Traffico droga, comandante Ros Ganzer condannato a 14 anni
lunedì 12 luglio 2010 16:00 MILANO (Reuters) - Il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano a 14 anni di reclusione per traffico di droga e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo sulle presunte deviazioni nelle operazioni antidroga dell'Arma tra il 1991 e il 1997.
Oltre a Ganzer, per cui la procura aveva chiesto la condanna a 27 anni di carcere, sono stati condannati anche l'ex colonnello del Ros e attuale membro dell'Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) Mauro Obinu -- a cui i giudici dell'ottava sezione penale hanno inflitto una condanna a sette anni e 10 mesi di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici -- e altre 12 persone, mentre quattro persone sono state assolte.
Tutti gli imputati condannati sono stati riconosciuti colpevoli di alcuni singoli episodi di traffico di droga, mentre l'accusa di associazione a delinquere è caduta.
Secondo l'accusa, Ganzer avrebbe creato e favorito con una serie di illeciti traffici di droga, per poterli poi reprimere e produrre così risultati nella sua attività investigativa.
L'inchiesta, nata a Brescia nel 1997, ha avuto un lungo e complicato iter giudiziario, con oltre 160 udienze.
Roma, 12 lug. - (Adnkronos) - Il generale Giampaolo Ganzer preferisce non commentare la decisione del Tribunale di Milano che oggi lo ha condannato a 14 anni di reclusione per presunte irregolarita' in operazioni antidroga condotte negli anni '90. ...
Roma, 12 lug. - (Adnkronos) - "Su Ganzer metto la mia testa". Luigi Federici, comandante generale dell'Arma dei Carabinieri dal 1993 al 1997, non ha dubbi sulle capacita' e sull'onesta' di Giampaolo Ganzer, il comandante del Ros condannato a 14 anni di ...
Comunque vada, con 27 anni chiesti dal pm per il generale dei carabinieri Ganzer, verrebbe voglia di non crederci. Perché la condanna sancirebbe che a capo dell'elite investigativa dell'Arma c'è un organizzatore di traffici di droga, ...
Sei condanne per i componenti della disciolta squadra Ros di Bergamo nel processo con al centro alcune operazioni antidroga degli anni '90, portate avanti, secondo l'accusa, in modo irregolare da un piccolo gruppo di militari. ...
Milano, 12 luglio. Il generale Giampaolo Ganzer, attualmente a capo del Ros, il Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri, è stato condannato a 14 anni di reclusione, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e ad una multa di ...
Dopo 170 udienze che hanno costellato cinque anni di processo, dopo un'indagine partita dalla Dda di Brescia nel settembre 1997, l'attuale comandante del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri (Ros), generale Giampaolo Ganzer, ...
Milano, 12 lug. I giudici dell'ottava sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato il comandante del Ros, generale Giampaolo Ganzer, a 14 anni di reclusione ea 65mila euro di multa. Il tribunale ha poi condannato Mauro Obinu, ex colonnello ...
MILANO - Il comandante dei Ros, generale Giampaolo Ganzer, è stato condannato a 14 anni di reclusione dal tribunale di Milano, per alcune irregolarità in operazioni antidroga compiute negli anni '90. Il generale è stato interdetto in perpetuo dai ...
“Il narcotraffico lo combatteva e non lo promuoveva. E poi non era a capo di alcuna associazione e non aveva nemmeno bisogno di avere visibilità”. Questo in sostanza era il cuore del primo capitolo dell'arringa della difesa del generale Giampaolo ...
Roma. Gli infiltrati sotto copertura, tutta una serie di «attività strumentali» alle indagini contro il narco-traffico e poi il contrasto al riciclaggio del denaro sporco. È il metodo di lavoro del comandante del Ros dei carabinieri Giampaolo Ganzer. ...
Il generale Giampaolo Ganzer è stato condannato insieme ad altri 17 imputati, tra cui ex carabinieri del Reparto operativo speciale. MILANO – I giudici dell'VIII sezione penale del Tribunale di Milano hanno emesso una condanna a quattordici anni di ...
Traffico di sostanze stupefacenti e peculato: sulla base di questi reati il Tribunale di Milano ha condannato oggi il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante dei Ros, a 14 anni di reclusione stabilendo anche nei suoi confronti l'interdizione ...
MILANO (Reuters) - Il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, è stato condannato oggi dal Tribunale di Milano a 14 anni di reclusione per traffico di droga e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo sulle ...
Il generale dei Carabineri era accusato di irregolarità in operazioni antidroga risalenti agli anni '90. Il pm aveva chiesto 27 anni per l'imputato Quattordici anni di reclusione. È questa la condanna inflitta all'attuale capo dei Ros (Raggruppamento ...
MILANO - E' arrivata l'attesa sentenza nei confronti dell'attuale comandante del Ros, il generale Giampaolo Ganzer, e di altre 18 persone come il suo vice l'ex colonnello del reparto speciale dell'Arma, Mauro Obinu, ora all'Aise, cioè i servizi segreti ...
Interdetto per sempre dai pubblici uffici. «Le sentenze si rispettano, aspetto le motivazioni». Assolti 4 dei 18 imputati MILANO (12 luglio) - Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere a Milano ...
È stato condannato a 14 anni di carcere a Milano e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, nell'ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni '90 ...
Una condanna a 14 anni di reclusione all'attuale comandante dei Ros, il reparto operativo speciale dei carabinieri, Giampaolo Ganzer: è l'esito della decisione del Tribunale di Milano. Il pubblico ministero aveva chiesto, lo scorso 14 aprile, ...
Il generale, attuale comandante del Ros, è stato processato per la costituzione di associazione a delinquere finalizzata alla vendita di stupefacenti. Condannato anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici MILANO - Il generale Giampaolo Ganzer, ...
L'attuale comandante dei Ros, Giampaolo Ganzer, ha subito la condanna a 14 anni di carcere nell'ambto di un procedimento penale su presunte irregolarità commesse in operazioni antidroga. I blitz venivano commessi da un piccolo gruppo del reparto ...
