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Articoli del 10/07/2010

Di Loredana Morandi (pubblicato @ 19:07:30 in Magistratura, linkato 47 volte)
Riporto un interessante articolo di Gianluigi Nuzzi per Libero, che analizza il rapporto massonerie/pubblici ministeri, con il quale non concordo. Criticare è cosa sterile e se concordo sulla notorietà tutta costruita  sul pacchetto scandalo/ricatto di un De Magistris, mi sento di affermare che Agostino Cordova e il pool di magistrati che lavorò con lui ad una indagine sulla Massoneria subì le mille e una peripezie del boicottaggio, fino all'eccesso di un trasferimento in un bunker dove non avevano neppure le sedie per sedere o modo di rinfrescarsi e riposare. Non è bene illudersi, la massoneria degli affari "esiste"  ed è strutturata per divenire comitato e compagnonaggio di "merende". Il compito anche ingrato o inglorioso della magistratura è quello di svelarne gli asset. Coraggio: ciò che è nascosto muore della sua "visibilità". Le influenze massoniche sul mondo della politica sono state sempre estremamente rilevanti, dalla leggenda dei 300 deputati massoni al parlamento monarchico, agli anni nostri quando nessun politico è giunto dalla Sardegna al Parlamento senza tessera, o partiti come i DS che favorivano l'iscrizione alle logge regolari per sdirozzare (nel vero termine della parola) i propri parlamentari neoeletti appena giunti nella capitale. Certo la tessera di Berlusconi è più interessante e le più recenti inchieste sono orientate a "destra", ma come non vedere l'impronta repubblicana e di sinistra del Grande Oriente d'Italia? Le logge all'estero o collocate in paradisi adamitici e fiscali esistono ed esisteranno sempre, mentre è più complesso giustificarne una nella trasparenza di uno staterello come San Marino, che ha una propria massoneria regolare, ed affitta la rupe di Cagliostro per le "gran logge" dei solstizi di tutte le comunioni. Qui la chiave di volta è proprio l'opportunità dell'incontro tra realtà economiche differenti su territorio neutrale e la "gran loggia" è l'evento nell'evento. Così il mito, ma concordo con la visione data dal gip romano De Donato sulle condizioni generali della Sardegna sull'indagine del dottor Capaldo e dal pm Sabelli. Le condizioni della Sardegna sono pietose, molto di più di quanto egli stesso non creda, perché finita l'epopea dei Berlinguer e dei Cossiga  quelle massonerie partoriscono solo mediocrità. Una chicca: la fonte di Nuzzi è un oncologo, non un cardiochirurgo. : - ) L.M. 

Da Craxi a Clinton: i flop dei pm caccia-massoni



Scritto da Gianluigi Nuzzi  
Saturday 10 July 2010

Libero - Passare da Bill Clinton agli abusi edilizi dei roof garden deve essere un’immensa amarezza e un gran brutto affare, è come per un generale dell’esercito finire alla polizia mortuaria, quella con gli uffici nelle camere ardenti degli ospedali che chiudono le palpebre ai cadaveri. Ci spieghiamo subito: le indagini sull’associazionismo segreto, su logge massoniche e compassi si sono concluse tutte in modo inglorioso. Pensate al giudice Carlo Palermo. Associò Craxi al traffico d’armi, riesumò il già allora archeologico dossier Mi.Fo.Biali, tracciò scenari internazionali tra logge siciliane, mafia. Lasciò la toga.

L’inchiesta di David Monti, invece, è quella di Clinton. Da Aosta l’allora Pm era volato negli Usa inseguendo una pista di massoni che volevano influenzare Berlusconi nel suo primo governo. Monti ha interrogato tra le montagne tutta la nomenclatura del paese degli anni ’90 per poi vedere sul Corriere una notizia che determinò la fine dell’inchiesta: “Monti vuole interrogare Clinton”. A via Veneto, in ambasciata, devono essersi chiesti chi fosse questo Monti e perché volesse interrogare l’allora presidente degli Stati Uniti. Non devono averla presa bene. In poche ore la Del Savio Bonaudo venne nominata procuratrice capo ad Aosta, Monti si vide avocare l’inchiesta e chiese di essere mandato a Firenze, l’indagine venne trasferita a Roma e archiviata a tempi record. Il massone Enzo de Chiara continuò a ricevere i suoi amici all’hotel Ambasciatori di Roma.

Insomma, la giustizia offre mille velocità. Certo, Monti era irruente, e mi sia permesso di ricordare un modesto episodio personale. Arrivò a leggere in un mio scoop dell’epoca addirittura lo strumento per influenzare l’allora nostro presidente della Repubblica, il sempre amato (!) Oscar Luigi Scalfaro. Mi fece portare in stampelle e interrogare alla Criminalpol convinto di aver scoperto un’altra trama. Finì tutto in niente. E lui oggi fa il gip a Firenze sparendo dalle prime pagine dei giornali e non avendo più condotto inchieste di portata nazionale.

