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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 16/07/2010
L'identikit del pornodipendente medio secondo lo specialista del Policlinico Gemelli di Roma: "Si tratta di soggetti dai 30 anni in su. Molti non hanno mai avuto un’esperienza sessuale vera e propria, altri sono regolarmente sposati ma vanno comunque in overdose da sesso attraverso internet. Ovviamente a livello solo virtuale, arrivando così a confondere reltà e immaginazione". Chi vi ricorda? Più seriamente anche questo signore pecca di violento e volgare maschilismo. Ad oggi non ha avuto nessun paziente donna, però è pronto a dichiarare che la popolazione dei pornodipendenti sia 50/50. Eh no, caro lei. Se le sue fonti sono solo maschietti allora deve rivedere le priorità, perché l'esibizionismo non è direttamente assimilabile alla militanza del fruitore di servizi. Ed è una fantasia erotica maschile quella in cui la donna pensi e si comporti come un uomo. Tutto sommato non è difficile, basta non confondere le donne con i trans. L.M.
Santi, eroi e… pornodipendenti
“Ti capita di trovarti a pensare di voler andare on line alla ricerca di materiale pornografico molte volte durante la giornata, anche quando non vorresti pensarlo?” E’ questa la prima domanda di un test scaricabile a pagamento da internet, “ Treating an addiction to internet ponografy”, per valutare se si è diventati dei veri o propri “ pornodipendenti”. Se la risposta a questo e ad altri quesiti, del tipo “menti agli altri sui tuoi comportamenti sessuali on line” o “stai spendendo più denaro di quanto vorresti per reperire materiale pornografico on line”, è sì, allora, consigliano gli autori del test, è il caso di correre ai ripari. Ma come? In Italia, come anche nel resto del mondo, negli ultimi anni sono nati centri specializzati nel curare malattie dovute alla dipendenza da internet come la cosiddetta “pornodipendenza”. Ma di cosa si tratta esattamente? E quanti sono gli italiani che ne soffrono? Lo chiediamo a uno dei massimi esperti del settore, Federico Tonioni, psichiatra del Policlinico Gemelli di Roma e responsabile dell’ambulatorio per le dipendenze da internet. “Le stime ufficiali parlano di un milione e mezzo di pornodipendenti in Italia, un numero che ritengo del tutto plausibile. Per quanto riguarda la “pornodipendenza”, si tratta di una delle manifestazioni della più generale dipendenza da internet. Una dipendenza legata al diverso modo di rapportarsi al tempo e allo spazio tipico della cosiddetta “epoca digitale”.
Andiamo nello specifico: come si manifesta la pornodipendenza? Il mondo della pornografia in rete si divide tra siti pornografici e chat erotiche. Nei siti pornografici il tutto avviene in un contesto autistico masturbatorio privo di interazione e che porta a fenomeni dissociativi. Nelle chat, invece, si interagisce o digitando sulla tastiera o attraverso la web cam, il contesto non è più autistico
E allora perché si finisce per “andarci in fissa”? Perché non si diventa mai rossi
Cioè? Su internet non c’è corporeità. Anche se ci si vede attraverso la web cam, i corpi non sono mai messi direttamente, fisicamente, in comunicazione, per cui è possibile dire qualsiasi cosa senza che le emozioni siano coinvolte
Dove sta il piacere? Provare emozioni non è sinonimo di piacere. Non sempre provare emozioni provoca piacere, anzi! Ci sono emozioni del tutto spiacevoli. Diciamo che attraverso la chat si provano emozioni senza coinvolgere la nostra corporeità e quindi senza limite, per cui si diventa preda delle proprie fantasie
Quali rischi si corrono? Nel confondere la fantasia con un pezzo vero della propria identità. Una volta è venuto da me un paziente disperato: aveva provato piacere nel guardare le foto di una 18enne con un seno molto poco sviluppato e si era convinto di essere diventato pedofilo, mentre non era affatto così. La sua paura dipendeva infatti da una fantasia che non aveva alcun riscontro nella realtà fisica
A questo proposito, quanto è forte il senso di colpa tra i suoi pazienti pornodipendenti? Tantissimo, proprio per il fatto che si sentono dei mostri senza esserlo davvero diventati. Chi non si sente in colpa è un perverso puro e probabilmente un pedofilo reale
Cosa li preoccupa di più: il giudizio della società o quello della propria famiglia? La società viene per ultima, si sentono in colpa soprattutto verso se stessi, la propria educazione, moglie e figli
C’è un identikit del pornodipendente tipo? Si tratta di soggetti dai 30 anni in su. Molti non hanno mai avuto un’esperienza sessuale vera e propria, altri sono regolarmente sposati ma vanno comunque in overdose da sesso attraverso internet. Ovviamente a livello solo virtuale, arrivando così a confondere reltà e immaginazione
La maggior parte di questi sono uomini? Niente affatto: sono metà uomini e metà donne. Il fenomeno è trasversale
E chi è che chiede maggiormente aiuto? Praticamente solo gli uomini. E le dico la verità: non abbiamo ancora capito bene il perché
Forse perché le donne temono di più il giudizio di una società storicamente molto meno comprensiva verso l’universo femminile … In parte può essere vero, ma azzardo anche un’altra ipotesi: secondo me le donne rivendicano, così, il loro diritto di poter frequentare siti pornografici senza che questo significhi chissà che cosa. Una forma di liberazione sessuale
Come curate, invece, quelli che riconoscono di avere un problema e vengono da voi? Dipende da chi ci troviamo davanti. Tempo fa mi capitò di incontrare nello stesso giorno una ragazzina di 12 anni e una vecchietta di 72. In questo secondo caso si trattava di una donna da poco rimasta vedova che cercava su internet solo qualcuno con cui parlare. Nonostante ciò si era sentita in colpa e il nostro compito è stato solo quello di rassicurarla
