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 the strange lady .. kurt nimmo... di Loredana Morandi
 
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Sul manifestarsi della pedofilia: Il soggiacere alle esigenze di donne volgari e violente, siano esse inoltre nane, malformate o mastodontiche, e la contestuale persecuzione e vessazione di una madre normale con figli normali, in un uomo che nell'infanzia abbia subito abusi a carattere sessuale, rappresenta una latenza grave ed un segnale dell'avanzare della parafilia comunemente nota come Pedofilia.

Loredana Morandi
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Adnkronos: Non solo Avetrana, molte le case del turismo dell'orrore
Di Loredana Morandi (del 19/10/2010 @ 07:55:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1277 volte)
Non solo Avetrana,
molte le case meta
del turismo dell'orrore

ultimo aggiornamento: 18 ottobre, ore 15:43

Roma - Adnkronos) - Dalla strage di Erba al caso Carretta, sono molte le case bollate come 'maledette' che successivamente vengono vendute e neanche a distanza di troppo tempo, magari offerte a prezzi stracciati
Roma, 18 ott. - (Adnkronos) - Bollate come 'maledette', spesso meta di turismo macabro, successivamente vendute e neanche a distanza di troppo tempo, magari offerte a prezzi stracciati. La casa della famiglia Misseri ad Avetrana, al centro delle indagini per la morte di Sarah Scazzi, non sembra sfuggire al destino mediatico che ha accompagnato in passato altri luoghi di delitti, presi d'assalto da giornalisti, fotografi e curiosi che anche in queste ore, ininterrottamente, 'assediano' la casa di Avetrana in cui si è consumato il delitto di Sarah. Ecco il destino che hanno avuto le case degli orrori, le abitazioni nelle quali si e' scatenata la furia omicida in tanti casi di cronaca.

STRAGE ERBA - E' stata donata alla Caritas per essere trasformata in un rifugio accogliente, sicuro e gratuito la casa nella quale l'11 dicembre del 2006 vennero massacrati Raffaella Castagna, la madre Paola, il piccolo Youssef e Valeria Frigerio e ferito gravemente il marito di quest'ultima, Mario, ad opera di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

CASO CARRETTA - Al centro di una vera e propria querelle giudiziaria, invece, finì la casa dei Carretta, la famiglia di Parma scomparsa dalla città emiliana nell'agosto 1989 del cui massacro si è autoaccusato il primogenito Ferdinando. L'uomo, rinchiuso in un ospedale psichiatrico e tornato in libertà, è entrato in possesso della casa, che fu comprata dal padre nel 1973 e che oggi ha un valore di circa 300 mila euro. La residenza è stata assegnata a Ferdinando in seguito ad un accordo firmato con le zie Paola Carretta, Adriana e Carla Ghezzi.

DUPLICE DELITTO DI FERRAZZANO - E' tuttora chiusa ed è stata messa recentemente in vendita la villetta nella campagna molisana, dove il 28 aprile del 2005 Angelo Izzo, il mostro del Circeo, tornò a colpire, massacrando due donne Maria Carmela e Valentina Maiorano. Madre e figlia, manette ai polsi, la bocca sigillata con nastro adesivo, avvolte in buste di plastica, vennero trovate sepolte nel giardino che circonda l'abitazione. Coperta da una fitta vegetazione la villetta dei nuovi orrori di Izzo, una costruzione modesta a due piani, è poco distante dal vicino centro abitato di Ferrazzano in provincia di Campobasso. E' di colore giallo pallido con un cancello rosso, simile ad altre cinque o sei, che si trovano nella stessa area. Il colpo d'occhio generale è quello di una zona isolata. La casa è circondata da una rigogliosa siepe e da alcuni alberi. Vi si accede per una strada privata.

MASSACRO DEL CIRCEO - Niente a che vedere, il villino giallo di Ferrazzano per dimensioni e lusso, con il primo atroce scenario sul quale si consumarono nel 1975 le atrocità di Izzo e dei suoi compagni, Gianni Guido e Andrea Ghira sul promontorio del Circeo. La residenza bianca e fastosa nelle cui stanze i tre giovani torturarono e massacrarono Rosaria Lopez, che ne morì, e violentarono Donatella Colasanti, miracolosamente scampata alla furia del branco dei suoi seviziatori (la donna è morta trent'anni più tardi, il 30 dicembre del 2005). La villa sorge oltre Punta Rossa, nella zona più incantevole di San Felice Circeo, in provincia di Latina, a 'Quarto Caldo', in via della Vasca Moresca. Resa completamente invisibile dalla vegetazione, come le altre storiche e sontuose abitazioni estive confinanti, è a picco sul promontorio con una vista mozzafiato. Ma da quella terribile e indimenticabile notte di settembre la casa è sempre rimasta chiusa. I famigliari di Ghira non vi hanno più messo piede. E qualche anno fa sono riusciti a venderla.