Con questo non si vuol certo dire che in Italia l’associazionismo segreto sia ligio alle leggi e trasparente, elementi probatori sono spesso emersi nelle indagini ma per motivi diversi ed opposti le inchieste mai hanno espresso condanne e colpevoli. Nemmeno la P2 di Licio Gelli ha subito sentenze. Perché? Di motivi se ne possono indicare tre lontani tra loro. A volte è colpa della normativa, come la legge Anselmi che non avverte come siano cambiati i tempi. Punisce le associazioni segrete solo se tendono a sovvertire l’ordine costituito dello stato o a esercitare pressioni su un organo istituzionale in modo incontrovertibile. Insomma se sono sovversive e destabilizzanti. E, infatti, il Venerabile di Arezzo uscì pulito con un enorme danno per la giustizia. Dura lex sed lex.

Emerge anche un motivo chiamiamolo di pancia. Certi magistrati hanno il vezzo di vedere gruppi occulti sovversivi che tramano dietro chi vede nella segretezza un elemento di potere. Tracciano scenari planetari, guerre stellari che sì dilettano noi giornalisti ma che rimangono di dubbia consistenza penale. Persino uno che si considera più scaltro degli scaltri, più acuto di tutti come il mitico John Henry John Woodcock dovette qualche anno fa chiedere l’archiviazione al gip per un’inchiesta dove aveva ipotizzato i reati dell’Anselmi. Certo il sagace magistrato indicò tutta la gravità per pubblici ufficiali ad aderire a gruppi segreti ma i reati specifici non c’erano. Amen.

Queste indagini a tutto campo che si concludono in niente sono un grave danno per tutti. A iniziare dagli stessi magistrati che conducono le inchieste, basti ricordare il procuratore Agostino Cordova che dopo l’indagine sulla massoneria da Palmi si vide recapitare da Francesco Cossiga una serie di regali: un cavallo di legno a dondolo, un triciclo e un gioco da tavolo sulle investigazioni. Con un biglietto d’accompagnamento nel quale lo invitava a prendersi “un po’ di svago”. Per tutta risposta il senatore a vita si vide recapitare una citazione a giudizio per oltraggio ma il Senato aprì lo scudo.

E così ancora un anno fa sui disegni calabresi di Luigi de Magistris nell’inchiesta Why Not. L’allora magistrato si vide smontare dalla procura generale di Catanzaro la parte riguardante l’associazione segreta visto. La procura generale era “nell’impossibilità” di “dimostrare l’esistenza di un’associazione segreta denominata loggia di San Marino”. Certo, aggiungevano i magistrati, ci sono indizi che indicano l’esistenza di un gruppo che aveva certi interessi ma “non si ravvisa alcuna fattispecie di reato stante la libertà riconosciuta nelle attività meramente affaristiche”.

Di peso assai diverso, almeno leggendo l’ordinanza, pare l’imputazione mossa a Flavio Carboni che indica una ragnatela di attività illecite sulla Corte Costituzionale. Se ciò verrà dimostrato e se la stessa azione prevedeva come compenso la nomina di Cosentino alla regione Campania saremo di fronte a un caso cristallizzato dalla legge Anselmi. Con un inciso doveroso: se pressioni ci sono state queste non abbiano sortito effetto alcuno, anzi Cosentino non è mai salito al piano nobile che fu di Bassolino. Così chi magari determina gravi delitti in nome della fratellanza (deviata) la scampa sempre o quasi. Provate a raccogliere una confidenza di qualche chirurgo cardioplastico o cardio-anestesista...

gianluigi.nuzzi@libero-news.eu
 
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UIL Penitenziari


COMUNICATO STAMPA 10 Luglio 2010
 
MANOVRA – Grande adesione alla protesta  UIL


“ Una partecipazione che è andata ben oltre le nostre più ottimistiche previsioni. Abbiamo monitorato, nella giornata di ieri,  una media del 52,7 % di poliziotti penitenziari che si sono astenuti dal consumare il vitto presso le mense di servizio. Questo, infatti,  era quanto avevamo chiesto ai nostri colleghi  in segno di   ideale adesione allo sciopero generale del Pubblico Impiego,  indetto dalla UIL Pubblica Amministrazione contro la manovra economica del Governo”

Non nasconde la propria soddisfazione il Segretario Generale della UIL Penitenziari, Eugenio SARNO, nel comunicare i numeri della protesta indetta dal sindacato dei baschi azzurri