E con gli adolescenti invece come si fa? Nel caso degli adolescenti la questione gira intorno alla percezione del proprio corpo, che su internet non si ha, e sul gap generazionale con i propri genitori che talvolta drammatizzano situazioni che ancora rientrano nella sfera della normalità
E se una madre si rivolge a lei perché, magari, ha trovato su internet foto in mutande della figlia 12enne? In realtà il problema più grave legato a internet, per gli adolescenti non è questo, bensì quello della dipendenza dai giochi di ruolo. Abbiamo ragazzini che addirittura smettono di andare a scuola. Poi, certo, ci sono anche i casi che lei mi cita. Ma, le assicuro, sono molto meno gravi di quanto sembri. Con ogni probabilità, una ragazzina che mette on line una propria immagine mezza nuda, non avrà mai un comportamento altrettanto disinvolto nel momento di un contatto fisico reale
Per finire, che consiglio si sente di dare agli adulti pronodipendenti e ai genitori di adolescenti a rischio? Agli adulti di venire da noi e farsi aiutare perché le terapie funzionano. Ai genitori, invece, dico: non staccate mai i cavi del computer: non serve a niente e anzi può peggiorare la situazione
Tutto è bene quel che finisce bene e, a parte il divismo, è bello sentire un uomo famoso come Clooney fare queste dichiarazioni. Complimenti al presidente Caccialanza e alla pm Letizia Mannella! L.M.
Tre persone sono accusate di aver creato una falsa griffe con il nome della star
Clooney show in aula tra decine di fan: «Sono qui perché credo nella legge»
 Sguardi ironici e battute su chi ha falsificato la sua firma: «Avete fatto un buon lavoro, very good»
MILANO - A mezzogiorno, puntualissimo, l’attore George Clooney ha fatto il suo ingresso al Palazzo di giustizia di Milano, per testimoniare al processo a carico di tre persone - Vincenzo Cannalire, Vanya Goffi e Francesco Galdelli - accusate di aver creato una linea di moda utilizzando il suo nome. Diverse decine di fan, soprattutto donne, dai 15 ai 70 anni, attendevano fuori dall'aula il loro attore preferito. Clooney ha fatto il suo ingresso, a dir poco trionfale, da un ascensore secondario che sbuca in un corridoio, insieme con il pm Letizia Mannella, il suo legale e un paio di uomini della sua scorta. Appena arrivato è stato accolto da una pioggia di flash e una gran calca, brusio e saluti. Abito blu leggermente gessato, cravatta in tinta a piccoli pois e camicia bianca, l'attore americano ha stretto le mani di alcune fan, poi è entrato nell'aula al piano terra del Tribunale per essere ascoltato come testimone. È stato difficile contenere l'entusiasmo delle fan: più volte il presidente della Corte ha dovuto richiamarle al silenzio. Entrato nell’aula l’attore ha ammiccato al pubblico, facendo l’occhiolino, ma si è limitato a dire, in inglese, «lasciate passare il mio avvocato». In aula non sono stati ammessi televisioni e fotografi non essendo, ha spiegato il presidente del collegio Pietro Caccialanza, un processo «con rilevanza sociale». Il giudice Pietro Caccialanza, appena entrato nell’aula, ha chiesto l’allontanamento di una signora del pubblico che stava cercando di fotografare l'attore con il telefonino e ha ricordato ai numerosi curiosi: «Questo processo ha diritto a una sua dignità tranquilla».Leggi l'articolo e vedi il video servizio su Corriere SeraIL MICROFONO SI ROMPE - Facendo l’appello, il giudice Pietro Caccialanza ha chiamato l’avvocato dell’attore e, in assenza di risposta, ha fatto una battuta, dicendo «Immagino che l’avvocato Mantelli sarà con George Clooney». Poi però ha ripreso il pubblico: «Esigo dalla stampa grande cordialità e rispetto dell’udienza». Appena chiamato al banco dei testimoni, George Clooney ha avuto subito un piccolo incidente con il microfono. Giusto il tempo di dichiarare la propria data di nascita, «6 maggio 1961», chinandosi sul microfono, e questo si è smontato. Per poter proseguire con velocità l’udienza, il giudice gli ha passato subito il suo. RIMPROVERATO DAL GIUDICE - «Avete fatto un buon lavoro, very good», ha ironizzato George Clooney rivolgendosi ai tre imputati, accusati di aver creato una linea di moda utilizzando il suo nome a sua insaputa. Una truffa stile Totò, fatta con firme false, fotomontaggi per millantare un'amicizia con Clooney e carte di credito procurate con documenti contraffatti. L'aveva documentata anche la trasmissione «Striscia la notizia». La battuta, pronunciata tutta in inglese e tradotta dall’interprete, è costata all’attore un rimprovero da parte del giudice Pietro Caccialanza. «Lei è un testimone e deve astenersi dai commenti», ha detto il giudice, pregando l’interprete di tradurre. L'interprete si chiama Valentina Gianoli, 32 anni, milanese. «Avevo in programma di andare al mare in questi giorni, poi mi hanno detto che avrei dovuto fare l'interprete in questo processo - ha raccontato ai giornalisti ancora emozionata - Clooney è bello, anche se non è tra i miei attori preferiti di Hollywood».«CREDO NELLA GIUSTIZIA» - Clooney non si è scomposto e con un sorriso ha risposto: «Sono venuto qui perché credo nel sistema della giustizia e perché la gente sta usando il mio nome per sfruttare, trarre vantaggio da altre persone, non da me». Uno dei difensori a questo punto ha presentato opposizione e il giudice ha risposto che tanto resterà tutto a verbale. Secondo Clooney, le firme sui numerosi documenti che gli sono stati sottoposti assomigliano alla sua, ma sono false. «Voglio spiegare bene - ha detto rivolgendosi al giudice -: ci sono firme false e poi fotocopie della stessa firma ripetuta centinaia di volte. Voglio dire exactly the same signature! Abbiamo sovrapposto i fogli e corrispondono tutte perfettamente. La mia firma è molto facile da trovare in internet, ma se uno volesse prendere in prestito la mia firma, dovrebbe prendere in prestito diverse mie firme, non sempre la stessa per centinaia di volte». È a questo punto che l’attore si è voltato verso gli imputati dicendo: «Avete fatto un buon lavoro, very good».