma soprattutto, attraverso le assunzioni, genera consenso sociale, prerogativa importante perché un sodalizio criminale possa prosperare e vivere. Tale consenso sociale significa, per esempio, avere a disposizione luoghi dove riunirsi tranquillamente anche con gli esponenti dei clan alleati o ricoveri sicuri per i propri latitanti".

Da quanto detto si capisce già l'importanza, in tanta omertà, di avere la testimonianza dei collaboratori di giustizia, i cosiddetti "pentiti".
Da loro si viene a sapere, ad esempio, che la camorra ha superato da tempo i confini nazionali, quali sono i settori in cui principalmente opera, come vengono scelti gli interlocutori, quali appoggi politici vengono usati, come si svolgono estorsioni e "spedizioni punitive". I racconti del pentito, il boss Augusto la Torre, sono davvero da film horror perché, per un freddo orgoglio delle proprie imprese, non viene tralasciato neppure il più cruento particolare.

Però nelle sue confessioni, qualcosa non quadra: si capirà poi che il La Torre non aveva interrotto la sua vita criminale e, anche dal carcere, impartiva ordini e molte erano le falsità dichiarate. Il magistrato non può mai abbassare la guardia.
Esiste però anche qualche caso di coraggio esemplare, come quello di Carmelina, "una rosa cresciuta nel deserto".
Ma, nella continua commistione tra lavoro e privato, ecco Cantone raccontare il suo trasloco in una casa più adatta alle esigenze della famiglia, il fastidio che i vicini e i negozianti del quartiere gli mostrano, disturbati dalla presenza costante della polizia e della scorta fino ad arrivare a raccogliere le firme per farlo trasferire.
Il più importante dei casi seguiti dal nostro magistrato è quello del clan dei Casalesi: leggete questi ultimi capitoli, sono appassionanti!
Ormai Cantone si sta avvicinando agli otto anni di permanenza alla Dda, ma da una parte le minacce diventano sempre più frequenti, soprattutto nei confronti di tutta la sua famiglia, e dall'altra la responsabilità verso i figli, il loro disagio, la loro ansia, diventano un peso difficile da reggere. Molto bello è il passaggio in cui si parla dell'incontro dell'autore prima con il libro, Gomorra, poi con il suo autore Roberto Saviano, a rischio anche lui, sotto scorta anche lui, per aver fatto nomi e cognomi del clan dei Casalesi.
Il libro si chiude, circolarmente, con il magistrato che finisce di raccogliere le carte prima di lasciare l'ufficio alla Dda. Pronto per il nuovo incarico in Cassazione. Buon lavoro dottor Cantone.

Le prime pagine

Sulla mia scrivania c'è uno scatolone. Devo riempirlo di tutte le mie cose che ancora si trovano in quest'ufficio. Al momento ci sto riponendo i calendari e i crest, gli scudetti decorativi che i vari comandi di carabinieri, polizia e finanza mi hanno donato nel corso degli anni. Sono come trofei, che servono a mostrare a chiunque capiti nell'ufficio di un pm come la collaborazione con le forze dell'ordine crei quei rapporti di stima e spesso anche di amicizia indispensabili per questo lavoro e capaci di renderlo meno disumano. Sono molto affezionato ad alcuni di questi crest, e a uno in particolare, che raffigura quasi sovrapposti i volti sorridenti di Falcone e Borsellino, regalo dei carabinieri di Mondragone. Troverò un bel posto dove appenderlo nel mio nuovo ufficio a Roma, anche se lì non ci saranno persone da ricevere e lo vedrò soltanto io e qualche collega di passaggio.
«Dottore» sento una voce dalla porta, «se vuole posso restare ancora un po' per aiutarla.»
«La ringrazio, maresciallo lacono; non c'è bisogno.»
Mentre pronuncio quella frase mi fermo un attimo. Per cinque anni questo carabiniere siciliano, originario di Vittoria, ha lavorato letteralmente al mio fianco e io mi accorgo solo ora che continuo a chiamarlo col suo grado militare e non col suo nome, ossia Giancarlo.
Era arrivato in sostituzione di un altro sottufficiale con il quale non c'era stata grande sintonia, per completare la squadra di polizia giudiziaria. Ne faceva già parte anche Luigi Ventriglia, un appuntato della guardia di finanza che ha collaborato con me per quasi dieci anni ed è diventato molto bravo nell'analisi dei dati informatici.
lacono lo conoscevo già di vista, prima che mi fosse assegnato. Lo avevo incontrato spesso nell'anticamera di un procuratore aggiunto, ma l'avevo preso per un dipendente amministrativo, non pensavo che fosse un uomo dell'Arma. Lavorandoci, si è dimostrato non solo un investigatore molto capace, ma una di quelle presenze a cui ti abitui tanto da non poterne più fare a meno. Era disponibile senza alcun limite di orario, lo trovavo in ufficio anche la domenica quando per turno dovevo andarci io.
Sono uomini come lacono - ne ho conosciuti tanti altri nel corso della mia esperienza di magistrato - che rappresentano la spina dorsale invisibile ma tenace su cui si regge questo paese.
«Torni a casa presto, almeno oggi, maresciallo. Fra un po' me ne andrò via anch'io.»
lacono mi si avvicina e mi abbraccia per salutarmi. Entrambi tratteniamo l'emozione, ma ci conosciamo da troppo tempo per non coglierla ugualmente nelle parole e nei gesti un po' formali che ci scambiarne. Ieri abbiamo festeggiato il mio commiato dalla Oda con il procuratore, gli aggiunti, gran parte dei sostituti, il personale amministrativo e quello di polizia. Era venuto persino il procuratore generale. Mi hanno regalato un bellissimo quadro del golfo di Napoli. Eppure in quel momento l'emozione si è fatta sentire solo in parte, forse per una sorta di pudore suscitato dalla presenza di persone con cui non avevo troppa confidenza.
Un vero groppo in gola mi è invece salito quando ho salutato le mie collaboratrici amministrative che, per un caso buffo, si chiamano entrambe Rosaria. Impossibile immaginarmi questi anni di lavoro senza il loro contributo quotidiano.



© 2008, Mondadori

Solo per giustizia – Raffaele Cantone
334 pag., 17,00 €- Mondadori 2008 (Strade blu)
ISBN 978-88-04-58011-9

L'autore

Raffaele Cantone, nato a Napoli nel 1963, è stato sostituto procuratore a Napoli, dove nel 1999 è approdato alla Direzione distrettuale antimafia e attualmente è magistrato presso il Massimario della Cassazione.
Nelle ultime tre legislature è stato consulente della Commissione parlamentare antimafia.
Ha scritto numerosi articoli su argomenti giuridici, apparsi su riviste specializzate, e alcune monografie in materia di diritto penale sostanziale e processuale.
Collabora con il giornale "Il Mattino". Č sposato e ha due figli.

di Grazia Casagrande per Wuz