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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 05/07/2010

Di Loredana Morandi (pubblicato @ 16:05:44 in Magistratura, linkato 102 volte)

Proc. n. 53/2008 R.G. - Sentenza del 28.5.2010 – Presidente Mancino – Estensore Berruti.

Doveri del magistrato – Indipendenza - Partecipazione all’attività di un partito politico – Divieto -  Magistrato fuori ruolo - Illecito disciplinare – Sussistenza.

L’inibizione per il magistrato a partecipare in modo continuativo ed organico all’attività di un partito politico, prevista quale illecito disciplinare esterno all’esercizio delle funzioni dall’art. 3 lett. h) del D. Lgs.vo n. 109/2006, si estende anche all’ipotesi in cui il magistrato si trovi destinato fuori del ruolo organico della magistratura, in quando anche nella predetta condizione risulta vulnerata l’indipendenza del magistrato, che deve sussistere quale valore primario previsto dalla Costituzione anche in caso di (temporaneo) mancato esercizio delle funzioni giudiziarie; (fattispecie relativa all’incarico di Presidente provinciale di un partito politico assunto dal magistrato fuori ruolo).

dott. Luigi Bobbio, magistrato fuori ruolo

 i n c o l p a t o

della violazione degli artt. 1 e 3 lett. h del d.lgs. n. 109/2006, modificato con legge n. 269/2006 per aver gravemente mancato ai propri doveri di correttezza e rispetto delle disposizioni ordinamentali. In particolare, nella qualità ut supra, assumeva in data 5.5.2007 l'incarico di Presidente della Federazione Provinciale di Napoli del partito politico Alleanza Nazionale, malgrado l'art. 3 lett. H del Decr.Legislativo n. 109/2006 modif. con Legge n. 269/2006 inibisse l'iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici, divieto questo peraltro già sancito dall'art.8 del Codice Etico della Magistratura, recepito dal Consiglio Superiore della Magistratura con delibera del 12.7.1994, codice adottato ai sensi dell'art.58 bis D. Legisl. n. 29/1993, introdotto con D.Legisl. n. 546/1993, e che con specifico riferimento al dovere di indipendenza del magistrato prevede come il medesimo debba evitare "qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitico o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine".

Leggi lo svolgimento del procedimento sul sito di Movimento per la Giustizia

 

Il dispositivo scaturito dal procedimento:

 

P.   Q.   M.


La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, Visti gli artt. 18 e 19 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, dichiara il dott. Luigi Bobbio responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infligge la sanzione disciplinare dell'ammonimento.


Roma, 28 maggio 2010


Il Relatore ed Estensore (Giuseppe Maria Berruti)

Il Presidente (Nicola Mancino)

 
Di Loredana Morandi (pubblicato @ 12:57:44 in Indagini, linkato 32 volte)
Sos per Loredana Morandi


La mia giornata tipo di vittima di stalking è tutta scritta qui, nell'immagine che segue.

ATTENZIONE: tutto quanto avviene per aver io dato "notizia" alla stampa un reato di peculato ai danni del centro elettronico dell'Università Federico II di Napoli e ai danni della popolazione universitaria partenopea. Un reato ai danni dello Stato perpetrato onde servirsi dei computer server universitari per il file sharing illegale.

- nel riquadro rosso il delirante "prezzolato" che mi perseguita non lascia mai cadere l'ossessione per "i miei figli" di cui ha più volte e reiteratamente pubblicato anche le fotografie;

- nel riquadro verde il pedofilo ideologo pontifica se sia abuso o meno quello di un cinquantenne ai danni di una ragazzina di appena 12 anni,

- nel riquadro nero immancabili ad ogni scritto le più e più volte reiterate "minacce di morte";

- visibile a lato la mia foto personale, nel riquadro blu.

Il tutto su un sito che pubblica il mio indirizzo abitativo venti (-20-) volte e tutti i danneggiamenti e le relazioni intrattenute in 2 anni con i numerosi clienti + circa 15 video diffamatori creati appositamente con un tema adatto agli ambienti tipici della pornografia.