“ Abbiamo registrato punte elevatissime di adesione: a  Potenza l’80%, a Genova Marassi addirittura il 90%.  Evidentemente questa grande partecipazione è prodromica  del malessere e della profonda insoddisfazione che attraversa il Corpo di Polizia Penitenziaria, ma l’intero Comparto Sicurezza e Difesa, rispetto ad una manovra economica iniqua ed ingiusta che penalizza oltremodo gli operatori della sicurezza senza intaccare i santuari dei privilegi e senza scalfire i templi degli  sprechi.  Questo è un segnale – avverte SARNO – che il Governo farebbe bene a non sottovalutare. D’altro canto il documento unitario redatto il 7 Luglio dalle OO.SS. della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria , del Corpo Forestale, dei Vigili del Fuoco e  sottoscritto anche dal COCER della Guardia di Finanza nonché dagli organismi militari di rappresentanza dell’Aeronautica e della Marina offre bene l’idea della nostra determinazione a mantenere in vita lo stato di agitazione, se non anche ad adottare forme di protesta eclatanti senza precedenti“

Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, intervenendo durante la riuscitissima manifestazione nazionale tenutasi ieri a Roma, ha ribadito la ferma intenzione di proseguire un percorso di contestazione e di sollecitazione

“  Siamo certi che questa nostra compattezza porterà il Governo a rendere concreti i tanti  impegni  assunti verso i poliziotti ed i militari, oramai stufi  delle vane  promesse. E’  un fatto non smentibile – sostiene Eugenio SARNO - che l’unico comparto del Pubblico Impiego a cui non è stato rinnovato ancora il contratto economico relativo al biennio 2008/2009 è proprio il Comparto Sicurezza e Difesa, tutto il resto sono chiacchiere. Gli unici fatti, purtroppo, sono le proposte per  il blocco dei contratti e le penalizzanti ricadute per la previdenza, le carriere, gli stipendi e le buonuscite . Di contro l’unica certezza di cui possono disporre, oggi,  gli operatori della sicurezza e della difesa  è l’ansia quotidiana  che li assale per dover lavorare con scarsità di uomini, mezzi e risorse  e la conseguente preoccupazione nel poter portare, ogni giorno, a casa  sana e salva la propria vita. Dopo la  ferma presa di posizione unitaria,  abbiamo registrato la solita sequela di impegni. Speriamo che non  si tratti dei soliti bluff. In verità – chiosa il Segretario UIL PA Penitenziari -  a leggere l’ emendamento annunciato dai Ministri Maroni e La Russa i timori si tramutano in quasi certezze. Confidiamo, però, che prima o poi si ravvedino.  Un segnale importante, in tal senso,  potrebbe essere la convocazione del tavolo per chiudere il biennio 2008-2009, sempreché si possa disporre concretamente di quei finanziamenti aggiuntivi già resi disponibili, ma solo a parole, dal Governo Berlusconi  “
 
Di Loredana Morandi (pubblicato @ 12:45:30 in Magistratura, linkato 38 volte)
Puglia, doppio sbarco al Csm
eletti Rossi e il giudice Cassano


Perde la sinistra e avanzano i moderati. È questo il quadro che emerge dalle votazioni di domenica e lunedì scorsi dei magistrati per le elezioni dei 16 consiglieri togati al prossimo Csm (quello in carica scade a fine luglio). In termini di seggi sono pochi gli spostamenti: Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, che aveva presentato i propri candidati assieme al Movimento per la giustizia sotto il nome di «Area» perde un seggio, passando da 4 a 3 consiglieri. Non lo conquista però nessuno degli altri gruppi organizzati, le cui proporzioni restano invariate: 6 consiglieri a Unicost, la corrente di centro, che pure perde consensi in termini di voti; 3 ciascuno al Movimento per la Giustizia e a Magistratura Indipendente, il gruppo più moderato, che cresce molto in termini di voti, ma che non è riuscito a strappare nessun seggio in più

di GIOVANNI LONGO

BARI - «Credo che il Csm debba essere un organo in grado resistere agli attacchi contro l’indipendenza della magistratura». Il neo consigliere del Csm Roberto Rossi, eletto con 1.216 preferenze, mette in chiaro il modo in cui interpreterà il ruolo che è stato a chiamare a ricoprire per i prossimi quattro anni. «Il momento che sta attraversando la magistratura è molto difficile. Spetta al Csm difendere prerogative e funzioni non certo per la sola categoria, bensì nell’interesse superiore della Giustizia e dei cittadini».

Rossi è il primo pm pugliese eletto nell’organo di autogoverno dei giudici. La sua lista, «Movimento per la Giustizia », si è «federato » alle ultime elezioni (con la sigla «Area») insieme con «Magistratura Democratica», movimento cui appartiene l’altro «barese» eletto a «Palazzo dei Marescialli », Francesco Cassano, consigliere della Corte d’Appello di Bari, già presidente distrettuale dell’Anm. «E’ impor- tante che noi pugliesi abbiamo espresso due presenze nel Csm».

