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La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio.

George Bernard Shaw
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Intercettazioni: FNSI e i Giornalisti in Piazza il 28 aprile
Di Loredana Morandi (del 21/04/2010 @ 07:47:19, in Sindacato, linkato 1218 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Roma, 20 aprile ’10
Prot. n. 093/c

Comunicato urgente

Intercettazioni: Fnsi, in piazza il 28 aprile contro i bavagli

Giornalisti in piazza il 28 aprile, davanti al Senato, contro le norme bavaglio che il Governo intende introdurre nel disegno di legge sulle intercettazioni.

La decisione è stata assunta dalla Giunta esecutiva della Fnsi, non appena appresa notizia degli emendamenti al disegno di legge già approvato dalla Camera che inaspriscono sanzioni civili e penali a carico dei giornalisti , al fine di impedire qualsiasi notizia su inchieste giudiziarie.


La Federazione Nazionale della Stampa ha deciso di convocare in seduta straordinaria il Consiglio nazionale e di invitare i Comitati di redazione alla mobilitazione immediata.

Fa inoltre appello alla società civile e a tutti i soggetti che hanno già manifestato in più circostanze per il diritto dei cittadini all’informazione a far sentire la loro voce e a sostenere le iniziative contro ogni proposta liberticida.


***

FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani

Viareggio, 18/4/2010

APPELLO A FNSI E ORDINE PER CONTRASTARE IL DDL ALFANO
Intercettazioni: l’Unci chiama la categoria alla mobilitazione


No al divieto di pubblicare le conversazioni giudicate utili nell’udienza filtro


Il diritto di informare dei giornalisti coincide con il diritto di sapere dei cittadini. Il Consiglio Nazionale dell'Unci, riunito a Viareggio il 16, 17 e 18 aprile, sollecita la Fnsi e l'Ordine dei giornalisti a mobilitare l’intera categoria per contrastare l'accelerazione che il Governo intende imprimere al disegno di legge liberticida sulle intercettazioni.
In particolare appare inaccettabile la prevista norma che impedirebbe la pubblicazione del contenuto delle intercettazioni nella pausa che intercorre tra la misura cautelare e lo svolgimento del dibattimento, creando così un vuoto temporale incomprensibile e arbitrario.
Il CN dell'Unci, nel ribadire come con tale normativa si attuerebbe una illegittima censura al diritto di cronaca a danno della pubblica opinione, rinviando sine die la pubblicità di atti già noti alle parti e non più segreti, ricorda che se questa norma fosse stata già vigente, avrebbe impedito ai cittadini di venire a conoscenza di fatti delittuosi gravissimi, ledendo il loro imprescindibile diritto ad essere informati. Solo a titolo di esempio l'Unci ricorda ancora una volta le vicende della Clinica Santa Rita di Milano, le risate di due imprenditori alla notizia del terremoto dell'Aquila, il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione di un giudice tributario e di un suo consulente per aggiustare una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla Sanità in Puglia, le torbide vicende del campionato di calcio.
Il CN dell'Unci, nel confermare l'impegno per contrastare comunque l'uso improprio e inaccettabile di intercettazioni nelle quali non si possano rilevare interessi pubblici, rilancia la  propria mobilitazione contro quelle parti della legge liberticide e antidemocratiche che il Governo e il ministro Alfano si ostinano a voler promulgare e in ogni caso si impegna fin da ora, se il disegno di legge dovesse essere approvato, a promuovere, d’intesa con le altre istituzioni del giornalismo, un'azione legale nei confronti del Governo italiano presso la Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo.

*** Il Testo

Per le intercettazioni "servono gravi indizi di reato"
Il governo presenta due emendamenti al ddl


20 aprile, 21:20

ROMA - Si torna ai 'gravi indizi di reato', ad una maggior tutela per i parlamentari e all'innalzamento fino a sei anni di carcere per le 'talpe' delle Procure e per chi le 'usa'. Queste, alcune delle novita' del ddl intercettazioni alla luce dei nuovi emendamenti presentati dal governo e dal relatore Roberto Centaro (Pdl).

GRAVI INDIZI DI REATO - Cambia il testo licenziato dalla Camera: si potra' intercettare in presenza di 'gravi indizi di reato' (come prevede la legge attuale) e non degli 'evidenti indizi di colpevolezza'. Ma lo si potrà fare solo su utenze intestate all'indagato o a terzi che pero', secondo le indagini, potrebbero essere a conoscenza dei reati su cui si indaga. Le intercettazioni dovranno essere ''assolutamente indispensabili'' per la prosecuzione delle indagini. Per i reati di mafia e terrorismo basteranno, invece, i 'sufficienti indizi di reato'. La richiesta dovrà essere autorizzata dal Tribunale in composizione collegiale. Nella sua valutazione il Tribunale non potrà basarsi su quanto detto da coimputati in procedimenti connessi, ne' su testimonianze indirette rese da chi non sa indicare la fonte o si rifiuta, ne' da informatori non interrogati.

VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO - Resta il divieto per il magistrato di rilasciare ''pubblicamente dichiarazioni'' sul procedimento affidatogli. E sarà sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d' ufficio. Resta anche lo stop alla pubblicazione di nomi e foto dei Pm.

DIVIETO PUBBLICAZIONE - Chi pubblica atti del procedimento di cui sia vietata la pubblicazione rischia l'arresto fino a due mesi o l'ammenda dai 2 a 10mila euro. In caso di intercettazioni la condanna aumenta: carcere fino a due mesi e l'ammenda da 4 a 20mila euro. In piu' ci sarà la sospensione temporanea della professione. Identiche pene per chi diffonde registrazioni e riprese. In caso di atti secretati la condanna arriva a 6 anni. Cosa che rendera' intercettabile anche questo reato.

CARCERE PER I GIORNALISTI - Resta il carcere per i cronisti. Oltre all'arresto fino a due mesi piu' ammenda per la pubblicazione arbitraria, i cronisti rischiano il carcere fino a 4 anni se registrano conversazioni senza avvertire l'interessato e fino a 6 anni se si rendono 'complici' delle 'talpe'.

REATI INTERCETTABILI - L'elenco dei reati intercettabili e' sempre lo stesso: quelli con pene oltre 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione di materiale pornografico anche relativo a minori.

RIPRESE VISIVE - Il ddl si applichera' anche alle riprese visive ''a contenuto captativo di conversazioni e a contenuto non captativo di conversazioni che si svolgono in luoghi privati''. Fanno eccezione le riprese in luoghi pubblici che possono essere eseguite di iniziativa dalla polizia giudiziaria.

LIMITI DI TEMPO - Potranno essere piu' lunghe: prima il limite era di 60 (30 piu' 15 piu' 15). Ora potrebbe diventare di 75 (30 piu' 15, piu' 15, piu' 15). Per reati di terrorismo, mafia o minaccia col mezzo del telefono si puo' arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.

PIU' TUTELA PER I PARLAMENTARI - Se si intercetta un'utenza con la quale parla anche un parlamentare, il contenuto di queste conversazioni sara' inserito in un fascicolo a parte, conservato nell'archivio riservato. E per poterle usare, si dovra' chiedere l'autorizzazione alla Giunta della Camera di competenza.

NORMA TRANSITORIA - Il ddl non si applichera' ai procedimenti per i quali e' gia' stata chiesta l'autorizzazione a intercettare. Per loro varranno solo i divieti di pubblicare. Per affidare la competenza ai Tribunali in seduta collegiale si dovranno attendere sei mesi dall'entrata in vigore della legge (''per motivi organizzativi'').

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