«IO NON FUMO E NON PORTO QUEI JEANS» - Il pubblico ministero Maria Letizia Mannella ha posto diverse domande all’attore, facendo scattare in mano alle ammiratrici carta e penna tutte le volte che gli chiedeva se un tal numero di telefono, o un indirizzo di posta elettronica corrispondessero effettivamente ai suoi recapiti personali («No» e ancora «no», ha risposto Clooney). Gli ha poi mostrato alcune foto che lo ritraevano con gli imputati, chiedendogli se erano vere o false, o se conoscesse le persone con cui era ritratto. «Falsa... falsa... falsa... questa donna non so chi sia... ah qui c’è la mia faccia su un corpo che non può essere il mio perché, vede, c’è una sigaretta e io non fumo... Ah in questa foto proprio non sono io: io non porto pantaloni a pinocchetto!... E invece qui c’è un imputato, ehi nice too meet you!», ha scherzato Clooney, girandosi verso Vincenzo Cannalire, per far capire che era la prima volta che lo incontrava.LA LETTERA DELLA ROLEX - Clooney ha negato la sua presunta relazione con Vanja Goffi, una delle imputate, e ha ricordato che appena scoperta la truffa, nel 2006, «ha deciso di agire immediatamente». A far emergere il raggiro una lettera spedita dalla società Rolex, parte civile nel processo, all'attore: «Mi intimavano di smetterla di usare i loro prodotti. A quel punto abbiamo scoperto quello che stava accadendo e abbiamo scoperto una mia linea di abbigliamento di cui non sapevamo nulla».«E' UN BRAVO ATTORE...» - Ad un certo punto uno dei legali degli imputati ha insinuato che l'attore, sentito come teste di parte civile, stesse in qualche modo recitando una parte: «Capisco che il signor Clooney è un bravissimo attore, ma...». «No, lei non può fare commenti, le tolgo la parola», è intervenuto il giudice Pietro Caccialanza, bloccando i commenti dell'avvocato. In più occasioni, nel corso della testimonianza della star americana, si sono verificati alcuni battibecchi tra Clooney e i legali degli imputati, sempre però con garbo e senza mai andare troppo oltre. Clooney spesso di fronte alle domande delle difese si è lasciato andare a sguardi ironici.LE DOMANDE ASSURDE - Il controesame del teste da parte dei difensori degli imputati ha assunto a tratti un carattere surreale, e il giudice Pietro Caccialanza ha dovuto dire spesso agli avvocati: «Questa domanda non è ammessa, non c'entra con il processo», mentre Clooney non ha perso l'occasione per sfoderare la sua strepitosa mimica facciale e per far divertire il pubblico. Per esempio: «Lei ha mai auto una relazione con una donna di nome Mara?». Oppure: «È vero che lei vuole candidarsi per una carica elettiva negli Stati Uniti?». E ancora: «Lei ama andare in Harley Davidson?». E Clooney, in italiano, un po' spazientito, un po' ilare: «Siiiì». E ancora: «È mai stato in viale Campania a Milano?». «Chi si occupa della manutenzione della sua villa a Laglio?». «Quanti motociclisti con Harley Davidson passano in media vicino a casa sua a Laglio?». «Ne passano circa 300 al giorno, sa com’è: I’m very popular», ha risposto l’attore, divertito. Infine, quando un legale si è indispettito per le risate del pubblico, il giudice ha sbottato: «È da molto che non c’è nulla, è da molto che il teste sta rispondendo alle domande!». E la deposizione si è conclusa.LE BATTUTE SUL MARTINI - L'avvocato Grazia Maria Mantelli, che lo assiste come parte civile, ha chiesto alla star americana per quali marchi facesse pubblicità, e nell'elencarli Clooney ha citato ovviamente Martini (famosissima la pubblicità televisiva «No Martini, no party»). A quel punto il numeroso pubblico presente in sala si è messo a ridere e l'attore si è girato dicendo: «Ok, potete ridere se volete». L’attore, che ha spiegato di venire «in soggiorno in Italia da nove anni, per circa due mesi all’anno non continuativi», per la maggior parte passati nella sua villa di Laglio sul lago di Como, seguirà le prossime udienze attraverso i suoi legali.RINGRAZIATO DAL GIUDICE - La deposizione di Clooney è terminata dopo circa due ore con il ringraziamento da parte del giudice «a nome del popolo italiano». Verso la fine della deposizione, l’aula è rimasta gremita solo di donne, mentre gli uomini avevano forse privilegiato il pranzo rispetto all’attore di Hollywood. Quando Clooney è uscito dall’aula, è stato immediatamente circondato da fan e giornalisti. Sorridente, è stato scortato fuori da Palazzo di giustizia attraverso un’uscita riservata. Nel ringraziarlo il giudice Pietro Caccialanza ha detto: «Il giudice dice ancora una cosa a nome del popolo italiano. Se guardate l’ora, è passato il tempo di un film. Ringrazio quindi Clooney per il tempo che ci ha dedicato, considerando che è in uno Stato straniero. Vorrei inoltre ringraziare tutti i presenti per silenzio che si è tenuto durante l’udienza... e i telefoni sempre vietati, giornalista», ha concluso, rimproverando un cronista che cercava di «rubare» uno scatto col cellulare. All'uscita Clooney, assalito da giornalisti e cameramen, a chi gli ha chiesto che cosa ne pensasse della giustizia italiana ha risposto: «It's very good», «E' molto buona». E ha aggiunto: «Una testimonianza difficile? No, è andata bene. È facile quando sai che hai perfettamente ragione». Corriere Sera - Redazione online
A totale dimostrazione che in Italia i pedofili più numerosi sono i LAICI, questo poi è anche un assassino. L.M.
