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Affari Italiani. Conclusione: le riforme possibili
Di Loredana Morandi (del 20/08/2010 @ 07:43:10, in Politica, linkato 1520 volte)
Conclusione: le riforme possibili


Abbiamo cercato, nel corso del nostro dialogo sulla giustizia, non solo di elencare dati, fornire elementi di valutazione, porre critiche, ma anche di avanzare proposte concrete, condivise e realizzabili. Perché con il muro contro muro non si va da nessuna parte e l'unica concreta alternativa è il perdurare di una situazione non più sostenibile. Per cominciare, è indispensabile separare i problemi organizzativi, più facilmente risolvibili, dalle riforme vere e proprie; e quindi, tra queste, individuare quelle che è possibile approvare con legge ordinaria e quelle che necessitano di modifiche costituzionali.

È opinione comune che si debba porre fine a una legislazione schizofrenica, che lievita su se stessa con misure estemporanee: non sono più procrastinabili interventi organici, di sistema, inseriti in un progetto complessivo.

Abbiamo anche attinto, senza attribuirci meriti che non abbiamo, alla nostra esperienza quali Presidenti delle Commissioni — l'una insediata dal centrodestra, l'altra dal centrosinistra — per la riforma del Codice penale e proprio su questa base crediamo sia possibile, oltreché necessario, raggiungere un ampio consenso. La giustizia non è di parte, né le ricette sul come farla funzionare sono appannaggio di qualche categoria. In più occasioni il Presidente Napolitano, preoccupato non solo della situazione ma anche del clima di scontro che si è creato sui temi della giustizia, ha invitato il Parlamento a lavorare su ipotesi di riforme «né occasionali né di corto respiro» e ha invitato gli schieramenti politici a intervenire «al servizio del cittadino e dei suoi diritti, nel rispetto reciproco e nella leale collaborazione tra istituzioni».

Il Presidente ha rivolto un monito chiaro anche all'Associazione Nazionale Magistrati per invitarla a «guardare a tutti i motivi e gli aspetti della crisi del sistema giustizia, offrendo con vigore e con misura, senza scendere sul terreno dello scontro, la sua disponibilità a concreti contributi propositivi, come un interlocutore attento e credibile, ma sempre aperto al dialogo e all'ascolto».
Nella ricerca ormai quasi disperata di qualche soluzione che riporti l'Italia in Europa per quanto riguarda il sistema giudiziario, varie proposte continuano a essere studiate dagli operatori del diritto, dall'avvocatura, dalla magistratura, dall'accademia. Si tratta di smettere di discutere a vuoto, sprecando preziose energie, e di porre la questione giustizia tra le priorità.
Noi ci permettiamo di riassumere qui i nostri suggerimenti, che a loro volta costituiscono la sintesi delle fatiche di tanti nostri colleghi.

Le indicazioni sono sia di metodo che di merito.

Il metodo potrebbe essere quello di prevedere l'apertura di una conferenza nazionale sulla giustizia, che analizzi indicazioni concrete in un ampio, ma non più solo teorico dibattito; avviare immediatamente le procedure parlamentari per il confronto, scandito da tempi certi; mettere in calendario una sessione parlamentare giustizia che impegni i due rami del Parlamento, affrontando contemporaneamente le questioni più urgenti e le riforme più organiche. Sul merito va fatta una sola assoluta raccomandazione: rifiutare i preconcetti irragionevoli e strumentali. Per facilitare la lettura agli addetti ai lavori, dividiamo le riforme possibili in tre settori, riguardanti il diritto processuale, quello sostanziale e quello che più genericamente potremmo definire ordinamentale.

Diritto processuale

Ecco un elenco di proposte condivise — e condivisibili — di facile attuazione.

