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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 06/07/2010
Queste non sono notizie: è un necrologio. Io una cosa la voglio dire a Grillo, che tra tutti mi è sembrato il più fazioso e contestualmente il maschilista più idiota.
"Caro Beppe, sulla presenza della "notte al Viagra di Berlusconi" in trasferta sulla piazza della "libertà di informazione" ridotta a piazza della "libertà di gossip", anche a costo di distruggere l'ordinamento giudiziario o di ridicolizzare le Procure", ti sei espresso sulle "prostituzioni" giornalistiche e politiche dell'Italia della seconda repubblica. E mi starebbe anche bene e ti darei ragione, se ciò che resta di quella prostituzione in realtà non fosse concorso in omicidio, proprio per quella "notturna" presenza. Così i sinistri personaggi che vanno a prostitute, molti altri invece vanno a transessuali, ma dal numero di morti non stiamo messi bene neppure lì.
L.M.
Uccide la ex e tenta il suicidio
Venezia, lite finisce in tragedia
Un uomo ha ucciso a coltellate l'ex fidanzata e poi ha tentato il suicidio a Spinea (Venezia). L'omicidio è avvenuto nell'erboristeria dove lavorava la vittima, poco prima dell'orario di chiusura. Tutto è successo al culmine di una violenta lite tra i due, entrambi quarantenni. Dopo aver colpito la donna con un coltello, l'assassino ha rivolto l'arma contro di sé, ferendosi in più parti del corpo. Ora è ricoverato in gravi condizioni.
Dopo il duplice omicidio di Torino e Cremona, e la confessione del carabiniere che a Novara ha ucciso la ex, Simona Melchionda, il copione si ripete. I protagonisti della tragedia sono quarantenni. Pare che l'uomo sia entrato nel negozio poco prima della chiusura e nel corso di una lite, poi degenerata, abbia colpito a morte con un coltello la donna, con la quale aveva avuto un rapporto sentimentale fino a poco tempo fa. Poi ha usato lo stesso coltello per uccidersi, ferendosi in più parti del corpo.
L'uomo è ora ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Mirano (Venezia). Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Mestre che hanno avvertito il magistrato di turno.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo485758.shtml
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Massacra due ex e si suicida
Duplice omicidio tra Torino e Cremona
Folle corsa omicida tra Torino e Cremona. Dopo aver massacrato l'ex fidanzata Maria Montanaro a Chieri, Gaetano De Carlo ha ucciso a Rivolta d'Adda un'altra donna, Sonia Balcone, anch'essa sua ex. L'uomo, un carroziere 55enne già denunciato per stalking, dopo il duplice omicidio si è tolto la vita. Entrambe le vittime sono state freddate con dei colpi di pistola alla testa.
De Carlo in mattinata ha ucciso Maria Montanaro. Da alcune settimane lei voleva lasciarlo e lui le ha sparato tre colpi calibro 7,65 al volto, poi ha fatto perdere le sue tracce. Immediatamente è scattata la caccia all'uomo, ma il 55enne è riuscito a raggiungere e a freddare l'altra sua ex fidanzata, Sonia Balcone. Con quest'ultima, 42 anni, aveva avuto un legame che si era ormai concluso otto anni fa. Sonia si era risposata, aveva un bambino di quattro anni, ma nella sua vita l'incubo di quella relazione non era mai svanito: telefonate, richieste di appuntamento, lettere da parte di De Carlo la tormentavano da anni. L'uomo sapeva che, per rientrare dal lavoro, la donna avrebbe percorso la strada che costeggia il Parco della Preistoria e le ha teso un vero agguato. Ha sparato un primo colpo di pistola contro il finestrino, mandandolo in frantumi. Sonia, benché ferita, ha percorso una sessantina di metri prima di fermarsi. E' scesa dalla vettura ed e' stata raggiunta da altri tre colpi che l'hanno finita.