Pedofilia, Colombia: italiano incastrato
E' la prima condanna di questo tipo per uno straniero
(ANSA) - BOGOTA', 16 LUG - Foto di 'festini' a sfondo sessuale e la testimonianza di un ragazzino. Per questo Paolo Pravisani e' stato condannato in Colombia. Le accuse: induzione alla prostituzione, pornografia infantile e atto sessuale con un minore di 14 anni. Ma per il 72enne di origine udinese comincia oggi anche un processo per l'omicidio di Yesid Torres,14 anni, trovato morto per overdose di cocaina nel 2009 in casa di Pravisani a Cartagena.E' la prima condanna per pedofilia di uno straniero in Colombia.
La Rassegna
ANSA.it - 48 minuti fa
(ANSA) - BOGOTA', 16 LUG - Foto di 'festini' a sfondo sessuale e la testimonianza di un ragazzino. Per questo Paolo Pravisani e' stato condannato in ...
TGCOM - 3 ore fa
Un italiano, residente in Colombia, è stato riconosciuto colpevole di aver pagato minori per abusarne sessualmente e di aver dato denaro ad alcune donne per ...
il Giornale - 3 ore fa
Paolo Pravisani ritenuto colpevole di pedofilia, detenzione di materiale pedopornografico e induzione alla prostituzione. Finito sotto processo dopo la ...
NanoPress (Blog) - 13 minuti fa
Paolo Pravisani condannato per turismo sessuale. In Colombia, per la prima volta, un turista straniero e' stato condannato per pedofilia: giovedi' sera ...
Avvenire.it - 26 minuti fa
Un italiano, Paolo Pravisani, è il primo straniero condannato per turismo sessuale in Colombia. Lo rende noto l'ong Terres Des Hommes, spiegando che «è ...
Crimeblog.it (Blog) - 35 minuti fa
Era attesa da mesi e alla fine la sentenza è arrivata: Paolo Pravisani, il pedofilo udinese di 73 anni sotto processo in Colombia è stato giudicato ...
Virgilio - 1 ora fa
Roma, 16 lug. (Apcom) - "Con la condanna di Paolo Pravisani finalmente anche la Colombia compie un primo importantissimo passo contro l'abominio del turismo ...
Expoitalyonline (Blog) - 1 ora fa
Un italiano di 72 anni è stato condannato per pedofilia in Colombia: il tribunale di Cartagena lo ha riconosciuto colpevole di pedofilia,detenzione di ...
ConfiniOnline - 2 ore fa
Paolo Pravisani è il primo stranierocondannato per turismo sessuale in Colombia. Dopo una lunga udienza ieri sera aCartagena, infatti, è stato riconosciuto ...
Leggo Online - 2 ore fa
Una serie di foto di 'festinì a sfondo sessuale e, soprattutto, la testimonianza di un ragazzino che ha confermato i rapporti sessuali. ...
Barimia - 2 ore fa
La Colombia, meta nota per il turismo sessuale, per la prima volta assiste alla prima sentenza che condanna un cittadino straniero per pedofilia. ...
Blitz quotidiano - 3 ore fa
Si chiama Paolo Pravisani, ha 72 anni, ed ha il poco lusinghiero primato di essere il primo straniero condannato per pedofilia in Colombia. ...
Il Friuli - 4 ore fa
Paolo Pravisani, il 72enne originario di Udine, è stato condannato per turismo sessuale in Colombia dopo un processo che aveva suscitato molto clamore. ...
AGI - Agenzia Giornalistica Italia - 2 ore fa
(AGI) - Roma, 16 lug. - Un italiano, Paolo Pravisani, e' il primo straniero condannato per turismo sessuale in Colombia. Lo rende noto Terres Des Hommes ...
Corriere della Sera - 5 ore fa
Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes, l'ha definita una «sentenza storica». E in effetti, Paolo Pravisani è il primo straniero condannato ...