1) Stabilire che, in caso di imputato irreperibile, il processo sia sospeso, con conseguente sospensione della prescrizione.
2) Incentivare, da parte dei PM, il tentativo di conciliazione in presenza di procedimenti per reati perseguibili a querela.
3) Prevedere, in presenza di una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere, che la decisione venga presa da un organo collegiale.
4) Prevedere che la motivazione della sentenza sia contestuale alla decisione, con possibili deroghe autorizzate dal Capo dell'Ufficio Giudiziario solo nei casi più complessi. Salvo questi casi, dopo la discussione delle parti, il giudice o entrerà in Camera di consiglio uscendo con la motivazione o fisserà un'apposita udienza, entro 15 giorni, nella quale sarà letto il dispositivo e depositata la motivazione.
5) Prevedere che l'impugnazione da parte del difensore sia depositata entro 30 giorni e gli atti immediatamente inviati in Corte d'Appello o in Corte di Cassazione (i difensori potranno depositare motivi aggiunti, come già previsto dal Codice).
6) Attuare effettivamente il principio che le udienze di convalida del fermo e dell'arresto, salvo validi motivi, si tengano in aule di Tribunale distaccate presso l'istituto penitenziario (evitando il trasferimento dei detenuti con le necessarie, e costose, misure di sicurezza).
7) Modificare il testo sulle intercettazioni telefoniche attualmente all'esame del Parlamento, tenendo conto delle indicazioni emerse.
8) Eliminare il deposito degli atti ex art. 415 bis nei procedimenti in cui è prevista l'udienza preliminare.
9) Innalzare il tetto attualmente previsto per il patrocinio dei non abbienti.
10) Ripristinare l'art. 599 c.p.p.
11) Prevedere che, nei reati con pena fino a 4 anni, i giudici d'Appello siano due e che, in caso di divergenze sia in tema di responsabilità che in tema di commisurazione della pena, prevalga la tesi più favorevole all'imputato.
12) In caso di eccezione di incompetenza non accolta, prevedere l'immediato ricorso per Cassazione. La Cassazione dovrà decidere entro 30 giorni. Il giudice potrà proseguire le udienze o sospendere il processo interrompendo i termini di prescrizione. Si eviterà, come avviene non raramente con l'attuale normativa, che si arrivi in Cassazione dopo due gradi di giudizio e venga dichiarata l'incompetenza avendo sprecato energie, denaro e spesso raggiunto la prescrizione.
13) Rendere di norma le notifiche per via telematica, con posta certificata, ai difensori, agli imputati e alle parti offese che hanno un indirizzo di posta elettronica.
14) Incentivare nei casi di diffamazione, anche non a mezzo stampa, o in altri casi di reati perseguibili a querela, la possibilità che a decidere sia un «Giuri».
15) Rivedere la disciplina del legittimo impedimento del difensore bilanciando concretamente l'interesse del rapporto fiduciario e quello della speditezza del processo.
16) Eliminare il ricorso per Cassazione in caso di patteggia-mento.
17) Rivedere la disciplina dell'archiviazione quando siano ignoti gli autori del reato, limitando l'intervento del PM e del GIP ai soli reati di grave allarme sociale.

Diritto penale sostanziale

1) Procedere a un'ampia depenalizzazione sulla base della proposta elaborata dalla Commissione Nordio.
2) Eliminare l'anacronistica distinzione tra delitti e contravvenzioni, prevedendo che la gran parte di queste ultime siano depenalizzate e sanzionate in via amministrativa.
3) Aumentare il numero di reati perseguibili a querela e rafforzare la norma che prevede una sanzione in caso di querela temeraria o palesemente infondata.
4) Introdurre, quali misure deflattive in attesa di un nuovo codice penale, istituti quali la non punibilità per irrilevanza del fatto e la messa in prova per imputati adulti (per i reati con pena massima di anni 4).
5) In attesa di una riforma complessiva del Codice penale, approvare una legge delega di modifica del sistema sanziona- torio, con la possibilità, già per il giudice di cognizione, di irrogare, in caso di condanna, pene diverse da quelle detentive.

Settore ordinamentale

1) Introdurre in ogni tribunale un «manager» che coordini, sotto il controllo del Capo dell'Ufficio, tutto il personale e gli uffici. La finalità è quella di migliorare il servizio notifiche, evitare la perdita dei fascicoli, limitare i rinvii delle udienze, scadenzare le convocazioni dei testimoni.
2) Rivedere le circoscrizioni giudiziarie e arrivare a individuare i tribunali metropolitani.
3) Limitare il numero dei magistrati ordinari che possono avere funzioni diverse da quelle giudiziarie, anche riprendendo, con le opportune modifiche, il disegno di legge già approvato dal Senato nella XIII legislatura.
4) Prevedere che gli avvocati possano diventare cassazionisti non per anzianità, ma previo superamento di un esame.
5) Disporre che le indicazioni dei protocolli di intesa che hanno dato buoni frutti diventino, attraverso una circolare del ministro della Giustizia, obbligatori, salvo motivate esigenze diverse.
6) Istituire un'Alta Corte di Giustizia per i provvedimenti disciplinari a carico di avvocati e magistrati.
Contemporaneamente si dovrà avviare in Parlamento una rivisitazione tesa a restituire organicità all'attuale Codice di procedura penale e la riforma complessiva del Codice penale sulla base di un testo che sia la sintesi delle proposte delle Commissioni ministeriali (per la riforma del Codice sarebbe auspicabile l'istituzione di un comitato ristretto in Commissione Giustizia della Camera o del Senato). In attesa di tali riforme, e per un limitato periodo di tempo, si potranno prevedere direttive di priorità dell'esercizio dell'azione penale che dovranno essere elaborate dai Consigli giudiziari, integrati da avvocati e giudici di Pace, previo parere del Questore e del Prefetto.

Tutte queste proposte non comportano alcun aggravio di spesa. Al contrario, consentono risparmi e un sostanziale recupero di risorse tra i magistrati e tra il personale amministrativo.

Affari Italiani, Martedí 17.08.2010 11:33
http://www.affaritaliani.it/conclusione_riforme_possibili.html
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