De Carlo era stato denunciato per molestie (reato successivamente qualificato come stalking) e minacce per ben sette volte dal marito della seconda vittima. Divorziato e con una figlia, lavorava come carrozziere in provincia di Bergamo ed abitava a Vailate (Cremona). Si è ucciso sparandosi un colpo di pistola al capo a Cornegliano laudense, nel Lodigiano.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo485312.shtml
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Sparita a Novara, uccisa dall'ex
Trovato cadavere, arrestato carabiniere
E' stato ritrovato nel Ticino il cadavere di Simona Melchionda, la giovane scomparsa lo scorso 6 giugno dalla sua casa di Oleggio (Novara). Il corpo era incastrato in alcuni rovi, qualche centinaia di metri più a valle rispetto al punto indicato dall'ex fidanzato, Luca Sainaghi, carabiniere di 28 anni. L'uomo ha confessato di averla uccisa ed è stato arrestato. Le ha sparato un colpo di pistola alla testa, con l'arma di ordinanza.
Il carabiniere ha poi ha gettato il cadavere in acqua, nei pressi della diga di Pombia. Il delitto, secondo la confessione dell'assassino, sarebbe avvenuto la sera del 6 giugno, il giorno della scomparsa della vittima, al culmine di un litigio.
Tra Simona Melchionda e Luca Sainaghi c'era stata una relazione iniziata nell'inverno scorso, interrotta quando lui aveva deciso di tornare insieme all'ex fidanzata che nel frattempo era rimasta incinta. Il carabiniere, in servizio alla caserma di Oleggio, ha confessato ai colleghi che la vittima voleva che lasciasse la compagna e il figlio per tornare con lei.
Una versione differente da quella sostenuta dai genitori della ragazza scomparsa. Per loro era Luca, infatti, a non lasciare in pace la figlia. Cosa sia successo quella sera del 6 giugno, comunque, è ancora da chiarire.
Simona è uscita di casa verso le 23.30 e da allora non è più stata vista. L'unica traccia è un sms arrivato verso le 2 di notte ai genitori: "Stanotte dormo fuori". A quell'ora è però probabile che Simona fosse già stata uccisa.
Al momento è escluso che nell'omicidio sia coinvolta l'attuale compagna del carabiniere.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo485527.shtml
Lamezia: Sentenza prevista per fine mese. I magistrati rinviano le loro ferie
Lamezia Terme - Dopo l'assoluzione di tutti e tre gli imputati col rito abbreviato, il processo Marechiaro potrebbe completare il primo grado di giudizio davanti al tribunale ordinario a fine mese. Per chiudere il dibattimento infatti sia il collegio presieduto da Pino Spadaro, sia il pubblico ministero Luigi Maffia, hanno fatto slittare le loro ferie. Nell'udienza di ieri hanno deposto due imputati minori: Andrea Iovene, oggi dirigente al Comune di Lamezia e fino al 2007 capo dell'ufficio urbanistica alla Regione, e Gianfranco Strancia, progettista e direttore dei lavori del Gran Hotel Marechiaro, l'albergo finanziato dalla Regione con 4,2 milioni di euro su cui è aperto il processo per truffa, falso e diversi reati edilizi. Tra gli imputati anche l'ex governatore Giuseppe Chiaravalloti e Pino Gentile, assessore regionale all'epoca dei fatti (inizi del 2000) ed oggi. L'architetto Iovene imputato di falso ha dichiarato che il parere di conformità con gli strumenti urbanistici comunali si poteva dare al piano di lottizzazione anche in mancante di variante al piano regolatore. E che ci sono stati altri accordi di programma siglati dalla Regione per la costruzione di alberghi, così com'è avvenuto per il Marechiaro, utilizzando fondi comunitari. Il progettista Strancia ha dichiarato alla corte di aver proceduto nel suo lavoro pur in mancanza di nulla osta paesaggistico perchè sul Bollettino della Regione era stata pubblicata l'avvenuta conferenza dei servizi. Che invece non s'è mai riunita. Ma l'architetto Strancia ha detto di averlo saputo solo dopo aver letto la relazione del perito d'ufficio. Il processo è stato rinviato a lunedì prossimo. Intanto il Pdl di Gizzeria esprime la propria soddisfazione per la sentenza di assoluzione del sindaco Pietro Raso, del consigliere Francesco Argento, e del consigliere provinciale Michele Rosato imputati col rito abbreviato. «La giustizia – afferma il coordinatore cittadino Antonello Maruca – ha fatto il suo corso e la verità è emersa senza dubbi o ombre, come dimostrato dalla sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice nei confronti di Pietro Raso, Francesco Argento e Michele Rosato. In tutto il periodo delle indagini e, fino anche alla richiesta di condanna del pubblico ministero, eravamo certi che la giustizia avrebbe trionfato, ribadendo la loro estraneità a quanto gli veniva contestato. Da oggi in poi si continuerà a lavorare, cosa fatta sin dall'insediamento ed ora con un rinnovato entusiasmo, per il bene del paese e di tutta la collettività, mettendo in pratica quelle linee di programma tracciate durante la campagna elettorale della primavera scorsa, che aveva riportato il centrodestra alla guida del governo cittadino». «Pertanto – conclude Maruca – il Pdl di Gizzeria, rinnova l'augurio di buon lavoro a tutta l'amministrazione, per far proseguire nella gestione dell'ente quel processo di sviluppo e di rinnovamento con la dovuta serenità della quale si ha bisogno».