"Le sentenze non si possono che rispettare. Ora aspettiamo le motivazioni": questo il primo commento del generale Giampaolo Ganzer, condannato oggi a 14 anni di teclusione ea 65mila euro di multa per aver costituito un'associazione per delinquere ...
Durissima sentenza per il generale: 14 anni e 65mila euro di multa. Il pm ne aveva chiesti 27. Assolto dall'accusa di associazione a delinquere, paga per due episodi di traffico di droga. Condannato anche l'ex colonnello del Ros Obinu Milano ...
Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato oggi a 14 anni di carcere nell'ambito del processo a Milano su presunte irregolarità in operazioni antidroga. Ganzer era accusato insieme ad altre 17 persone di aver ...
(IAMM) Sarebbe arrivata questa mattina la condanna a 14 anni di carcere per il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, nell'ambito di un processo a Milano su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte nel 1990. ...
Milano, 12 lug. (Apcom) - Oltre ai 14 anni di carcere per la responsabilità per l'importazione di eroina nel corso delle operazioni "Cobra" e "Cedro", Ganzer, oggi non in aula, è stato sanzionato con una multa da 65mila euro e l'interdizione in ...
Quattordici anni di carcere e 65mila euro di multa. E' la pena inflitta dai giudici dell'ottava sezione penale del tribunale di Milano al generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante dei Ros. La sentenza è stata emessa nell'ambito del processo su ...
(ANSA) – MILANO, 12 LUG – Il generale Giampaolo Ganzer,attuale comandante del Ros, e' stato condannato a 14 anni dicarcere a Milano. Il processo riguardava le irregolarita' inoperazioni antidroga condotte negli anni '90 da un piccologruppo del reparto ...
uattordici anni di carcere per il generale Giampaolo Ganzer, comandante del Ros tra negli anni '90, ritenuto colpevole di aver costituito una frangia malavitosa all'interno del corpo dei Carabinieri finalizzata al traffico di droga, al peculato, ...
L'ex comandante dei Ros è stato condannato dal tribunale di Milano per aver costituito e favorito traffici di droga, per poi reprimerli presentando i risultati ai suoi superiori. Condannato a sette anni per gli stessi reati anche il colonnello Mauro ...
Quattordici anni di reclusione, 65 mila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici: è dimezzata rispetto alle richieste del pm, ma comunque pesante, la condanna inflitta dal tribunale di milano al comandante del Ros dei carabinieri, ...
Il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, è stato condannato oggi a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Procura di Milano aveva chiesto la condanna a 27 anni di reclusione. ...
(AGI) - Milano, 12 lug. - I giudici del tribunale di Milano hanno riconosciuto colpevole il comandante del Ros dei carabinieri, Giampaolo Ganzer, per alcuni episodi di traffico di droga, mentre, nei suoi confronti, cosi' come per tutti gli altri ...
I giudici dell'ottava sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato nel pomeriggio il comandante del Ros, generale Giampaolo Ganzer, a 14 anni di reclusione ea 65mila euro di multa. «Le sentenze non si possono che rispettare. ...
Milano - (Adnkronos/Ign) - Il comandante del Ros, processato per presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni '90, dovrà inoltre pagare 65mila euro di multa. Sette anni e 10 mesi all'ex colonnello Obinu. Assolti invece dall'accusa ...
Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere nell'ambito di un processo a Milano su presunte irregolarità in operazioni antidroga. I blitz contro i narcotrafficanti furono condotti negli anni '90 da ...
(ANSA) - MILANO, 12 LUG - Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, e' stato condannato a 14 anni di carcere a Milano. Il processo riguardava le irregolarita' in operazioni antidroga condotte negli anni '90 da un piccolo gruppo del ...
MILANO - Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere a Milano nell'ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni '90 da un piccolo gruppo all'interno del ...
Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere e interdetto dai pubblici uffici a Milano, nell'ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni '90 da un piccolo ...
(AGI) - Milano, 12 lug. - E' di 14 anni di reclusione la condanna che i giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Milano hanno inflitto al comandante dei Ros dei Carabinieri, Giampaolo Ganzer, accusato insieme ad altre 17 persone di aver ...
Il giudice al faccendiere: "E in pensione che faccio?"