In realtà i pugliesi sono tre, considerando anche il sostituto procuratore Antonello Racanelli, barese d’origine. Troppo presto per pensare a quale potrebbe essere il contributo che Rossi potrebbe dare alla nuova composizione del Csm, ma il neo consigliere prova ha già una idea. «Mi piacerebbe lavorare per la commissione che si occupa dell’organizzazione oppure per la disciplinare, ma ritengo che sia davvero secondario rispetto al grande lavoro che ci aspetta individuare sin da ora la commissione in cui sarò chiamato a dare il mio contributo».

Entrato in magistratura nel 1990, 48 anni, Rossi è stato prima giudice nel Tribunale di Taranto, sezione distaccata di Manduria, per poi passare dalla parte dell’accusa. Prima alla Procura circondariale di Bari, poi, con l’accorpamento previsto dalla riforma del «Giudice Unico » è passato in forza alla Procura presso il Tribunale. Già nella vecchia «Procurina» che aveva sede non lontano dai rustici di Punta Perotti, fu avviata una delle inchieste che hanno reso celebre Roberto Rossi, quella sui palazzi realizzati dai costruttori Matarrese, Andidero e Quistelli, demoliti nel 2006.

Rossi ha fatto parte del pool pubblica amministrazione e si è occupato di ambiente. Dalla formazione alla cooperazione, dalla Fibronit alle inchieste sul ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto per fatti che sarebbero stati commessi quando era Governatore della Regione, alla prima inchiesta che ha riguardato il presunto «sistema Tarantini». Sono davvero importanti i fascicoli coordinati dal magistrato. Da settimane il corridoio al terzo piano del Palazzo di Giustizia di via Nazariantz, dove si trova il suo ufficio, era pieno di fascicoli appoggiati per terra. C’era un’aria... «Ho sistemato un po’ di cose prima di andare via».

In aspettativa per quattro anni, i suo fascicoli saranno redistribuiti. «Mi mancherà il mio lavoro, i colleghi, la polizia giudiziaria e, perché no - aggiunge sorridendo - anche i giornalisti...».

Giustizia, Francesco Cassano «Per la prima volta in Puglia - osserva Francesco Cassano - la magistratura progressista e democratica esprime propri componenti: non accadeva dal 1958 ed era il primo consiglio. Adesso ne abbiamo portati due contemporaneamente, espressione dell’intera Puglia. Credo non sia causale: è in corso un processo di rinnovamento culturale profondo».

Cassano, 54 anni, barese, in magistratura dal 1983 ha iniziato a Gallarate come pretore. A Bari, oltre che come giudice civile, si è occupato dell’applicazione delle norme sulle misure prevenzione e sulle confische dei beni alla criminalità organizzata. E’ consigliere di Corte d’Appello a Bari. «Le elezioni - aggiunge Cassano - segnano in generale un spostamento a destra degli orientamenti culturali dei magistrati italiani. Un dato sicuro sul quale riflettere. Sarà un consiglio dalle forti responsabilità istituzionali. Ci muoveremo sotto la guida autorevole del Capo dello Stato. La prima questione da affrontare credo sia l’organizzazione degli uffici finalizzata a rendere efficiente la macchina della Giustizia».

Gazzetta del Mezzogiorno
 
Di Loredana Morandi (pubblicato @ 12:22:38 in Magistratura, linkato 78 volte)
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Due volte inferno: il sequestro del lago Averno

Il nome Averno proviene dalla lingua greca e significa lago senza uccelli, un nome nato probabilmente per le esalazioni velenose che allontanavano dall'area la fauna. Il piccolo lago è infatti un cratere vulcanico spento nella zona dei Campi Flegrei. Virgilio colloca proprio presso il lago Averno le porte dell'Inferno nel sesto libro dell'Eneide. Al giorno d'oggi la magistratura inquirente ha scoperto che il sommo poeta era assai meno distante dal vero e che sugli inferi dell'Idra camorristica napoletana sono sempre i Casalesi ad imperare. La proprietà del lago che fu donato dai Borboni ad una famiglia napoletana è oggi intestata ad un fiancheggiatore del boss Setola, ovvero all'area stragista dei Casalesi. La dia di napoli ha effettuato l'operazione di apporre i sigilli con gli acquascooter, il sequestro invece è stato notificato in carcere al prestanome Gennaro Cardillo.  L.M.

La Rassegna

Sigilli al Lago d'Averno:

Corriere della Sera - ‎23 minuti fa‎
NAPOLI - C'è anche il lago di Averno tra i beni riconducibili ai Casalesi sequestrati sabato mattina nella zona flegrea, in provincia di Napoli, nel corso di un blitz della Direzione investigativa antimafia di Napoli. La vasta operazione ha permesso di ...