Complimenti al dott. Maiorano. Ottimo che le indagini siano iniziate nella sala server lussemburghese. In Italia dovrebbero essere monitorati i server Telecom Italia, Libero, Seeweb e quant'altro si trovi nel palazzo delle Generali a Milano collegato alla rete irc Azzurra.org. L.M.
Pedofilia, arrestato a Romauno psicologo “collezionista di bambini”ROMA (16 luglio) - La Polizia postale del Lazio, diretta da Andrea Rossi, ha arrestato due persone e ne ha denunciate altre otto al termine di una operazione contro la pedofilia on line coordinata dal pm Nicola Maiorano. Uno degli arrestati è uno psicologo di 33 anni, che esercita la professione da 7 anni e che si occupa di terapia familiare, avendo così modo di incontrare nel suo studio privato molti bambini. Lo psicologo aveva trasformato la sua mansarda in centro nella tana di un “collezionista di bambini”: slip per piccoli ancora confezionati, calze per bimbe strappate nelle zone intime, giochi, pastelli e pennarelli, album fotografici riempiti con ritagli di giornali, migliaia di foto e video pedopornografici che ritraevano minori dai 3 ai 15 anni circa, oltre a riviste specialistiche sugli abusi sessuali. Tutto catalogato in maniera maniacale e conservato in file sul pc (suddivisi in base all'etá dei bambini) e in una grande libreria nel suo appartamento. «Sto cercando di curarmi» avrebbe detto agli agenti che lo hanno arrestato. L'uomo non è sposato, non ha figli e vive nella mansarda da solo, mentre al piano inferiore abita la sua famiglia. Proseguono le indagini per accertare se lo psicologo abbia commesso abusi nei confronti dei suoi piccoli assistiti. A finire in manette anche un altro romano, un 40enne, trovato in possesso di migliaia di file pedopornografici. Denunciate anche altre otto persone, tra Roma e provincia, che detenevano materiale in minore quantità. Le indagini sono partite dal Lussemburgo dove si trovavano le società che gestivano i due server da cui i dieci hanno scaricato i file pedopornografici. http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110842La Rassegna
il Giornale - 3 ore fa
Psicoterapeuta esperto in terapia familiare, spesso a contatto con i bambini. Arrestato stamattina: aveva in un pc migliaia di foto e filmati catalogati in ...
La Repubblica - 3 ore fa
Aveva trasformato la sua mansarda al centro di Roma nella tana di un 'collezionista' di bambini. Una vera e propria ossessione quella dello psicologo di 33 ...
Il Messaggero - 3 ore fa
caro amico..premetto che sono completamente d'accordo sulle tue analisi sulla incurabilita' dei pedofili..e sulla loro pericolosita'. ...
La Repubblica - 3 ore fa
Due le persone arrestate a Roma, tra cui il terapista familiare - 33 anni - che nella sua mansarda del centro teneva il materiale catalogato. ...
Libero-News.it - 5 ore fa
Due sono le persone arrestate oggi nell'ambito di un'operazione internazionale condotta contro la pedo-pornografia online. La Polizia Postale e delle ...
NotiziarioItaliano.IT - 22 minuti fa
ROMA - Nell'ambito di un operazione contro la pedofilia on line, due persone sono state arrestate ed altre otto sono state denunciate dalla Polizia postale ...
Barimia - 4 ore fa
Nell'ambito di un'operazione internazionale, ribattezzata "Operazione psicofilia", di contrasto alla pedopornografia on line, un noto psicologo è stato ...
Intercettazioni, Pd a Bongiorno e finiani: è ora di passare dalle parole ai fatti
Ferranti: nostri emendamenti coerenti con loro critiche, li votino in commissione
“Al presidente Bongiorno e ai finiani della commissione Giustizia chiediamo un atto di coerenza e quindi di votare i nostri emendamenti al ddl intercettazioni”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti sottolineando come la proposta del presidente Dario Franceschini sia ‘assolutamente ragionevole, anche perché i 7 emendamenti concretizzano le critiche che i finiani hanno rivolto al provvedimento in più sedi. E’ ora di passare dalle parole ai fatti. Noi continueremo nella nostra battaglia parlamentare per evitare che il ddl Alfano possa avere effetti nefasti sull’efficienza delle indagini e sulla libertà di stampa. I nostri emendamenti raccolgono le preoccupazioni emerse nel corso delle audizioni e le osservazioni dei rappresentanti dei giornalisti e degli editori, della magistratura, dell’avvocatura e delle forze di polizia e dei pocessual-penalisti. Nello specifico i sette emendamenti riguardano:
1) I presupposti per le intercettazioni;
2) la durata e il regime di proroga;
3) l’autorizzazione affidata ad un giudice monocratico;
4) le ambientali;
5) le video riprese;
6) il ripristino della legge Falcone per la lotta alla criminalità organizzata;
7) l’abolizione delle sanzioni agli editori e il regime di pubblicità delle intercettazioni telefoniche conseguente allo svolgimento dell’udienza filtro”.
Roma, 16 luglio 2010
I SETTE EMENDAMENTI
1) I PRESUPPOSTI PER L’EFFETTUAZIONE DELLE OPERAZIONI DI INTERCETTAZIONE TELEFONICA: RIPRISTINO DELL’ATTUALE DISCIPLINA Al comma 11, lettera a), al comma 1 dell’articolo 267, sostituire le lettere a), b), c), d), e) con le seguenti:
«a) sussistono gravi indizi di reato; b) l’intercettazione di una determinata utenza ovvero la ripresa visiva di comportamenti comunicativi in un determinato luogo è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini».