Nella rete di Lombardi anche l'ex presidente di Cassazione, Carbone
di Valentina Errante e Cristiana Mangani Il Messaggero 10 luglio 2007 pag 11
ROMA - "Io sto al 90 per cento. Se ci mette il suo 10 abbiamo vinto". Pasquale Lombardi, da Montesarchi, magistrato tributario, con titolo di studiio da geometra, ripete questa frase di continuo, ogni volta che il gruppo di aspiranti piduisti mette in moto la sua "rete" di conoscenze e amicizie a livello politico e istituzionale. Ha un modo di parlare pittoresco, Lombardi.A volte, esagera anche con le chiacchiere al cellulare. Tant'è che Flavio Carboni e Arcangelo Martino, gli altri due arrestati per l'inchiesta sull'eolico, lo invitano alla cautela. E il geometra, invece, continua: chama chiunque possa tornargli utile, anche chi risulta dalle indagini palesemente fuori dal gioco. Alle parole, però, spesso seguono i fatti. E così Lombardi si trova a tu per tu con alcuni componenti del Csm, con membri della Corte costituzionale, con i politici Denis Verdini, capogruppo del Pdl, con l'onorevole Nicola Cosentino, con il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Nel periodo in cui si sta per votare la nomina del presidente della Corte di appello di Milano manifesta l'interesse del gruppo per Alfonso Marra, e lo fa ottenendo anche un incontro a Palazzo Marescialli con il vicepresidente Nicola Mancino per il giorno 24 novembre del 2009. "Mi ha convocato Nicola - riferisce a Caliendo - e io gli parlerò di quella cosa di Milano". A conclusione dell'incontro informa dell'esito Martino, vantandosi dell'importanza del suo intervento: "Dicitangill pure a chill amic tui su a Milan". Con l'onorevole Caliendo mostrerà meno sicurezza. "Infatti - scrive il gip Giovanni De Donato - riferisce che il vicepresidente prima di decidere, desidera leggere "la relazione". Ma io voglio vedere - aggiunge - come fanno la relazione, chi e come, se fanno bene. E' Riviezzo (togato del Csm, ndr) chela fa". E con il presidente della Corte di cassazione Vincenzo Carbone che sembra avere il rapporto più amichevole. A lui chiede di intervenire per fissare prima possibile l'udienza del ricorso presentato dall'onorevole Lionello Cosentino per tentare di rendere nulla l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti. In una conversazione intercettata tra i due, Carbone dice: "Senti, ti voglio chiedere una sola cosa, però, io che faccio dopo che me ne vado in pensione?" E lui: "Non ti preoccupare, ne sto parlando con l'amico mio di Milano". L'accusa delinea una rete in grado di estendersi in ogni posto: dalla Corte costituzionale - in vista della decisione sul Lodo Alfano del 6 ottobre scorso - alla Corte di Cassazione. Tante pressioni esercitate, a partire da quella per ottenere la nomina di Alfonso Marra che, appena insediatosi, si trova ad affrontare il ricorso di Roberto Formigoni, la cui lista era stata esclusa dalla competizione elettorale in Lombardia. Le pressioni, comunque, risultano spesso infruttuose. Sia per Formigoni che per il Lodo Alfano. Emergono incontri e contatti finalizzati alle decisioni da prendere nell'abitazione romana di Denis Verdini. In almeno cinque occasioni, l''importante esponente di Governo riceve a Palacco Pecci Blunt, oltre a Carboni, Lombardi e Martino, il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, il senatore Marcello Dell'Utri e il sottosegretario Giacomo Caliendo, ex presidente dell'Anm. Lombardi tenta di esercitare pressioni persino sull'ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, per fare la conta tra chi è a favore e chi contro il Lodo Alfano. Mirabelli è in evidente imbarazzo e respinge le richieste del geometra, sebbene con garbo, In realtà, dietro al giudizio sul Lodo, si nasconde un obiettivo preciso per i tre neopiduisti, legato alla candidatura dell'onorevole Nicola Cosentino alla presidenza della Regione Campania. L'ordine di arresto per l'esponente politico blocca la sua carriera. Entra in campo Stefano Caldoro, che poi verrà eletto. Il gruppo tenta di screditarlo e fa circolare un dossier su presunti incontri con trans che viene rilanciato su un sito web campano. Caldoro querela e l'elezione va avanti.
BERRUTI: "UN GIUDICE NON PUO' ANDARE A CENA CON UN FACCENDIERE".
Source : LA STAMPA
Berruti: "Un giudice non può andare a cena con un Intervista ROMA Mi permetta uno snobismo intellettuale. Io penso che i magistrati debbano andare a cena con i loro pari. A cena con un faccendiere non ci si va». Giuseppe Maria Berruti, consigliere uscente del Csm, voce autorevolissima di Unicost, era un nemico di chi cercava di pilotare in un certo modo le nomine dei capi degli uffici giudiziari. E non è un modo di dire. «Quel Berruti, Giacomino (intendendo Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia, ndr) se lo deve scannare!», grida inferocito al telefono uno degli arrestati perché Berruti si era messo di traverso, rompendo il fronte della sua corrente.
Già, ma il fatto è che Berruti li conosceva bene. Tutto sembra ruotare attorno alla nomina di Alfonso Marra a capo della corte d'appello di Milano. «Marra non era votabile e lo dissi subito». Sembra di capire che lei fosse la loro bestia nera. «Guardi, il legislatore di destra ha fatto un'ottima riforma nel decidere che i capi degli uffici sono a termine. Che dopo otto anni si fa spazio a un altro. Ciò comporta, nel Csm, che non si valuta più la mera anzianità, ma le capacità. E questa è stata una rivoluzione dentro la magistratura, anche se mette a rischio più di prima l'imparzialità nella decisione. Qui, in questa discrezionalità delle scelte, s'inserisce il gioco delle correnti, ma come si vede, in questa storia, le correnti c'entrano poco... Piuttosto c'entrano la politica e influenze improprie come s'è visto. Comunque, tutti al Csm possiamo fare una valutazione sbagliata. Altro è decidere senza autonomia, influenzati dall'esterno, o addirittura fortemente sospinti». Vogliamo parlare di Antonio Martene, presente all'incontro a casa Verdini? «Aveva fatto domanda per fare il procuratore generale di Cassazione».
Un potere immenso: titolare dell'azione disciplinare su tutti i giudici. «Dissi no. Vedevo troppa ambizione a fronte di candidati con maggiori titoli. E così emerse la candidatura di Vitaliano Esposito». Nessun sospetto? «Non immaginavo... Sapevo che Martone era buon amico di Giacomo Caliendo, ma di tutto ciò che è emerso non potevo immaginare». Di Caliendo ricordiamo la storiaccia del passaporto restituito a Calvi, no? «All'epoca Caliendo era consigliere del Csm; io pensai a un'ingenuità. Ora non so, di ciò che emerge dalle intercettazioni, che cosa dire». Dietro le quinte Pasquale Lombardi, presunto giudice. Lo conosce? «Sì, è delle mie parti, ma non gli ho mai dato udienza. Quando lo vidi all'inaugurazione dell'Anno giudiziario in Cassazione rimasi di stucco. Come le ho detto, io la penso così: i giudici non s'accompagnano ai faccendieri. E il signor Lombardi me lo ricordo bene quando militava nella sinistra di Base e seguiva importanti parlamentari irpini». Immagino Poppino Gargani. «Può essere. Ma solo parlare di questa persona la dice lunga su quanto sia scesa in basso la Repubblica». Lombardi aveva confidenza persino con il presidente della Cassazione, Carbone. «S'è giocato probabilmente con l'ingenuità di Carbone prossimo alla pensione. E' incredibile vedere come persone di grande intelligenza non riescano a essere brusche e brutali con coloro i quali le avvicinano in maniera impropria. E questo mi immalinconisce molto». Conclusioni? «Esiste chiaramente una questione morale dentro la magistratura. Io conosco bene la retorica sui giudici che lavorano sodo e in silenzio. Vero. Ma diciamo anche che conosco anche molta gente che non fa il proprio dovere e che fa fìnta di non vedere. In quattro anni di Csm ne abbiamo incontrati molti e costretti in tanti alle dimissioni».