Gazzetta del Sud via Lameziaweb http://www.lameziaweb.biz/new.asp?id=12578
Di seguito alcuni degli speciali sulle dimissioni del Ministro durante l'udienza del processo sul caso dell'Antonveneta tenutasi presso il Tribunale di Milano. Brancher annuncia le dimissioni da ministro. Berlusconi: «Ho condiviso la decisione» di Nicoletta Cottone 5 luglio 2010
Aldo Brancher ha annunciato la sua decisione di rinunciare al legittimo impedimento e di dimettersi da ministro. Lo ha fatto in aula, al Tribunale di Milano, nel corso del processo che lo vede imputato con la moglie per ricettazione e appropriazione indebita nell'ambito di un filone sulla tentata scalata dell'allora Banca Popolare di Lodi ad Antonveneta. Poco dopo il premier ha fatto sapere di aver «condiviso con Aldo Brancher la decisione di dimettersi da ministro. Conosco e apprezzo ormai da molti anni Brancher e so con quanta passione e capacità avrebbe potuto ricoprire il ruolo che gli era stato affidato. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali». Il premier si è detto certo che «superato questo momento Brancher potrà, come sempre, offrire il suo fattivo contributo all'operato del Governo e alla coalizione». la richiesta di dimissioni del ministro per «legittimo sospetto» che la nomina avesse lo scopo di far ottenere al neo ministro un ombrello nel processo che lo vede imputato. Una nomina sgradita anche i finiani , sulla quale era intervenuto in modo deciso il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, precisando in una nota che la ragione di legittimo impedimento («organizzare il nuovo ministero») proposta dai legali del neoministro Aldo Brancher al processo, non esisteva. Era stato giallo anche sulle deleghe al ministro, mai pubblicate.
«La mia presenza è nel segno del rispetto del tribunale e per dimostrare la mia innocenza», ha dichiarato Brancher davanti al giudice, Annamaria Gatto, aggiungendo che all'inizio aveva pensato «di dover privilegiare per un breve periodo gli interessi del paese, ma siccome tale scelta è stata indebitamente strumentalizzata, ho fatto una diversa scelta, prima di tutto nel rispetto della mia famiglia e perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». E ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da ministro.
Intanto è stato rinviato al 28 luglio il processo, che nella mattinata era continuato a porte chiuse, senza testimoni e solo su prove documentali, dopo la richiesta del ministro dimissionario Brancher di essere giudicato con rito abbreviato incondizionato. Il presidente della quinta sezione del tribunale ha fatto uscire i numerosi giornalisti che erano in aula per proseguire con l'udienza. Il 28 luglio dopo requisitoria e arringhe, potrebbe arrivare anche la sentenza. Prosegue, invece, con rito ordinario il processo della moglie, Luana Maniezzo, per la quale i legali potrebbero sollevare l'eccezione di competenza territoriale nell'udienza del prossimo 28 luglio. In ogni caso comunque il procedimento sarà assegnato a un altro giudice.
Per il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, le dimissioni del ministro Aldo Brancher sono una lezione per l`opposizione. «Infatti - sottolinea Letta - è stato ancora una volta dimostrato che la determinazione e l`unità di intenti delle opposizioni consentono di ottenere i risultati e di mettere alle corde il governo. È una lezione di cui far tesoro». Forte anche il giudizio di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato. «La conclusione della vicenda Brancher ci dice quanto di strumentale e di indegno ci fosse nella scelta di nominarlo ministro». Per Anna Finocchiaro «anche la sfacciata arroganza del potere si é dovuta arrendere di fronte alle regole e alle ragioni della correttezza istituzionale».