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Il nostro emendamento va nel senso di eliminare le lettere b), c) e d) del comma 11 dell’art. 1, ritenendo che si possa assicurare il rigoroso controllo sulla sussistenza dei presupposti mediante la previsione dei gravi indizi di reato e l’ulteriore requisito che l’intercettazione di una determinata utenza o la ripresa visiva di comportamenti comunicativi in un determinato luogo è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.
2) PROROGHE DELLE INTERCETTAZIONI
Al comma 11, lett. d), all’art. 267 comma 3, sostituire il quinto periodo con il seguente: «Ulteriori proroghe di quindici giorni possono essere concesse qualora l’intercettazione stia raccogliendo elementi essenziali ai fini dell’accertamento e la sua interruzione cagionerebbe pregiudizio alle esigenze investigative».
Conseguentemente, sopprimere il comma 3-bis.
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Si ritorna alla disciplina attualmente in vigore con un rafforzamento dell’onere di motivazione per la proroga in relazione alle effettive esigenze investigative.
3) COMPETENZA DEL TRIBUNALE
Al comma 11, lettera a), al comma 1 dell’articolo 267, sostituire le parole «al tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, che decide in composizione collegiale» con le seguenti «al giudice per le indagini preliminari».
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La previsione della competenza del tribunale del distretto in composizione collegiale (per ogni intercettazione telefonica, per ogni utenza, per ogni richiesta di tabulato, per ogni proroga, per ogni ambientale, per ogni convalida di atto urgente adottato dal pm) è assolutamente irragionevole e avrà un impatto organizzativo disastroso sul sistema giustizia.
4) INTERCETTAZIONI AMBIENTALI
All’art. 1, comma 10, capoverso articolo 266, comma 2, sopprimere le parole «solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l’attività criminosa».
e sostituire il secondo periodo con il seguente:
“Se queste avvengano in uno dei luoghi indicati dall’art. 614 del codice penale, l’intercettazione è consentita solo qualora dalle indagini svolte emerga che l’intercettazione potrebbe consentire l’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento del reato per cui si procede o che dall’intercettazione possano emergere indicazioni rilevanti per impedire la commissione di taluno dei reati indicati nel comma 1”. ---------------------------------------------------
Le intercettazioni ambientali extra-domiciliari debbono essere parificate nei presupposti alle intercettazioni telefoniche: solo per quelle domiciliari è previsto un requisito più stringente, finalizzato all’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento reato o all’obiettivo di prevenire la commissione di uno dei reati intercettabili.
5) RIPRESE VISIVE
Al comma 10, capoverso articolo 266, al comma 1, sopprimere le parole «, di immagini mediante riprese visive» conseguentemente, dopo il comma 10 aggiungere il seguente:
“10.bis. Dopo l’articolo 266-bis del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:: “Articolo 266-ter (Riprese visive) 1. Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell’articolo 266, comma 1, si applicano le disposizioni relative alle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche:
a) alle operazioni di ripresa visiva a contenuto captativo di conversazioni;
b) alle operazioni di ripresa visiva a contenuto non captativo di conversazioni che si svolgono nei luoghi di cui all’articolo 614 del codice penale.
2. Fuori dei casi di cui al comma 1 lettera a), le riprese visive che si svolgono al di fuori di luoghi pubblici sono autorizzate dal pubblico ministero con decreto motivato
3. Fuori dei casi di cui al comma 1 lettera a), le riprese visive che si svolgono in luoghi pubblici possono essere eseguite di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria”.
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Sono sottoposti ai presupposti delle intercettazioni solo le riprese a contenuto captativo di conversazioni e quelli effettuati nei luoghi di privata dimora, in attuazione delle pronunce delle Corte Costituzionale
6) INTERCETTAZIONE PER REATI GRAVI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
Al comma 11, lett. d), all’art. 267 sostituire il comma 3-ter con i seguenti:
“3. ter. In deroga a quanto disposto dal presente articolo, l'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'articolo 266 è data, con decreto motivato, quando l'intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di criminalità organizzata o di minaccia col mezzo del telefono in ordine ai quali sussistano sufficienti indizi. Nella valutazione dei sufficienti indizi si applica l'articolo 203 del codice di procedura penale. Quando si tratta di intercettazione di comunicazioni tra presenti disposta in un procedimento relativo a un delitto di criminalità organizzata e che avvenga nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale, l'intercettazione è consentita anche se non vi è motivo di ritenere che nei luoghi predetti si stia svolgendo l'attività criminosa.
3. ter. 1. Nei casi di cui al comma 3. ter, la durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 3. ter. Nei casi di urgenza, alla proroga provvede direttamente il pubblico ministero; in tal caso si osservano le disposizioni del comma 2.
3. ter. 2. Negli stessi casi di cui al comma 3.ter il pubblico ministero e l'ufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare da agenti di polizia giudiziaria”.
Conseguentemente, sopprimere il comma 36.
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La nostra proposta emendativa è, molto semplicemente, quella di mantenere in vigore la disciplina prevista dall’art. 13 del d.l. n. 152 del 1991 (c.d. legge Falcone), che ha sin qui dato ottimi frutti.