E ciò grazie ad un sito del porno commerciale sardo, in hosting presso Tiscali Spa, si indicizza con la pubblicazione del mio numero telefonico anche sul mio indirizzo di casa.

Associando la parola "Sesso" indissolubilmente al mio nome.


Nonostante il mio incontro con il Questore, dott. Salvatore Mulas, in Cagliari il 10 dicembre 2008.

No, non avevamo ancora una legge contro lo stalking, ma i reati erano già tutti lì e si sono moltiplicati grazie all'interessamento dei gestori italiani degli affari criminali di Pirate Bay..


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-07-05_125557_tutto_in_data.jpg

CLICCA QUI PER ALLARGARE L'IMMAGINE


Queste iniziative mirano all'ottenere i mille ed uno danneggiamenti alla vittima, a me augurano anche l'ischemia cerebrale, però prometto che se devo dar corso ad un "suicidio" pubblico o politico per ottenere "Giustizia" avrò cura di portar con me all'altro mondo alcuni souvenir dell'ipocrisia.

L.M.
 
Di Loredana Morandi (pubblicato @ 07:04:52 in Magistratura, linkato 70 volte)
Dalle toghe schiaffo al Csm


Dossier di Magistratura indipendente: nomine pilotate ed errori nei trasferimenti. Oggi e domani seggi aperti per rinnovare Palazzo dei Marescialli.

Magistrati «Gentile collega, questo è il resoconto di quattro anni difficili e intensi». Cominciano cosi le «Cronache dal Palazzo dei Marescialli», inviate da Magistratura Indipendente ai nove mila magistrati che oggi e domani andranno alle urne per eleggere i sedici consiglieri togati che comporranno il nuovo Consiglio superiore della magistratura (il mandato del Csm in carica scade a fine mese). La corrente moderata delle toghe batte un colpo e scrive un potente documento di denuncia delle irregolarità compiute dall'organo di autogoverno della magistratura.

L'obiettivo è chiaro: colpire al cuore la gestione che ha contraddistinto negli ultimi quattro anni la scelta delle nomine per gli incarichi dirigenziali degli uffici giudiziari. Il documento denuncia un atteggiamento di doppiopesismo nei confronti dei magistrati da parte del Csm: con alcuni eccessivo rigore, con altri eccessivo lassismo e benevolenza. C'è chi, ad esempio, ha usufruito di congedi per motivi di famiglia anche se questi non esistevano (è il caso di un magistrato a cui nel 2006 è stata concessa l'aspettativa per gravi motivi di famiglia perché assumesse l'incarico da una società privata straniera di organizzare dei corsi di formazione per magistrati all'estero).

Possibili - ma solo per alcuni secondo le «Cronache dal Palazzo dei Marescialli» - anche avvicinamenti d'ufficio non propriamente consentiti: ottenuta l'applicazione extradistrettuale presso la procura di Foggia da parte di un magistrato in servizio a Ragusa in realtà originario della cittadina pugliese. E ancora promozioni nonostante un gran numero di ritardi nel deposito delle sentenze (240 in ritardo su 493 complessive per un magistrato nominato giudice d'appello promosso dal plenum del Csm), pregiudizi e liti tra colleghi che condizionano le nomine, trasferimenti approvati dal Consiglio superiore della magistratura nello stesso giorno al medesimo giudice per due destinazioni diverse.

La denuncia della corrente moderata delle toghe continua e diventa un vero e proprio attacco: il Csm, sulla spinta del comportamento tenuto da Magistratura democratica e Unità per la Costituzione, ha reiterato nomine sbagliate nonostante le bocciature dei tribunali amministrativi. Significativo il caso raccontato dalle «Cronache dal Palazzo dei Marescialli» dei procuratori aggiunti alla Procura di Roma. Le nomine in questione sono state fatte secondo Magistratura indipendente su base correntizia. «Nomine sbagliate», dicono. Tant'è che gli esclusi hanno presentato ricorso al Tar e lo hanno vinto. Il tribunale amministrativo ha annullato le nomine e il Csm ne ha preso atto. Salvo poi reiteratamente rinominare le stesse persone. Della serie: se non è il Csm a rispettare le sentenze.