Eolico, indagati Dell'Utri e Cosentino Carboni mirava ai magistrati del G8
Martone lascia la magistratura: «Mai subito condizionamenti»
ROMA - Gli arrestati dalla Procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta stralcio sugli appalti per l’eolico, l’imprenditore Flavio Carboni, l’ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e l’imprenditore napoletano, Arcangelo Martino, intendevano avvicinare anche i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e sugli altri eventi affidati alla Protezione civile. Il dato emerge dall’ordinanza dei provvedimenti di custodia cautelare emessa dalla procura capitolina. Anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino sono indagati a Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla cosidetta P3 nata da uno stralcio dell’indagine degli appalti sull’eolico in Sardegna. Dell’Utri e Cosentino sono accusati di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete.
Cosentino è indagato per l’episodio della candidatura sostenuta dal gruppo di Carboni alla presidenza della regione Campania e per la diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro. Tra gli episodi contestati anche le pressioni alla corte di Cassazione per anticipare l’udienza sulla discussione in merito alla misura cautelare emessa nei confronti di Cosentino dalla procura di Napoli. Pressioni esercitate per conto della presunta associazione segreta da Lombardi nel tentativo di salvare la candidatura di Cosentino alla presidenza della regione Campania. A Dell’Ultri è contestata, tra l’altro, la partecipazione alla cena a casa del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a Roma nel settembre dello scorso anno. Incontro a cui presero parte, oltre al gruppo Carboni, il sottosegretario Giacomo Caliendo, il magistrato, Antonio Martone, il capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller. Le posizioni di questi ultimi sono ora al vaglio degli inquirenti romani. Il nome di Dell’Ultri compare anche tra coloro che avrebbero preso parte a riunioni, svolte a Roma e in Sardegna nel dicembre scorso, con Carboni, Verdini e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, per gli appalti sull’energia alternativa.
Intanto Martone spiega la sua decisione di lasciare la magistratura. «Mai nessun condizionamento nè ideologico nè tanto meno politico». L’ex avvocato generale della Cassazione, in una lettera aperta indirizzata al presidente dell’Anm Luca Palamara, nega tutte le accuse scritte dalla stampa su di lui in questi giorni e spiega i motivi che lo hanno spinto a decidere di lasciare la magistratura dopo l’inchiesta sugli appalti per l’eolico in Sardegna. Martone dice di lasciare la toga per il «desiderio di poter agire a difesa della mia onorabilità, in piena libertà e senza condizionamenti derivanti dallo status di magistrato di fronte a coloro che si sono rivelati goffi millantatori e che hanno utilizzato il mio nome per cercare di avallare i loro disegni». L’ex avvocato generale della Suprema Corte ribadisce con forza di non aver mai «fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale: sono completamente estraneo -spiega- a tutti gli episodi che i giornali hanno tratto dall’ordinanza del gip».
Nella lettera a Palamara, Martone non nasconde la sua amarezza, oltre che la sua delusione perchè, fa notare, «da un magistrato mi sarei aspettato, quanto meno il beneficio del dubbio». Martone ricorda di aver «servito l’amministrazione della giustizia ininterrottamente e per oltre 44 anni, ricchi di soddisfazioni ma anche di sacrifici, rischi e infine, amarezze. Sfido chiunque -prosegue nella lettera- magistrato o avvocato, a indicare un solo concreto provediemnto o atto da me adottato che non si sia ispirato rigorosamente ai principi di indipendenza, imparzialità e terzietà, senza farmi condizionare da ideologie e idee politiche». Considerazione che Martone rivolte anche a «Pino Berruti e Livio Pepino, componenti del Csm che hanno rilasciato dichiarazioni ai giornali di oggi, ma che ben dovrebbero conoscere l’attività che ho svolto presso la Corte di Cassazione per oltre 23 anni». Adesso, aggiunge Martone, «per me è anche giunto il momento della riflessione su quanto in tanti anni ho fatto per la giustizia e per quanto ho vissuto nella magistratura. Oggi che non siamo più colleghi -si rivolge a Palamara- ricorro al "lei" per esprimerle la certezza che il tempo, spero non lungo, saprà essere gentiluomo».