L’emendamento Costa, infatti, introduce l’articolo 407 comma 2 lettera a), ma continua a tener fuori la previsione dell’associazione a delinquere (cioè della stabile organizzazione criminale non di stampo mafioso) finalizzata alla commissione di reati comuni come rapine, violenze carnali, usura, reati economici e di corruzione in senso ampio, bancarotta, truffe aggravate e non, sfruttamento della manodopera agricola e in genere tutti i reati commessi da delinquenti organizzati.
7) SANZIONI PECUNIARIE AGLI EDITORI E PUBBLICABILITA’ DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
Al comma 28, al capoverso art. 25-undecies, sopprimere i commi 1 e 2.
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Si sopprimono le sanzioni pecuniarie per gli editori previste dal testo del Senato salvaguardando la libertà dei direttori e delle intere redazioni dei giornali.
conseguentemente
Al comma 5, capoverso comma 2-bis, sostituire le parole “fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare” con le seguenti «prima che si sia proceduto alla selezione delle registrazioni e dei verbali, ai sensi dell’art. 268, comma 6-ter. E’ sempre vietata la pubblicazione di intercettazioni dichiarate manifestamente irrilevanti dal giudice”.
E
Al comma 12 lett. d), all’art. 268 comma 6-ter, dopo le parole «il quale fissa» aggiungere le seguenti «entro trenta giorni».
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Il regime del segreto investigativo, che scaturisce dall’approvazione dei nostri emendamenti può essere sintetizzato nei termini seguenti:
- le intercettazioni restano coperte dal segreto fino al momento della notifica ai difensori dell'avviso che le intercettazioni sono state depositate in segreteria (art. 268 comma 6);
- dopo l'udienza di selezione delle conversazioni acquisiscono il carattere della segretezza le sole comunicazioni che siano state stralciate in quanto manifestamente irrilevanti rispetto al procedimento o invalide (contrarie alla legge, ossia non utilizzabili)
- sono sempre coperte da segreto le intercettazioni illecite.
"Tribunale di Milano: non solo Berlusconi!" sembrerebbe lo slogan di questa giornata. Ed è così che, dopo dozzine di ispezioni ministeriali per i processi più complessi e ostacolati della storia d'Italia, l'arrivo di un divo del calibro di Clooney dona una atmosfera leggermente gossip all'austero tempio della Giustizia. Chi, tra le signore giuriste e non che mi leggono, non vorrebbe "cambiare giurisdizione" almeno per oggi? Per me è una condizione stabile, perché amerei trascorrere molto tempo nel partecipare alle conferenze stampa della Boccassini e di Spataro, avrei l'occasione fumare una sigaretta con il dottor Mesiano e di incontrare di persona i 3 magistrati del mito dei Santi precursori del diritto in rete. Camminando per i lunghi corridoi saluterei i giornalisti, avvocati e amici e, di questi tempi, intavolerei discussioni del tipo: "Marra giuro che non lo so, ma che nessuno osi toccarmi Bruti Liberati. Massonerie deviate, sì le abbiam viste, son quelli che le han prese qualche tempo fa a Perugia...". Peccato che i compagni dellle OOSS non abbiano organizzato la mini protesta mediatica, Clooney è molto sensibile a quanto accade in Italia ed è stato a L'Aquila per dimostrare la sua vicinanza alla popolazione. Terremotati lo son tutti quelli del pubblico impiego, ma chi più dei lavoratori giudiziari? L.M.
Oggi George Clooney testimonia al Tribunale di MilanoGiudice: No a foto e tv in aula. Servizio d'ordine per attore
Milano, 16 lug. (Apcom) - Mica una giornata qualunque al tribunale di Milano: arriva George Clooney a Palazzo di Giustizia, e il giudice della decima Sezione penale Pietro Caccialanza ha deciso che fotografi e telecineoperatori non potranno accedere all'aula dove la star testimonierà. Clooney si presenta in qualità di persona offesa e parte civile nel processo a carico di tre persone, accusate di aver creato una linea di moda utilizzando, a sua insaputa, il suo nome. Il giudice ha così stoppato le speranze di fotografi e giornalisti. La decisione è stata presa in considerazione dell'assenza dei "presupposti della rilevanza sociale" del processo. Il 5 luglio scorso, Caccialanza aveva già deciso di disporre un apposito e adeguato servizio d'ordine dei carabinieri per permettere il regolare svolgimento dell'udienza di fronte alla prevedibile presenza di un numero elevato di addetti all'informazione e di... curiosi. La presenza dell'attore è al momento confermata e l'udienza di è prevista per mezzogiorno nell'aula 4 al piano terra, aula grande con un atrio altrettanto capiente che dovrebbe riuscire a contenere la folla. Anche se l'aula sarà off limits daranno in tantissimi ad accalcarsi per vedere e sentire il sex symbol Clooney, proprietario come si sa di una villa sul lago di Como ma poco disponibile ai bagni di folla. Il bel George non sa ancora abbastanza l'italiano, nonostante la love story con Elisabetta Canalis e le frequentazioni lacustri: dovrebbe testimoniare con l'ausilio di un traduttore. Salvo sorprese dell'ultimo minuto, a Palazzo sarà un mezzogiorno di fuoco. La carriera di Clooney in immagini da Quotidiano Net FOTOSTORY Il fascino di George
La Rassegna
APCOM - 39 minuti fa
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Articolo interessante...Un avvocato speciale
Giovedì 15 Luglio 2010 06:54
di Claudio Forleo
Nino Mormino è l'avvocato di Marcello Dell'Utri. Dopo la sentenza di secondo grado che ha condannato il suo assistito a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa ha rilasciato una dichiarazione molto netta: "L'alone di mafiosita' complessiva del sistema politico-istituzionale del nostro Paese, dal 1992 in poi, cioe' dall'entrata in campo di Berlusconi e Forza Italia, è assolutamente superato attraverso questa sentenza che taglia netto il rapporto presunto tra mafia e politica".