Magistratura indipendente, insomma, ha proposto ai novemila magistrati pronti al voto una operazione verità. L'obiettivo della corrente moderata delle toghe è quello di aprire gli occhi ai giudici e imprimere una svolta alle elezioni. La partita decisiva la gioca Stefano Schirò, consigliere della Corte di cassazione. Per vincere dovrebbe conquistare uno delle due poltrone a disposizione per i magistrati di Cassazione. Oggi il seggio è di Magistratura democratica. «Se succede le cose possono cambiare», assicurano i moderati.

Nadia Pietrafitta per Il Tempo

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Di Loredana Morandi (pubblicato @ 07:00:51 in Magistratura, linkato 69 volte)

Elezioni del Csm (4 e 5 luglio):
un’interessante dichiarazione di voto


Il 4 e 5 luglio giudici italiani eleggeranno i 16 membri «togati» del nuovo Consiglio superiore della magistratura. L’ho già segnalato su questo blog: questa volta, e per la prima volta, si presentano alcuni candidati indipendenti, cioè slegati dalle correnti che irreggimentano l’attività del Csm.

Basterebbe che per loro votassero 450 degli oltre 9 mila aventi diritto, e nel prossimo Consiglio entrerebbero giudici poco disposti a soggiacere alle regole dello «scambio di favori», il meccanismo che da troppo tempo condiziona la progressione delle carriere. Sul tema, adesso, arriva anche un’autorevole lettera aperta che, se letta con attenzione, è quasi una denuncia: a rivolgersi alla categoria è un giudice milanese, Guido Salvini, che ha deciso di prendere nettamente posizione a favore dei candidati indipendenti. Ecco che cosa sostiene Salvini, non iscritto ad alcuna corrente e noto per le sue indagini sulla strage di piazza Fontana e sul terrorismo: «Tre settimane orsono vi ho fatto parte della mia scelta personale per le elezioni del Csm per Edoardo Cilenti e delle ragioni di questa scelta che si estendono agli altri indipendenti.

Ora, a pochi giorni dal voto, molti segnali, che leggiamo nelle mailing list dell’Anm e delle correnti, e nelle preoccupazioni di alcuni candidati “ufficiali” che vivevano le elezioni come una formalità, ci dicono che la partita è aperta, che è stato toccato un nervo scoperto e che è stato inserito un piccolo cuneo in un sistema che sembrava impenetrabile. Mi permetto, quindi, di trasmettervi ancora qualche mia riflessione, un po’ più  breve perché la verità è semplice ed è il suo contrario in genere ad aver bisogno di parole complicate.

Ci sono molti incerti, a Milano e in tutti i distretti. Quelli che pensano, io sarei d’accordo, ma serve, ma ne vale la pena? Sì, ne vale la pena, per i candidati indipendenti, per i candidati di corrente, per la magistratura nel suo insieme. Abbiamo bisogno di uno o più consiglieri che anche al Csm siano sentinelle della correttezza e trasparenza delle scelte; magistrati non migliori degli altri, che non pretendono di esserlo, ma che possano intendere i 4 anni a Palazzo dei Marescialli come un ulteriore servizio ed esperienza, e non come la tappa agognata di una carriera personale. Abbiamo bisogno, ad esempio, di consiglieri che nelle varie Commissioni non siano i destinatari delle telefonate di Tizio o di Caio, ma  studino i fascicoli dei vari candidati da cima a fondo prima di dare il loro voto, come noi tutti facciamo con i nostri fascicoli processuali.

Non abbiamo bisogno di consiglieri che ci abbiano illustrato in pubblico concetti nobili ed elevati ma che in privato abbiano fatto, e siano lì per  mantenere, promesse sconvenienti ai loro potenziali elettori, spesso semplici adulatori nella speranza di un beneficio.

