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Nordio: Carceri, con il mio codice non sarebbero al collasso
Di Loredana Morandi (del 18/05/2010 @ 12:46:36, in Magistratura, linkato 1401 volte)
L’intervista Il padre della riforma penale rimasta nel cassetto: sistema schizofrenico

«Carceri, con il mio codice
non sarebbero al collasso»

Nordio: clandestinità? No al reato, sì ai respingimenti
Pm Il procuratore aggiunto Carlo Nordio rifece il codice penale


VENEZIA—«Con il codice che avevamo consegnato nelle mani del ministro della giustizia Castelli quattro anni fa il problema del sovraffollamento delle carceri sarebbe stato ridimensionato di molto perché avevamo previsto un sistema alternativo al carcere per i reati minori e una forte depenalizzazione per i reati bagatellari. Tanti degli attuali detenuti avrebbero scontato la pena all’esterno o non sarebbero stati neppure processati». Nel 2006 il codice Nordio avrebbe dovuto riformare la legge penale. Era stato consegnato nella mani dell’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli ma il varo non è mai arrivato. E’ rimasto lì, nel cassetto, nonostante i quattro anni di lavori dell’apposita commissione, presieduta appunto dall’attuale procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio.

Dottor Nordio, il procuratore Vittorio Borraccetti vuole limitare le carcerazioni. Per i reati di competenza del giudice monocratico gli arrestati in flagranza di reato non devono passare per gli istituti di pena. Cosa ne pensa?

«Giustissimo e non tanto perché Borraccetti è il mio capo. Il nostro codice andava oltre. Il principio che noi abbiamo seguito è quello delle pene che non devono esaurirsi nella custodia carceraria, dimostratasi in molti casi peggiorativa delle capacità a delinquere dell’imputato. La sanzione deve piuttosto comprendere uno spettro di alternative alla galera che vanno dalle detenzioni domiciliari ai lavori socialmente utili alle interdizioni a certe attività. Sanzioni che dovrebbero essere scontate completamente dal condannato. Oggi la situazione è invece schizofrenica».

Schizofrenica in che senso?

L'articolo prosegue sul Corriere del Veneto



«Se per esempio tre persone rubano uno shampo staccando la placca oggi rischiano fino a 10 anni di carcere e per gli agenti è obbligatorio l’arresto in flagranza. Se poi il pm ritiene che la pena da infliggere sarà esigua e quindi sospesa, li deve liberare immediatamente. C’è dunque l’obbligo dell’arresto e l’obbligo della liberazione. Schizofrenia pura. Noi invece abbiamo detto: abbassiamo le pene edittali, sostituiamo il carcere con altre misure e si scontino per intero. Imbratti un muro? Non sei mesi con la condizionale ma rifai altri dieci muri della città ».

Il cittadino vede nella libertà di chi commette un piccolo furto una legittimazione dell’impunità?

«E’ il frutto di una cattiva educazione. Il cittadino deve sapere che è prevista la presunzione d’innocenza e che la carcerazione prima del processo deve essere prevista solo in casi eccezionali. Il nostro paese vive il paradosso che manda in carcere prima del processo e scarcera dopo la condanna per varie ragioni. Sono certo che il cittadino preferirebbe per i piccoli reati una pena alternativa a due giorni di carcere e basta, come se non fosse successo alcunché».

Nuove carceri?

«Impossibile costruirne perché non ci sono fondi e perché nessuno le vuole in casa propria. Sono come le centrali nucleari. Poi servono anni e una struttura di supporto di polizia penitenziaria che al momento non siamo in grado di mantenere. Questa è un’altra schizofrenia del nostro ordinamento, che prevede il carcere per un’infinità di reati ma non le carceri per scontare le pene».

E’ d’accordo con chi vuole far scontare le condanne degli stranieri nei paesi di provenienza?

«Certo. Oggi tutti riconoscono ammettono che l’immigrazione clandestina è fonte di grandissima criminalità, come ha ribadito in questi giorni il questore di Treviso: a un aumento delle espulsioni effettive è corrisposta una diminuzione dei reati. Quando la questione viene affrontata in termini politici e di sicurezza in modo rigoroso, la misura funziona. A noi un carcerato costa x, alla Romania, per esempio, costa x diviso 5. Di più: in termini economici ci converrebbe addirittura tradurli nei loro paesi e contribuire al costo di mantenimento in quelle carceri. Qui però il problema è all’origine: bisogna impedire che il clandestino arrivi in Italia. Se salpa dal Mediterraneo del Sud una carretta, non va di Grecia, viene qui. Ora succede un po’ meno, grazie alle politiche sull’immigrazione adottate dal governo».

Condivide i respingimenti del ministro dell’Interno Roberto Maroni?

«Sì, una scelta che ha avuto un grande successo».

Toglierebbe il reato di clandestinità?

«Tanto sono rigido in materia di sicurezza quanto sono garantista in materia di giustizia. Io dico che il clandestinio non deve entrare in Italia e se cerca di entrare dev’essere respinto. Ma una volta entrato è assurdo che venga sottoposto a un processo che si concluderà al massimo con la condanna a un’ammenda. Ammenda che non sarà in grado di pagare perché, naturalmente, è un clandestino. Ripeto: schizofrenia».

Andrea Pasqualetto
18 maggio 2010
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