Parole da avvocato difensore, niente di particolarmente strano. Ad essere "speciale" è però la storia di Mormino. "Principe del Foro siciliano", già deputato di Forza Italia per due legislature (2001-2006, 2006-2008), siede anche nel collegio che difende Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato nel gennaio 2010 dalla Corte d'Appello di Palermo a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Non solo, a scegliere il "principe del Foro" come difensore è stato anche il gotha di Cosa Nostra: Totò Riina, Leoluca Bagarella, Ciccio Madonia e Pino Lipari, prestanome di Bernardo Provenzano.
Nel 2003 Mormino venne anche nominato vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera.
Il pentito Nino Giuffrè, capo del mandamento di Caccamo e boss di prima grandezza arrestato nel 2002, sostiene che l'elezione di Mormino nel 2001 è tutto merito di Cosa Nostra. L'avvocato sarebbe stato scelto direttamente da Provenzano in persona perchè "persona abbastanza preparata da risolvere determinati argomenti giuridici in Parlamento". Giuffrè dice di aver ricevuto un messaggio direttamente da Mormino: "State tranquilli. Io nel momento in cui sarò a Roma mi adopererò a fare i vostri interessi, a fare le cose giuste per venirvi incontro". Il pentito racconta come ad un mese e mezzo dalle elezioni in Sicilia girasse la voce che la candidatura di Mormino fosse sul punto di saltare, ma che fu Provenzano a rassicurarlo: "Non ti preoccupare, si candiderà in un collegio sicuro". In quei giorni duecento avvocati della Camera Penale di Palermo, di cui l'avvocato è presidente, manifestano contro la possibile esclusione del loro collega. Alla fine l'avvocato viene candidato nel collegio Cefalù-Madonie ed eletto con il 48 per cento dei voti.
Nel gennaio del 2002 Mormino presenta in Parlamento un disegno di legge assieme ad altri due firmatari: Giancarlo Pittelli di Forza Italia, avvocato calabrese difensore di alcuni 'ndranghetisti, e Sergio Cola, deputato di Alleanza Nazionale e avvocato campano difensore di alcuni presunti camorristi.
Il disegno di legge modificherebbe nelle fondamenta il codice di procedura penale: avviso di garanzia non appena l'indagato viene iscritto nel registro delle notizie di reato, inutilizzabilità delle sentenze passate in giudicato, possibilità di arresto solo nel caso di reati gravissimi e inutilizzabilità delle dichiarazioni dei pentiti se non in presenza di riscontri di "diversa natura".
Il ddl provoca polemiche incendiarie perchè una legge siffatta costringerebbe il giudice ad assolvere chiunque, anche se accusato da più persone contemporaneamente, in mancaza di un altro riscontro di "diversa natura", vale a dire un documento o un'intercettazione. Inoltre l'inutilizzabilità delle sentenze passate in giudicato costringerebbe ogni Pubblico ministero che porta alla sbarra un presunto mafioso a dimostrare l'esistenza di un'organizzazione chiamata Cosa Nostra. E', oggettivamente, una legge che farebbe felice le organizzazioni criminali.
L'avvocato viene sottoposto ad indagine ma la Procura di Palermo chiede l'archiviazione che viene accettata dal Gip. Nelle 166 pagine del decreto di archiviazione i magistrati palermitani giudicano certo l'appoggio elettorale di Cosa Nostra a Mormino ma precisano: "La controprestazione di Mormino sarebbe dovuto consistere 'esclusivamente' nel contribuire, una volta eletto, ad attenuare gli effetti della così detta "legislazione antimafia"...Senonchè, a ben vedere, per assolvere a questo specifico onere probatorio, non appare giuridicamente corretto ipotizzare che rientri tra i poteri dell'autorità giudiziaria quello di anaizzare e sindacare le opinioni e le scelte di voto espresse ed effettuate da un parlamentare nell'ambito del suo alto mandato". E' la Costituzione ad impedire alla Procura di indagare più a fondo Mormino che però, sempre secondo i magistrati, "ha intrattenuto rapporti chiaramente ai limiti della deontologia professionale" con Cosa Nostra.
Ad ammetterlo è stato lo stesso Mormino nel 1983. In quel periodo era imputato in un processo per favoreggiamento nei confronti di Tommaso Spadaro, cliente dell'avvocato e capoclan della Kalsa. Interrogato dai giudici Mormino ammise di aver tenuto "un comportamento inopportuno dal punto di vista deontologico". Spadaro andava spesso a casa dell'avvocato, anche nei giorni festivi. Dalle intercettazioni risulta che il boss chiese a Mormino di "contattare terze persone tramite le quali avvicinare per vie traverse i membri del Tribunale che dovevano decidere sulla confisca dei beni dei familiari dello Spadaro". A queste richieste l'avvocato avrebbe risposto "la cosa è difficile". Mormino verrà assolto per "difetto di dolo" anche se verrà redarguito nella sentenza per "aver esulato dai doveri inerenti la qualità di difensore".
http://www.nuovasocieta.it/inchieste/6766-un-avvocato-speciale.html
Fotografie del 16/07/2010
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06/09/2010 @ 22.32.55
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