Abbiamo bisogno di candidati, come Edoardo Cilenti e gli altri, che semplicemente ci dicano: “Sono un giudice, sinora ho fatto questo e quest’altro e lo puoi verificare. Se ti sembro adatto votami per il Csm  e se sarò eletto, farò il Consigliere nello stesso modo in cui ho fatto il giudice, con imparzialità, correttezza ed impegno”. Tutto qui. “(…) Il 4/5 luglio siamo chiamati a compiere una  scelta davvero libera che nessuno ci può rimproverare e i professionisti del voto che gironzolano intorno al seggio ci mancano solo di rispetto creando anche un danno all’immagine di coloro che sostengono”.

 
Di Loredana Morandi (pubblicato @ 06:40:42 in Magistratura, linkato 60 volte)
Questa notizia non l'avevo seguita in tempi recenti causa guasti del pc. L.M.

Csm "bacchetta" i penalisti nolani    


NOLA - Il Consiglio superiore della Magistratura “bacchetta” gli avvocati del Tribunale di Nola. I penalisti nolani attuarono a gennaio una dura protesta (con tanto di sciopero) contro alcune di quelle che essi stessi consideravano delle limitazioni al loro operato. In particolare la “compressione del diritto alla difesa degli imputati” a causa del calendario e della gestione delle udienze. L’Unione delle camere penali appoggiò la protesta, ora arriva la forte risposta del Csm, l’organo di controllo della magistratura, che condanna la “grave e pericolosa delegittimazione” che attraverso quella protesta gli avvocati nolani attuarono nei confronti dei giudici impegnati in uno dei più importanti processi contro la mala nolana, il giudizio contro sette clan dell’area conclusosi con condanne fino ad un totale di sette secoli di carcere (tra gli imputati anche Pasquale e Salvatore Russo). La prima Commissione del Csm “raccomanda” comunque “l'immediata ripresa di un dialogo sereno tra avvocatura e giudici di Nola, perchè si ripristini la reciproca fiducia”.

di Redazione 23/06/2010
Il Nolano Anno III Numero 173


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(Adnkronos) - ''La decisione assunta quest'oggi dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, senza voler ascoltare le ragioni della Camera Penale ...
 
Riporto per intero le dichiarazioni dell'Avv. Gian Ettore Gassani, presidente della Associazione Avvocati Matrimonialisti (AMI) sul più recente e luttuoso caso di stalking. Condivido le sue parole, compresa la richiesta di emendare la legge con l'investire ufficialmente il sistema sanitario. Io avevo parlato di servizi sociali, che negli states sono investiti anche di quegli aspetti che riguardano competenze specifiche giudiziarie.
Rilancio all'avvocato il vero problema costituito dalla insensibilità delle istituzioni: i Questori, che al massimo dell'impegno hanno creato un ufficio cui delegano i casi, cui corrisponde una perfetta "sfiducia" nella base delle Forze dell'Ordine che alla vittima propongono la "denuncia" e così dribblano la responsabilità "doppia" della notifica dell' "Esposto". Così è pur vero che con la denuncia la vittima può procurarsi ulteriori violenze, ma in nessuna parte della legge è cancellato l'iter di nofica dell'esposto stesso, da notiziare allo stalker "direttamente presso i comandi", cui deve seguire l'interessamento immediato degli uffici di Gabinetto per l' "ammonimento" così come sancito dalla Legge. Tutti i casi gravi di stalking pervengono a Questure, Procure e agli avvocati già conclamate alcune delle violenze, ma è sulle Questure in primis che si deve lavorare e anche con l'intelligenza e responsabilità del "giurista" nell'individuare quei casi in cui è necessario investire l' "ambiente" dello stalker optando per una notifica sul posto di lavoro invece che nella buca delle lettere.
Il lavoro delle Procure in queste condizioni diviene complesso,  perché sui casi di stalking il pm non deve aspettare l'arrivo di un avvocato a difendere gli interessi della vittima, ma accertare egli/ella stesso/a le condizioni reali della vittima. Soprattutto nelle grandi città. Di contro le Camere Penali potrebbero offrire un servizio aggiuntivo a quello statale del Gratuito Patrocinio. Immaginate l'effetto sorprendente di un cartello vicino all'ufficio informazioni della Procura con su scritto in Rosso: "Assistenza Anti Stalking: Sala Avvocati, piano terra, stanza X." L.M.