L'OMICIDIO COGNE - Resta ancora in cima alla classifica del turismo dell'orrore la casa di Cogne dove il 30 gennaio 2001 veniva massacrato il piccolo Samuele Lorenzi. Fotografata, sequestrata, dissequestrata, messa nuovamente sotto sequestro, l'abitazione anche a distanza di anni, non ha mai smesso di essere meta di veri e propri pellegrinaggi del turismo macabro. Luogo di un delitto tanto efferato, non è però mai stata abbandonata a se stessa, tantomeno messa in vendita.

NOVI LIGURE - Solo, senza più l'affetto dei suoi cari, Francesco De Nardo, il padre di Erika, la ragazzina che il 21 febbraio 2001 massacrò, insieme al fidanzatino Omar, la madre Susy e il fratellino di 11 anni Gianluca, non ha mai abbandonato la casa degli orrori, in via don Beniamino Dacatra, 12 a Novi Ligure. Tutto ''casa e lavoro'', così lo descrivono i suoi dirimpettai, l'ingegner De Nardo ha deciso di continuare a vivere nella villetta a schiera dove i Ris di Parma, pochi giorni dopo il massacro, trovarono ''una realta' da incubo''.

VIA POMA - E' stato venduto l'appartamento di via Carlo Poma 2, al rione Prati, dove nella serata del 7 agosto 1990 venne trovato il cadavere di Simonetta Cesaroni martoriato da 29 coltellate. L'abitazione che ospitava gli uffici dell'Associazione Italiana degli Alberghi della Gioventù è stato venduto e completamente ristrutturato. Per cancellare il ricordo di quello che avvenne, sono state abbattute pareti, cambiati i pavimenti. L'appartamento è molto grande ed era diviso al momento del delitto in sette stanze più accessori: un ingresso con un lungo corridoio sul quale si affacciavano tutte le porte e in fondo al quale c'era la stanza dove è stato trovato il corpo seminudo di Simonetta. Un giallo non ha mai trovato soluzione.

DELITTO MEREDITH KERCHER - A Perugia in una villetta in via della Pergola, il primo novembre 2007 venne assassinata la studentesse britannica Meredith Kercher. Un omicidio che ha visto sul banco degli imputati Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Guede (i primi due condannati in primo grado rispettivamente a 25 e 26 anni, mentre Guede sta scontando una condanna in appello a 16 anni). La casa, a lungo sotto sequestro, e' ora nuovamente stata data in affitto.

OMICIDIO DELL'OLGIATA - Il 10 luglio 1991 la scia di sangue che macchia la capitale arriva invece in una villa del comprensorio dell'Olgiata. E' quella dove abitano la contessa Alberico Filo della Torre e la sua famiglia. La nobildonna muore alle 8.45 del mattino nella sua camera da letto, chiusa a chiave, dove l'assassino la strangola e la finisce colpendola più volte alla testa con uno zoccolo. Al momento del delitto si trovano i due figli piccoli della vittima, le due domestiche , una governante e alcuni operai che stavano montando gli allestimenti per un party previsto per la serata stessa di quel giorno. Anche in questo caso l'omicida non è mai stato identificato. L'abitazione, circondata da un grande giardino, è stata acquistata da una società un anno dopo l'omicidio ed è attualmente abitata.

DELITTO TALENTI - L'altra casa del mistero è quella della commercialista Antonella Di Veroli, assassinata nella sua abitazione in via Oliva, a Talenti, il 10 aprile 1994. Il corpo della professionista, però, viene rinvenuto soltanto due giorni dopo: il killer lo ha sigillato nell'armadio in camera da letto dopo aver sparato alla donna due colpi di pistola alla testa. Anche in questo caso, le piste investigative seguite non hanno portato ai frutti sperati. Ma la casa non fa paura. Ha trovato un nuovo inquilino, è stata riaperta, ristrutturata ed è tuttora abitata. -

VILLA MASO - E' stata venduta Villa Maso, la villetta che si staglia sullo scenario rassicurante delle colline di Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. E' qui che Pietro Maso uccise il padre e la madre con altri complici per impossessarsi dei loro risparmi. E' una casa come ce ne sono tante in quella zona, frutto di anni di lavoro di Antonio e Rosa, le vittime di Pietro. Nell'aprile del 1991 il giovane si apposta nella cucina dell'abitazione, che diviene teatro del massacro, e commette il duplice omicidio. La casa e' stata venduta e il nuovo proprietario ha diviso la casa in due appartamenti , entrambi affittati.

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