La polizia sequestra il lago in acquascooter

La Stampa - ‎1 ora fa‎
Agenti della Dia e della Polizia sugli acquascooter pongono i segnali di sequestro sul lago di Averno (Napoli) nel corso dell'operazione anticamorra contro il clan dei Casalesi. Alle loro spalle il ristorante Aramacao sottoposto a sequestro assieme a ...

Operazione contro i Casalesi Sequestrato anche un lago

La Stampa - ‎3 ore fa‎
Un decreto di sequestro emesso dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia è stato eseguito all'alba di oggi dagli agenti del Centro operativo della Dia di Napoli nei confronti di Gennaro Cardillo, in carcere dal 10 giugno scorso per favoreggiamento ...

Sequestrato il lago d'Averno oasi e …

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Posti i sigilli sul complesso del Country Club che comprende un agriturismo-ristorante e una discoteca. La società era intestata a un imprenditore ritenuto prestanome del boss C'è persino il lago d'Averno nella lista dei beni sequestrati oggi alla ...

Operazione anticamorra a Napoli: sequestrato anche il mitico lago ...

Il Sole 24 Ore - ‎2 ore fa‎
L'operazione anticamorra "Sibilla" della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi ha portato anche al sequestro del lago d'Averno, uno specchio d'acqua della zona flegrea, ricco di importanti siti storici. La Dia ha applicato un decreto emesso dai ...

Operazione contro i Casalesi, il lago d'Averno sotto sequestro

Virgilio - ‎41 minuti fa‎
Il lago d'Averno, leggendario specchio d'acqua di virgiliana e dantesca memoria situato poco distante da Napoli, è stato sequestrato nel corso di un'operazione degli agenti della Dia partenopea. Il decreto di sequestro è stato emesso dai magistrati ...

Le mani dei Casalesi sul Lago di Virgilio

L'Espresso - ‎1 ora fa‎
La DIA di Napoli ha sequestrato la notte scorsa beni in possesso di Gennaro Cardillo, imprenditore arrestato un mese fa per favoreggiamento aggravato della latitanza di Giuseppe Setola. Un agriturismo, un noto ristorante-discoteca, quote societarie e ...

Operazione contro i Casalesi, sequestrato il Lago di Averno

Rainews24 - ‎4 ore fa‎
Il decreto che la Dia di Napoli sta eseguendo riguarda, soprattutto, il lago leggendario che ancora oggi rinnova suggestivi ricordi narrati dall'epopea virgiliana e dantesca, del mito dell'entrata agli Inferi e della tradizione della Sibilla. ...

Camorra, sequestrato il lago d'Averno Era l'oasi del boss dei ...

Il Messaggero - ‎46 minuti fa‎
NAPOLI (10 luglio) - Operazione anticamorra della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi. In applicazione di un decreto emesso dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di affiliati al clan è stato sottoposto a ...

Camorra, sequestri al gruppo Setola: c'è anche il Lago d'Averno

PUPIA - ‎3 ore fa‎
NAPOLI. Nuova operazione della Dia contro quello che fu il gruppo stragista del clan dei Casalesi guidato dal boss Giuseppe Setola. Dopo lo yacht nel porto di Castellammare, ora è stato sequestrato addirittura un lago, lo storico "Lago d'Averno", ...

Operazione contro i 'Casalesi', la Dia sequestra il lago di Averno

Interno18 - ‎1 ora fa‎
Lo specchio d'acqua donato nel 1750 dai Borboni ad una nobile famiglia napoletana è ora di proprietà di un prestanome di Setola. Sequestrati beni per oltre 15 mioni di euro E' in corso in queste ore un'operazione anticamorra condotta dalla Dia di ...

Operazione contro i Casalesi, sequestrato il lago di Averno

Tg1 - www.tg1.rai.it - ‎1 ora fa‎
Lo specchio d'acqua fa parte dei beni intestati all'imprenditore napoletano Gennaro Cardillo, 43 anni, che ha aiutato la latitanza del super killer Giuseppe Setola. NAPOLI - Il lago d'Averno, leggendario specchio d'acqua di virgiliana e dantesca ...

Camorra, il sequestro del lago d'Averno ai Casalesi di Setola ...

TGCOM - ‎4 ore fa‎
Per Virgilio il Lago d'Averno, era la porta degli Inferi: ceduto dai Borboni ad unanobile famiglia napoletana da quest'ultima era stato venduto ad una società nel 1991, i due terzi delle quote sono passati di mano soltanto nel 2009, dopo l'arresto di ...

CAMORRA: ANCHE LAGO AVERNO TRA BENI SEQUESTRATI A CASALESI

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
C'e' anche il Lago d'Averno tra i beni sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia al clan dei Casalesi. Il lago - mitica 'Porta degli Inferi' secondo la leggenda e la tradizione - fa parte dei beni intestati all'imprenditore Gennaro Cardillo, ...