EOLICO: PALAMARA (ANM), QUADRO DI INQUINAMENTO PREOCCUPANTE
(ASCA) - Roma, 12 lug - ''La questione morale e' un tema di fronte al quale vogliamo nettezza e chiarezza delle posizioni. La magistratura che vogliamo non puo' permettersi di avere al suo interno situazioni di opacita' anche quando queste riguardano la nomina di importanti uffici direttivi''. Cosi' il presidente dell'Anm, Luca Palamara, arrivando al convegno del Csm dedicato alle relazioni internazionali della magistratura italiana, e' tornato sull'inchiesta sull'eolico, che ha portato all'arresto di Flavio Carboni e che vede indagato Denis Verdini, da cui emergerebbe che una nuova loggia massonica avrebbe tentato di influenzare alcune nomine del Csm e il voto della Consulta sul lodo Alfano. Sulle conseguenze dell'indagine Palamara dice di attendere l'operato degli inquirenti che ''dovranno accertare con tempestivita' e rigore quanto accaduto''. Il presidente dell'Anm ribadisce poi che l'associazione punta alla costruzione di un modello di magistrato ''ispirato a principi di integrita' e indipendenza'': ''Su questa strada non arretreremo di un millimentro perche' ci giochiamo il futuro dela magistratura. Al di la' del merito queste vicende rappresentano un quadro di inquinamento preoccupante, la scelta della dirigenza dev'essere vincolata al merito e staccata da logiche di appartenenza''. sar/sam/rob
INTERCETTAZIONI: PALAMARA (ANM), LEGGE INACCETTABILE ANCHE SE EMENDATA
(ASCA) - Roma, 12 lug - ''Non abbiamo ancora letto gli emendamenti al ddl Alfano di cui si discute e aspettiamo di leggerli. Il nostro giudizio pero' resta negativo sul complesso della legge''. Cosi' il presidente dell'Anm Luca Palamara, a margine di un convegno al Csm, ha commentato le ipotesi di modifica alla legge sulle intercettazioni in discussione alla Camera. sar/cam/bra
Interrogato martedì dai magistrati il presidente dell'Arpas, Ignazio Farris
Eolico, Anm: ''Tra le toghe 'inquinamento' preoccupante''. E Martone lascia
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente Palamara torna sulle pressioni esercitate sul Csm per favorire la nomina di alcuni magistrati: ''La questione morale deve essere svincolata da logiche di appartenenza". L'ex avvocato generale della Cassazione lascia la magistratura. Caldoro: ''Totale fiducia nei magistrati''. Il segretario generale Cascini: ''No alle toghe vicine a comitati d'affari''. Voci su Verdini indagato: nessun avviso di garanzia ricevuto. I finiani chiedono un passo indietro
Roma, 12 lug. (Adnkronos/Ign) - "Al di la' del merito, queste vicende danno un quadro di inquinamento preoccupante e ripropongono in modo forte il tema della questione morale all'interno della magistratura". Parola di Luca Palamara, presidente dell'Anm, in merito agli sviluppi dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna e in particolare sulle pressioni esercitate sul Csm per favorire la nomina di alcuni magistrati.
Intanto Antonio Martone, l'ex avvocato generale della Cassazione, in una lettera aperta indirizzata proprio al presidente dell'Anm, nega tutte le accuse e spiega i motivi che lo hanno spinto a decidere di lasciare la magistratura per il "desiderio di poter agire a difesa della mia onorabilità, in piena libertà e senza condizionamenti derivanti dallo status di magistrato di fronte a coloro che si sono rivelati goffi millantatori e che hanno utilizzato il mio nome per cercare di avallare i loro disegni''.
Sottolineando di attendere gli sviluppi, il leader dell'Anm è tornato a ribadire che "occorre accertare con nettezza e chiarezza quanto accaduto. La magistratura che noi vogliamo - ha precisato Palamara - non puo' permettersi di avere al suo interno situazioni di opacita', soprattutto quando esse riguardano la nomina di importanti uffici direttivi". E ha fatto notare che il tema della questione morale "va di pari passo con quello della scelta dei dirigenti e deve essere svincolata da logiche di appartenenza". Ora che l'indagine e' in corso, conclude Palamara, "bisognera' vedere il coinvolgimento delle persone, accertando con tempestivita' e rigore quanto accaduto, nel rispetto delle regole'' perché ''ci giochiamo il futuro della magistratura".
Di ''fortissima questione morale'' parla anche la togata al Csm EziaMaccora che si dice ''molto preoccupata". Maccora ricorda poi che di essersi gia' "espressa in plenum all'epoca: i due candidati non erano comparabili e Marra era appena stato nominato a Brescia. Non aveva senso lasciare scoperto quel posto per spostarlo a Milano".
Ma proprio Marra, da parte sua, si dice ''tranquillo e sereno. Non ho mai parlato con nessuno, la mia nomina e' regolare''. Dalle intercettazioni risulterebbe il tentativo di una presunta associazione segreta (accusata di voler condizionare il funzionamento di organi costituzionali) di fare pressioni per la nomina di Marra alla presidenza della Corte d'Appello di Milano. ''Lombardi (geometra ed ex esponente della Dc, ndr) l'ho conosciuto cinque o sei mesi fa - ha spiegato Marra - ma quando e' venuto in tribunale a Milano per parlare con me, l'ho mandato via''. Erano i giorni in cui la corte milanese doveva decidere sull'ammissione della lista di Roberto Formigoni alle elezioni regionali, che poi venne esclusa dalla stessa corte e riammessa dal Tar.
Il presidente ha precisato di non avere ''mai conosciuto Verdini e Carboni l'ho fatto arrestare io, all'epoca del crac del Banco Ambrosiano''. Marra infine ha dichiarato che la sua nomina e' regolare e che lo stesso Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, nei giorni scorsi ha spiegato di non avere mai subito pressioni.
Infine, il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro sottolinea di avere ''totale fiducia nella magistratura": "Credo che non sia utile - ha aggiunto - dire una parola in piu' sulla vicenda". E sulle dimissioni dell'assessore Ernesto Sica: "Credo che la cosa importante sia che la gente abbia percezione che stiamo lavorando sulle questioni importanti della regione".
EOLICO: ASSESSORE SICA SI DIMETTE DA GIUNTA CAMPANIA
(ASCA) - Napoli, 12 lug - Una nota ufficiale di Palazzo Santa Lucia e una inviata direttamente dallo staff di Ernesto Sica hanno sancito, nella serata di ieri, l'uscita dall'esecutivo regionale campano dell'ex esponente della Margherita poi passato a Forza Italia e al Pdl. Sica risulta tra gli indagati dell'inchiesta che ha gia' portato agli arresti di Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi che, per i magistrati, sono stati gli ''autori'' di un falso dossier con il quale avrebbero voluto stroncare il candidato in pectore alla presidenz della Regione Campania, Stefano Caldoro, invischiandolo in una vicenda simile a quella dell'ex presidente del Lazio, Marrazzo. La nota ufficiale diffusa da Palazzo Santa Lucia riferisce di dimissioni che ''nascono dal pieno rispetto dei ruoli istituzionali'', dimissioni presentate ''per evitare ogni strumentalizzazione che possa indebolire l'azione politica e amministrativa della giunta''. Pochissime righe anche per la nota dello stesso Sica che annuncia per venerdi' prossimo una conferenza stampa. L'uscita di scena dell'ex assessore campano all'avvocatura (la cui nomina giunse inattesa quando Caldoro rivelo' la composizione dell'esecutivo) non chiudera', certamente, questa storia di un complotto organizzato per colpire il neogovernatore. Ci saranno ulteriori sviluppi di quella che molti considerano una sorta di regolamento di conti all'interno del Pdl campano. dqu/sam/bra
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente Palamara torna sulle pressioni esercitate sul Csm per favorire la nomina di alcuni magistrati: ''La questione morale ...