Quando la denuncia contro lo stalker
diventa una condanna a morte



“La legge sullo stalking, se non emendata nella parte in cui le vittime che hanno sporto denuncia contro i persecutori hanno diritto a reali misure di protezione personale, rischia di diventare una legge inutile e paradossalmente produttrice di gesti estremi a danno delle stesse vittime.

L’ultimissimo fatto consumatosi tragicamente ancora nel cremonese, potrebbe rientrare nel fenomeno dello stalking laddove il movente dell’omicidio sia da ricercare nell’eventuale interruzione del rapporto sentimentale da parte della vittima così come il biglietto lasciato dall’omicida farebbe presupporre”. E’ il commento del presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani avv. Gian Ettore Gassani.   

“La legge sullo stalking – continua - se da un lato indubbiamente ha rappresentato una svolta giudiziaria e sociale nel nostro Paese, dall’altro ha messo a nudo ancora una volta la quasi totale inadeguatezza del nostro sistema nella lotta e nella la prevenzione alla violenza a tutela delle vittime delle persecuzioni moleste”.

Può bastare la denuncia a bloccare le persecuzioni di uno stalker specie se quest’ultimo è un grave malato  mentale? Ci si è mai posti l’interrogativo di quali misure di protezione sono realmente adottate nell’interesse delle vittime di stalking, una volta che lo stalker è stato individuato e denunciato?

“E’ sin troppo risaputo che il persecutore, se psicolabile, diventa ancora più violento e pericoloso dopo la denuncia. Non era mai successo che uno stalker si spingesse ad uccidere due vittime contemporaneamente, così come ha fatto Gaetano De Carlo, assassino di Maria Montanaro e Sonia Balcone in un’autentica giornata di follia, che andava messo i  preventivo.  L’uomo, come è noto, era stato denunciato ben sette volte per stalking.  Occorre, a questo punto, un momento di riflessione su quelle che sono in concreto le misure che la nostra legge pone in difesa delle vittime di persecuzioni moleste. Il fenomeno è emergenziale”.

Se lo Stalker è uno psicolabile può bastare una denuncia, un ammonimento della questura o un mero arresto di qualche giorno?

“La risposta è no. Ogni volta che c’è un caso di stalking, il presunto responsabile dovrebbe essere sottoposto automaticamente a perizia psichiatrica e nel caso in cui quest’ultimo dovesse essere considerato un soggetto particolarmente pericoloso, occorrerebbe applicargli la misura di sicurezza dell’ O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) al fine di neutralizzarlo. È risaputo che lo Stalker, quando è un pazzo, diventa ancora più cattivo e pericoloso dopo la denuncia. Si può morire così per colpa di uno psicolabile?  Ma vi è un reale interesse a tutela delle donne nel nostro Paese? O forse dobbiamo sospettare che la legge sullo stalking sia l’ennesima legge ‘scatola vuota’ prodotta dal nostro legislatore?

L’Ami ritiene che in Italia vi sia un garantismo a senso unico, quasi sempre a vantaggio del carnefice. Quando furono chiusi i manicomi nessuno si preoccupò di introdurre alternative. Per cui ci siamo trovati centinaia di migliaia di pazzi per strada con un residuale intervento dei reparti di psichiatria degli ospedali e relativa applicazione dei T.S.O. (Trattamenti sanitari obbligatori). La 'mattanza' nei confronti di tante donne non è colpa solo di chi le ha uccise, quanto di una cultura buonista ed irresponsabile, del tutto sganciata dalla realtà e dal buon senso”.

“L’aspetto ancora più agghiacciante è il senso di impotenza e di assuefazione della gente, della politica e di alcuni addetti ai lavori del sistema giudiziario" chiude Gassani.

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06/09/2010 @ 22.00.39
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