Blitz contro i Casalesi, sequestrato anche il Lago d'Averno

SKY.it - ‎3 ore fa‎
La Dia ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso d'urgenza dalla Direzione Distrettuale Antimafia, dopo l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Gennaro Cardillo per favoreggiamento aggravato della latitanza di Giuseppe ...

Beni del clan, la Dia sequestra lago

Il Nolano - ‎3 ore fa‎
CASERTA - Sequestro della Direzione distrettuale antimafia nei confronti dei Casalesi. Sotto “sigilli”, incredibilmente, anche un pezzo del Lago D'Averno. Il sequestro è stato compiuto d'urgenza dagli uomini della Dia napoletana nei confronti di ...

Camorra: la Dia sequestra ai Casalesi il Lago d'Averno

PrimaPress - ‎5 ore fa‎
(PRIMAPRESS) NAPOLI - Personale del Centro Operativo DIA di Napoli, sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo emesso dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di affiliati al clan dei Casalesi. ...

Sequestrato ai casalesi il lago Averno

Giornale Radio Rai - ‎3 ore fa‎
Si è conclusa poco fa un'operazione anticamorra della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli che ha portato al sequestro di beni del clan dei casalesi. Sequestrati un agriturismo e una discoteca-ristorante per un valore di circa 15 milioni. ...

11:06 I FATTI DEL GIORNO ORE 11.00

ANSA Valle d'Aosta - ‎1 ora fa‎
CAMORRA: MANI CLAN CASALESI SU LAGO AVERNO, SEQUESTRATO Le mani del clan dei Casalesi sul lago d'Averno, lo specchio d'acqua flegreo notissimo fin dall'antichita' citato dall'epopea virgiliana e dantesca per il mito dell'entrata agli Inferi e la ...

Caserta, i Casalesi erano i padroni anche del lago d'Averno: l ...

l'eco di caserta - ‎2 ore fa‎
CASERTA - Un decreto di sequestro emesso dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è stato eseguito all'alba di oggi dagli agenti del Centro operativo della Dia di Napoli nei confronti di Gennaro Cardillo attualmente in carcere. ...

Camorra: sequestrato il Lago d'Averno con gli acquascooter

CronacaLive (Blog) - ‎42 minuti fa‎
NAPOLI / Operazione della Dia contro il clan dei Casalesi. Posto sotto sequestro il lago d'Averno, leggendario specchio d'acqua di formazione vulcanica, che nel 1750 fu donato da Borboni ad una nobile famiglia napoletana. Nel 1991 poi fu venduto alla ...

Camorra: sequestrati ai Casalesi beni del valore di 15 milioni di ...

Crimeblog.it (Blog) - ‎1 ora fa‎
Destinario del decreto di sequestro emesso dalla DDA è Gennaro Cardillo, arrestato il 10 giugno scorso per favoreggiamento aggravato: avrebbe aiutato il boss Setola nella sua latitanza, mettendogli a disposizione ristoranti e camere d'albergo della sua ...

Camorra: sequestrato lago Averno

euronews - ‎4 ore fa‎
(ANSA)- NAPOLI, 10LUG – E' in corso un'operazione anticamorradella Dia contro il clan dei Casalesi, sequestrato anche lostorico lago d'Averno, nella zona flegrea E' di proprieta' di unprestanome del boss dell'ala stragista dei Casalesi, GiuseppeSetola, ...
 
Barcellona: perché si confonde
la libertà di informazione col gossip mediatico?


lunedì 31 maggio 2010

Da oggi il ddl intercettazioni è al vaglio del Senato, dopo una settimana segnata dalla polemica tra gli organi di informazione, tutti schierati contro quella che hanno chiamato legge-bavaglio, i magistrati a difendere la propria indipendenza, il ministro Alfano a ribadire di voler tutelare la giustizia e la privacy degli italiani dall’uso indiscriminato delle intercettazioni telefoniche. Dopo lunedì scorso però le posizioni nel governo si sono ammorbidite e lo stesso ministro aveva dichiarato di ritenere buona la vecchia ipotesi di ddl, che comprendeva la possibilità di far conoscere le intercettazioni per riassunto. Al di dà di quello che potrà essere l’assetto finale del dispositivo, il sussidiario ne ha parlato con il filosofo Pietro Barcellona, già membro laico del Csm.

«In questo paese - dice Barcellona - davvero non è più possibile discutere, perché chi esprime un’opinione deve subito arruolarsi o da una parte o dall’altra».

Cosa la fa sentire a disagio, professore?

Siamo immersi in un clima di manicheismo estremista che sta diventando sempre di più una forma di pensiero unico, e che rappresenta una patologia grave della vita democratica. Personalmente non condivido questa battaglia così forsennata contro il rischio del bavaglio e a favore della libertà assoluta di intercettare chiunque.

Neanche se è l’unico strumento per scoprire reati gravi?