L'Anm: "Si ripropone in modo forte il tema della questione morale all'interno della magistratura". Ma Martone replica: "Sono estraneo a tutti gli episodi ...
Il presidente dell'Anm, Luca Palamara torna a parlare, a margine di un convegno al Csm, di quanto emerge dall'inchiesta della procura di Roma sull'eolico. ...
Roma, 12 lug. - (Adnkronos) - Mai fatto pressione sui giudici della Corte Costituzionale. Mai nessun condizionamento ne' ideologico ne' tanto meno politico. ...
(AGI) - Roma, 12 lug. - “Ribadisco con forza che non ho mai fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale e che sono completamente estraneo a tutti ...
IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - 6 ore fa
(IRIS) - ROMA, 12 LUG - "Al di la' del merito, queste vicende danno un quadro di inquinamento preoccupante e ripropongono in modo forte il tema della ...
(AGI) Roma - "Quello della questione morale e' un tema su cui vogliamo chiarezza e nettezza": a ribadirlo e' l'Anm. "La magistratura che noi vogliamo - dice ...
Roma, 12 lug. (Apcom) - Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, torna a ribadire che su eventuali coinvolgimenti di magistrati nell'inchiesta sull'eolico ...
(ASCA) - Roma, 12 lug - ''La questione morale e' un tema di fronte al quale vogliamo nettezza e chiarezza delle posizioni. La magistratura che vogliamo non ...
I magistrati: "Allarmante il clima di inquinamento". Duri i finiani. Della Vedova: "Basta dire che è tutto un complotto". Bocchino: "La degenerazione del ...
Repubblica.it > Cronaca — EOLICOAnm: "No a toghe vicine a comitati d'affari" E i finiani chiedono le dimissioni di VerdiniI magistrati: "Allarmante il clima ...
(ANSA) - ROMA, 11 LUG -'La questione morale non ammette indugi e tentennamenti, non vogliamo magistrati contigui a potenti e vicini a comitati d'affari'. ...
AGI - Agenzia Giornalistica Italia - 11/lug/2010
(AGI) Roma - L'Anm dice no alle toghe vicine ai comitati d'affari e chiede, dopo l'inchiesta sull'eolico, interventi rigorosi. I vertici dell'Anm affermano ...
EOLICO: DELL'UTRI E COSENTINO INDAGATI PER COSTITUZIONE LOGGIA SEGRETA
(ASCA) - Roma, 12 lug - La procura di Roma ha iscritto al registro degli indagati anche Marcello Dell'Utri e il sottosegretario Nicola Cosentino nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti sull'eolico che ha gia' portato nei giorni scorsi in carcere Flavio Carboni, Pasquale Lomardi e Arcangelo Martino.
I due sarebbero responsabili di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi che vieta la costituzione di logge ''segrete'' (la cosiddetta legge anti P2). sar/cam/ss
EOLICO: BERRUTI (CSM), FUI OGGETTO DI PRESSIONI PER NOMINE
(ASCA) - Roma, 12 lug - ''Fui oggetto di pressioni esterne al consiglio per decidere quella nomina. Ma la mia linea non e' mai cambiata''. Cosi' Giuseppe Maria Berruti, togato uscente del Csm per Unicost, ricostruisce l'episodio della nomina del consigliere Alfonso Marra avvenuta un anno fa e oggetto di intercettazioni nell'inchiesta sugli appalti per l'eolico e sulla costituzione di una nuova loggia massonica segreta.
Secondo le intercettazioni contenute nell'indagine che ha portato all'arresto di Flavio Carboni e del geometra Pasquale Lombardi, la presunta ''loggia'' si occupo' di fare pressioni anche su Berruti perche' apoggiasse Marra e non Rodorf nella nomina a presidente della corte di appello di Milano.
''Non immaginavo il disegno che stava dietro a quelle pressioni ma semplicemente mi ribellavo ad una logica che non concepivo e che osteggiai durante il plenum anche con una dichiarazione scritta''. Piu' in generale, conclude Berruti: ''E' evidente che nella magistratura esiste una questione morale e che ci sono cattive abitudini provenienti dal passato che vanno respinte''. sar/did/ss
Pm e giudici «ragazzini» per la lotta contro la mafia
Il procuratore capo di Crotone potrà tirare un sospiro di sollievo. Unico magistrato rimasto a coordinare le indagini, vedrà arrivare cinque nuovi colleghi. Finora non aveva neppure uno dei sei sostituti che formano il suo ufficio. E, di fatto, guidava una procura composta da lui soltanto. Fra poco non sarà più così. Verrà affiancato da cinque «magistrati ragazzini» che il Consiglio superiore della magistratura ha designato per chiudere la falla di Crotone.
Magistrati di prima nomina che hanno vinto l’ultimo concorso e che, dopo un anno e mezzo da tirocinanti, finiranno da aprile nelle «zone calde» del Paese. Perché il «modello» Crotone, dove la giustizia nei territori ad alto tasso di criminalità verrà affidata a giudici al loro esordio, non sarà l’eccezione ma la regola.