Con le sue dimissioni da ministro per il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, Aldo Brancher ha chiuso una situazione che era diventata insostenibile. «Si chiude una vicenda kafkiana, nata male e proseguita peggio, in cui è emersa tutta la confusione presente all`interno del governo e della maggioranza».
«Chapeau a Brancher», ha dichiarato il finiano Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera. «Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl».Il Sole 24 ore
*** La Repubblica ...
L'annuncio durante il processo Antonveneta. Si avvarrà del rito abbreviato. Berlusconi: "Scelta condivisa". Evitato il voto dopodomani sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv, ma non cala la tensione nel Pdl. I finiani evocano la federazione. Bocchino: "Nessuno ci caccerà, ma si può rivedere il partito unitario" / FOTO
COMMENTO Il piano inclinato di EZIO MAURO Speciale Repubblica TvLa finta tregua di M. GIANNINI
*** Corriere Sera ..
LA RESA DEL MINISTRO
21:36 CRONACHE L'annuncio durante l'udienza Antonveneta, dove è imputato di ricettazione e appropriazione indebita «Stop a strumentalizzazioni». Chiesto il rito abbreviato dopo la rinuncia al legittimo impedimento. I finiani: il premier ci sta ascoltando
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*** Il Messaggero
*** Quotidiano.net
Il parlamentare ha rinunciato al legittimo impedimento e chiesto il rito abbreviato nello stralcio del processo Antonveneta in cui è imputato con la moglie per ricettazione e appropriazione indebita
Pedofilia, 7 anni di penaall'istruttore di nuotoIl 33enne arrestato nell'ottobre 2008 è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale ai danni di due bambini di tre e cinque anni. Dovrà risarcire una famiglia con 90mila euro. Annunciato il ricorso in appello. Rimarrà ai domiciliari di MARIA CHIARA PERRISette anni di detenzione. Il collegio di giudici presieduto da Eleonora Fiengo ha accolto la richiesta di condanna del pm Adriana Blasco per il giovane istruttore di nuoto accusato di violenza sessuale ai danni di un bimbo di soli tre anni e di abusi su un suo piccolo allievo di 5 anni, oltre che di atti osceni in luogo aperto al pubblico. Le molestie sarebbero avvenute nelle scuole materne private frequentate dai bimbi. Il 33enne, che lavorava come istruttore libero professionista, è stato arrestato nell'ottobre 2008 dopo essere stato sorpreso in atteggiamenti inequivocabili con una delle vittime da una maestra d'asilo. L'imputato, che ha sempre rigettato ogni accusa, si è difeso sostenendo che si sarebbe trattato soltanto di un gioco male interpretato dalla testimone. Attualmente il giovane si trova ancora agli arresti domiciliari e ha il permesso di frequentare un'associazione di volontariato. L'imputato è stato riconosciuto colpevole di tutte le accuse. Oltre alla pena detentiva, dovrà risarcire la famiglia del bimbo di tre anni, che si è costituita parte civile, con 90mila euro. All'associazione Centro italiano femminile di Parma, che gestisce uno degli asili in cui sono state compiute le violenze, andranno 7.500 euro. L'uomo è stato interdetto in perpetuo dal lavoro nelle scuole di ogni ordine e grado e dalle strutture frequentate in prevalenza da minori, oltre che dagli uffici di tutela e curatela. L'avvocato difensore Stefano Lojacono ha già annunciato il ricorso in appello. Oggi il legale ha chiesto che venissero ascoltati i due minorenni coinvolti, che non sono mai stati sentiti durante le indagini. La richiesta è stata rigettata dalla corte perché è arrivata in ritardo, a istruttoria ormai chiusa. "Non credo che si possa giudicare un caso del genere senza ascoltare i bambini - ha dichiarato l'avvocato - speriamo molto nell'appello". Il giovane istruttore è stato presente a ogni udienza, sorvegliato dalla polizia penitenziaria e sostenuto da amici e parenti. Adesso, tornerà agli arresti domiciliari. Alla fine del processo, che si è svolto a porte chiuse, un suo amico ha pregato la stampa di scrivere che "è una delle persone più belle che abbia mai conosciuto". (05 luglio 2010) La Repubblica - Parma
Fotografie del 06/07/2010
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06/09/2010 @ 23.25.25
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