Tutti i reati devono venire scoperti e occorre dotarsi degli strumenti per farlo. Ma guardiamo la realtà dei fatti. Veniamo da un’esperienza oramai lunghissima di intercettazioni realizzate da centri di potere sui quali ancora non s’è fatta chiarezza. Persone come Giuliano Tavaroli e Gioacchino Genchi - e molti altri prima di loro - hanno dedicato tempo e risorse ad “auscultare” la vita democratica, costruendo non accertamenti della verità, ma dossier ricattatori che sono serviti semplicemente a destabilizzare il paese.

L'articolo prosegue su Il Sussidiario.net

Intercettiamo o non intercettiamo?

Penso che il tema delle intercettazioni non possa più essere visto soltanto sotto il profilo della ricerca della verità sui nemici di mafia, sui crimini più gravi e su tutto quanto rientra sotto il codice penale. Le intercettazioni vanno ormai situate nel contesto generale della nostra vita pubblica. È vero, hanno dato qualche risultato molto importante in materia di reati mafiosi, ma nell’80 per cento dei casi il loro uso è stato assolutamente abnorme ed è servito a costruire, in sinergia col sistema mediatico, processi più o meno fantasiosi senza nessun vero riscontro.

Lei, insomma, dà il primato alla privatezza.

Ecco, vede la falsa contrapposizione? La privatezza è un grande bene, ma il vero tema è: che cosa serve a questo paese per avere accesso alla verità dei fatti? Il problema della verità assorbe sia il problema della tutela della libertà di stampa, sia la tutela del cittadino privato che pretende giustamente riservatezza. L’uso indiscriminato delle intercettazioni invece ha portato ad una manipolazione continua della verità.

Per esempio?

Penso a Ottaviano Del Turco. Si è messa su una scena mediatica nella quale Del Turco, sommerso da una serie di accuse che venivano in gran parte da intercettazioni e da dichiarazioni rese più o meno liberamente da pentiti, appariva come uno dei massimi criminali della nostra vita pubblica.

Parliamo della stampa. I media, da posizioni pro o contro il governo, hanno parlato di legge-bavaglio.

Io non credo che si debba mettere il bavaglio alla stampa, che deve essere libera, ma non si può neppure fare un giornalismo che non cita mai le fonti e in cui tutto si confonde.

Si spieghi meglio.

Se io leggo per esempio gli articoli riguardanti la «cricca» di Balducci e Anemone, non riesco più a distinguere tra l’estratto di un’intercettazione, la dichiarazione resa al magistrato da chi è stato di volta in volta interrogato, la ricostruzione che ne fa il giornalista, e le dichiarazioni circolanti in certi ambienti. Sono quattro piani che si intrecciano e che vanno a formare un tutto unico in cui i fatti sfumano nelle congetture o nelle ricostruzioni interessate. Ricavo la convinzione che Balducci e Anemone hanno probabilmente commesso certi fatti, ma nessuna delle cose riportate contiene un minimo di indicazione per verificare la veridicità delle cose dette.

Lei ha parlato di «manipolazione della verità» indotta dall’uso distorto delle intercettazioni. Non le pare eccessivo?

Qui non mi interessa la verità con la V maiuscola, ma la verità pubblica. L’ultimo libro di Priore e Fasanella dimostra che questo paese, fino al delitto Moro, è stato oggetto di destabilizzazione organizzata da parte di poteri occulti. Anziché occuparsi di come si può affrontare il tema della verità dei fatti che riguardano la vita collettiva, siamo chiamati a scegliere con chi stare: ma è una falsa alternativa, perché l’intercettatore è sempre un sant’uomo, mentre l’intercettato è sempre un reprobo. Su questa strada non ci sto, perché non aiuta nessuno.

Quindi secondo lei non è né minata l’indipendenza della magistratura né è a rischio lo stato di diritto.

Non credo che dal ddl verrà una buona legge, perché ogni prodotto legislativo dipende da come lavorano maggioranza e opposizione. È un tema troppo rilevante per essere affrontato da  Berlusconi nell’interesse dei cittadini, al tempo stesso l’opposizione ha il dovere di partecipare alla stesura di un testo di legge serio, perché il problema è reale e non lo ha inventato Berlusconi. La nostra storia non può essere condizionata dal ruolo che possono avere dei centri di raccolta di informazioni illegali.

Ma poiché una mediazione la si deve trovare, da quando Alfano si è mostrato più morbido pare che una delle ipotesi più probabili sia quella di dare notizia delle intercettazioni almeno per riassunto. È una via di mezzo accettabile?

Sì, potrebbe essere una buona mediazione. Ma non voglio entrare nel merito della legge. Certo è che non possiamo rimanere in una situazione di guerra civile, tra chi pensa che la democrazia è finita e chi pensa che invece ce n’è troppa. Ogni volta siamo puntualmente inchiodati dallo scontro tra Berlusconi e i giustizialisti e questo è un disastro per tutti.