Basta scorrere la lista delle sedi dove svolgeranno la loro prima funzione i 293 nuovi magistrati. Un elenco varato dalla terza commissione del Csm (deputata ai trasferimenti) che il plenum ha approvato mercoledì. Ebbene, tre su quattro dei «magistrati ragazzini» sono destinati in procure o tribunali del Mezzogiorno. E più della metà (170 in tutto) finirà fra Calabria e Sicilia. Il Csm le definisce «sedi disagiate». Procuratori e giudici le chiamano «sedi complesse». In pratica sono gli uffici che insistono su territori dove le mafie italiane affondano i loro tentacoli.
Qui debutteranno i «giovani» che lo scorso autunno hanno giurato sulla Costituzione e ad aprile sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica. Zone di frontiera dove gli «anziani» non vanno. L’ultimo bando del Csm per la copertura delle sedi disagiate ha fatto flop. Nonostante gli incentivi economici e di carriera, per oltre il 70 per cento dei posti non ci sono state domande valide: a conti fatti, soltanto 18 magistrati sui 72 previsti si sposteranno, anche se per ora appena 13 sono quelli per i quali il Csm ha disposto il trasferimento d’ufficio. «La <+corsivo>vacatio<+tondo> delle sedi disagiate – afferma Giuseppina Guttadauro, magistrato del tribunale di Firenze e presidente della sezione toscana dell’Associazione nazionale magistrati – è un fatto fisiologico. In tutta Italia mancano circa 1.200 colleghi. E per anni è stato normale che a coprire questi posti andassero i giovani». Ma non con le percentuali di adesso.
Infatti gli attuali magistrati in tirocinio sono al centro della deroga alla legge Mastella del 2007 che vietava incarichi da pubblico ministero per i «giovani» alla prima nomina (quindi l’unica funzione che potevano svolgere era quella di giudice). «Però la legge – afferma Guttadauro – non teneva conto che le sedi disagiate sono per la maggior parte anche di procura che quindi hanno visto aggravarsi la situazione».
Ecco la scelta del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Parlamento di modificare la normativa soltanto per i vincitori dell’ultimo concorso assegnando i «giovani» anche alle procure che avessero una carenza di organico del 30%. «E questo ha comportato una differenza di trattamento enorme rispetto ai colleghi del concorso precedente», sostiene la giudice fiorentina. A poco è servito il trasferimento obbligatorio dei magistrati d’esperienza. Una strada prevista dalla legge che, però, non piace ai diretti interessati.
L’Anm l’ha bocciata. «L’inamovibilità è una garanzia. Ma non si può consentire che in alcune sedi la giustizia non venga amministrata», sostiene Guttadauro. Da qui l’indicazione di puntare sugli ultimi entrati a cui verranno appaltate procure e tribunali difficili dove potrà accadere che, quando arriveranno gli ex tirocinanti, se ne andranno gli «anziani» in procinto di trasferimento.
Al distretto di Reggio Calabria sono destinati in trentacinque. Nel tribunale del capoluogo mancano quindici giudici e dodici saranno quelli di prima nomina. Ancora più in panne Locri: non ci sono undici giudici su venti e neppure sei pm sugli otto previsti. Così verranno inviati nella terra delle cosche della ’ndrangheta nove giudici e quattro sostituti procuratori usciti dal tirocinio. Nel distretto di Catanzaro giungeranno in quarantotto. Quattro saranno pm a Paola dove c’è soltanto un sostituto. Il distretto di Palermo accoglierà trentatré neo magistrati. A Sciacca la procura ha soltanto il capo e i futuri pm occuperanno tre dei quattro posti che nessuno vuole. Nel distretto di Caltanissetta arriveranno in ventidue. Fra loro due finiranno nella procura di Nicosia dove è rimasto solo il procuratore capo. Nove approderanno a Gela, fra tribunale e procura (in quest’ultima i posti scoperti sono quattro su cinque).
Nella geografia della giustizia in emergenza compare anche la Sardegna. A Nuoro la procura è formata dal capo e da un unico pm: cinque sono i posti vacanti che saranno colmati da quattro giovani toghe. E nel Nord una procura in affanno è quella di Busto Arsizio: sei pm su otto non ci sono e lì verranno assegnati quattro ex tirocinanti. Questa, comunque, è una storia a sé. Perché da Roma in su la carenza media è inferiore al 10%. Niente a che vedere con il 30% del distretto di Caltanissetta, il 29% di Reggio Calabria o il 26% di Catanzaro.
Intercettazioni, stop dell'Anm alla maggioranza: "Gli emendamenti non possono migliorare il ddl"
di Redazione
Berlusconi e Pdl stringono i tempi sulle intercettazioni. Domani scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti e partirà la discussione generale in commissione alla Camera. Ma le toghe frenano: "Riforma fortemente limitativa per le investigazioni e il diritto di cronaca"
Roma - L’Associazione nazionale magistrati ribadisce il suo "giudizio negativo" sulla riforma delle intercettazioni che è "fortemente limitativa per lo strumento investigativo e del diritto di cronaca". E inisiste nella polemica contro la maggiornza. Per questo, afferma il presidente Luca Palamara, "non riteniamo che gli emendamenti possano migliorare la situazione". "Dobbiamo prendere atto del fatto che da circa due anni discutiamo di questo testo nel tentativo di apportare dei miglioramenti - osserva Palamra - ma di fronte a disposizioni di carattere globale insoddisfacenti, i miglioramenti rischiano di no sortire alcun effetto".
Pressing sulle intercettazioni Il premier Berlusconi ed il Pdl stringono i tempi sulle intercettazioni da un lato rassicurando il Quirinale, con il ministro Angelino Alfano, che saranno superate le "criticità" di cui ha parlato anche il Colle; dall’altro continuando nel lavoro di messa a punto del disegno di legge su alcuni punti duramente contestati dai finiani. In primo luogo, le multe e le proroghe degli "ascolti" (che potrebbero essere portate a 15 giorni). Del nuovo pacchetto di modifiche dovrebbe discuterne la consulta giustizia del Pdl, mentre domani scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti e partirà la discussione generale in commissione alla Camera.