Come si fa a «collocarsi nell’ottica dell’interesse collettivo alla trasparenza e alla verità», come lei ha scritto di recente?

Ci vorrebbe una riforma politica, giuridica e morale. Temo che nessuna di queste, da sola, basterebbe a cambiare la mentalità della gente. Se invece ognuno pensa di poter essere giudice di tutto, come accade ora, ogni riforma sarà inutile. Chi fa il magistrato faccia il magistrato, chi è giornalista faccia il giornalista.

Onida su questo giornale ha detto che il diritto di informazione, cioè di informare e di essere informati, non può essere cancellato in nome di un’esigenza di privacy. Che ne pensa?

Stimo Onida, ma la sua risposta risente dell’impostazione che «frantuma» la complessità del problema. Oggi la comunicazione non è più quella di mezzo secolo fa. Se un giornale diffonde la notizia che sta per essere arrestata una persona perché le viene contestato un reato, questa persona nell’opinione pubblica viene arrestata per aver commesso quel reato. Questa è comunicazione? È libertà di informazione?

Che cos’è la libertà di informazione, oltre ad essere un diritto garantito dalla Costituzione?

È quello che dicevo all’inizio: il fatto che noi cittadini abbiamo diritto di conoscere la verità dei fatti su cui si basano le grandi decisioni. È il primato della verità dei fatti sulle opinioni personali, che deve essere posto come premessa di ogni ragionamento sull’informazione. Nessun conflitto puramente soggettivo tra uno che deve accusare e un altro che si deve difendere produrrà mai alcuna verità stabile.

Siamo realmente sicuri che l’introduzione di nuove regole, oltre quelle che già ci sono, porti realmente ad una soluzione dei problemi?

Non lo so. La cosa che considero rilevante è che non ci possono essere fonti occulte e che chi dà notizie deve sempre poter dire di quale fonte si è servito. Ma soprattutto, sono contro l’idea - che qualcuno vuol far passare a tutti i costi - che in questo momento ci sia il rischio di un grande bavaglio che cade sulla stampa. Mi pare assolutamente infondata.

(Federico Ferraù)

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=89743
 
Di Loredana Morandi (pubblicato @ 08:04:36 in Magistratura, linkato 160 volte)
ELEZIONI DEL CSM:
ELETTO PAOLO CORDER,
UN "SENZA CORRENTE"


di Maurizio Tortorella

Perde Magistratura democratica, avanzano i moderati, e per la prima volta viene eletto un giudice fuori dalle correnti. Questo il risultato delle elezioni del 4 e 5 luglio per le elezioni dei 16 consiglieri «togati» del prossimo Consiglio superiore della magistratura (quello in carica scadrà alla fine di luglio). Su 8.584 magistrati aventi diritto, hanno votato in 7.402, circa l’86%. Md, storica corrente di sinistra, perde un seggio, passando da quattro a tre consiglieri. Quel seggio, però, non va a nessuno degli altri gruppi organizzati, le cui proporzioni restano invariate: 6 consiglieri a Unità per la costituzione, la corrente di centro, che pure perde consensi in termini di voti; 3 ciascuno al Movimento per la giustizia, di sinistra, e a Magistratura indipendente, il gruppo più moderato che avanza in termini di voti, ma non riesce a ottenere nessun seggio in più.

Il seggio perso da Md va al giudice di Venezia Paolo Corder, che in passato ha fatto parte della giunta dell’Associazione nazionale in quota a Unicost, ma in queste elezioni si è presentato come indipendente. È la prima volta che questo accade.

La sconfitta di Md è la seconda consecutiva: quattro anni fa la corrente era passata da cinque a quattro consiglieri. Oggi torna alle dimensioni che aveva prima del 1994. «Il Csm si sposta a destra», commenta il nuovo consigliere del Csm Vittorio Borraccetti, eletto nelle liste di Md per la categoria dei pm, colpito anche dal fenomeno «alto numero di schede bianche», triplicate rispetto al 2006. «È il segno che nella magistratura c’è una certa sfiducia verso il Csm. D’altra parte siamo oggetto di una denigrazione sistematica, che evidentemente qualcosa ha lasciato».

Ecco i 16 eletti «togati» del Csm:

Movimento per la giustizia
Paolo Carfì, Aniello Nappi, Roberto Rossi

Unicost
Paolo Auriemma, Pina Casella, Giovanna Di Rosa, Riccardo Fuzio, Alberto Liguori, Mariano Sciacca

Magistratura indipendente
Alessandro Pepe, Antonello Racanelli, Tommaso Virg

Magistratura democratica
Vittorio Borraccetti, Franco Cassano, Francesco Vigorito

Eletto indipendente dalle correnti
Paolo Corder

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06/09/2010 @ 21.57.52
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