Le preoccupazioni delle toghe L'opinione di Palamara pare essere condivisa anche tra i consilieri del Csm che, seppur in scadenza di consiliatura, non risparmieranno un’ulteriore critica "ufficiale" a questo testo. La VI commissione, infatti, lavorerà probabilemnte nei prossimi giorni a un nuovo parere sulla legge nella versione "emendata". "La questione - dice la presidente della commissione, Ezia Maccora - è in agenda". A quanto è possibile prevedere, quindi, un nuovo parere potrebbe essere presentato entro mercoledì pomeriggio, anche se Maccora non si sbilancia. "Dobbiamo vedere - è la sua risposta a domanda diretta - se ci sono i tempi e i modi".
Inchiesta eolico: Tinelli (Csm), Lombardi era di casa in Consiglio
Roma, 11 lug. - (Adnkronos) - "Certo che so chi e' Pasquale Lombardi, tutti sanno chi e' al Consiglio". Celestina Tinelli, membro laico del Csm racconta all'ADNKRONOS di aver conosciuto uno dei personaggi della presunta organizzazione segreta capegggiata da Flavio Carboni. "Me lo hanno presentato, non ricordo neanche chi, lo conoscevano tutti, soprattutto i campani. Tutti gli davano del tu e lo chiamavano 'Pasqualino'. Mi dicevano che era li' da vent'anni, come a casa sua... Organizzava i convegni dell'associazione presieduta da Giacomo Caliendo 'Studi giuridici per l'integrazione europea diritti § liberta''. Non piccole cose -sottolinea Tinelli- ma convegni importanti ai quali ha partecipato, come relatori e anche tra il pubblico, tutta la magistratura italiana, compresi gli alti vertici e compreso il primo presidente della Cassazione. Come era possibile non avere contatti con lui? Tutti si fidavano e gli parlavano".
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'Il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti''
Inchiesta eolico, Anm: ''No a toghe vicine a comitati d'affari''
ultimo aggiornamento: 11 luglio, ore 18:44
Roma - (Adnkronos/Ign) - Palamara e Cascini: ''Il clima di inquinamento e di condizionamento che emerge dagli atti è allarmante''. Tinelli (Csm): ''Lombardi era di casa in Consiglio''
Roma - (Adnkronos/Ign) - "Il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti. Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d'affari. Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti". Lo dichiarano il presidente dell'Anm Luca Palamara e il segretario generale Giuseppe Cascini, commentando gli ultimi sviluppi dell'inchiesta della procura di Roma per associazione per delinquere.
"Il clima di inquinamento e di condizionamento che emerge dagli atti - proseguono - è allarmante. Chiediamo alle istituzioni competenti di intervenire con prontezza e rigore".
Intanto Celestina Tinelli, membro laico del Csm, ha raccontato all'Adnkronos di aver conosciuto uno dei personaggi della presunta organizzazione segreta capeggiata da Flavio Carboni. "Certo che so chi è Pasquale Lombardi, tutti sanno chi è al Consiglio - dice Tinelli - Me lo hanno presentato, non ricordo neanche chi, lo conoscevano tutti, soprattutto i campani. Tutti gli davano del tu e lo chiamavano 'Pasqualino'. Mi dicevano che era lì da vent'anni, come a casa sua... Organizzava i convegni dell'associazione presieduta da Giacomo Caliendo 'Studi giuridici per l'integrazione europea diritti e libertà'. Non piccole cose - sottolinea Tinelli - ma convegni importanti ai quali ha partecipato, come relatori e anche tra il pubblico, tutta la magistratura italiana, compresi gli alti vertici e compreso il primo presidente della Cassazione. Come era possibile non avere contatti con lui? Tutti si fidavano e gli parlavano".
Tinelli prosegue dicendo che "probabilmente Lombardi entrava in consiglio senza nemmeno dire con chi doveva parlare. Veniva lì personalmente sempre e parlava al telefono con tutti. I numeri li aveva perché organizzava convegni. La sua telefonata poteva capitare, come capita quella di altri".
Rispetto all'indagine che ha coinvolto Lombardi, Tinelli dice di "essere rimasta stupita, perché, considerato che con lui avevano rapporti tutti e che era considerato il braccio destro di Caliendo nell'associazione, non ho mai messo in dubbio che fosse persona affidabile".
Palamara e Cascini sugli sviluppi dell’inchiesta della procura di Roma
Associazione Nazionale Magistrati
No a toghe vicine ai comitati d’affari
L’Anm chiede alle istituzioni competenti di intervenire subito e con rigore
Il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti. Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d’affari. Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti».
Lo dichiarano il presidente dell’Anm Luca Palamara e il segretario generale Giuseppe Cascini, commentando gli ultimi sviluppi dell’inchiesta della procura di Roma per associazione per delinquere.
«Il clima di inquinamento e di condizionamento che emerge dagli atti - proseguono - e' allarmante . Chiediamo alle istituzioni competenti di intervenire con prontezza e rigore».
Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti". Lo dichiarano il presidente ...
I magistrati: "Allarmante il clima di inquinamento". Duri i finiani. Della Vedova: "Basta dire che è tutto un complotto". Bocchino: "La degenerazione del ...
(ANSA) - ROMA, 11 LUG -'La questione morale non ammette indugi e tentennamenti, non vogliamo magistrati contigui a potenti e vicini a comitati d'affari'. ...
(AGI) Roma - L'Anm dice no alle toghe vicine ai comitati d'affari e chiede, dopo l'inchiesta sull'eolico, interventi rigorosi. I vertici dell'Anm affermano ...
Repubblica.it > Homepage — EOLICOAnm: "No a toghe vicine a comitati d'affari" E i finiani chiedono le dimissioni di VerdiniI magistrati: "Allarmante il ...
Roma, 11 lug. - (Adnkronos) - "Il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti. Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e ...
Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti» hanno dichiarato Palamara e ...