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Chi spontaneamente, senz'esservi costretto, si comporta con giustizia, non sarà infelice, né mai lo coglierà totale rovina.

Eschilo
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Il parere del Segretario di Movimento per la Giustizia sul congresso
Di Loredana Morandi (del 28/09/2004 @ 13:53:43, in Magistratura, linkato 1508 volte)

Premetto che, per questioni personali, ho potuto presenziare solo alla sessione di sabato mattina del Congresso di Napoli. E non ho neppure potuto prendere parte alla seduta della GEC di sabato mattina. Ciononostante, vorrei dire la mia e vorrei farlo a partire dai documenti diffusi su questa lista da Art. 3 (a firma del presidente A. Ardituro) e da Unicost (a firma del segretario F. Roia). Non dispongo, al momento di altri documenti.

Devo dire che mi spiace moltissimo che i colleghi di Art. 3 abbiano deciso di uscire dalla GEC e trovo anche che le ragioni addotte non fossero sufficienti per motivare tale scelta. Ciononostante..

Ciononostante, devo dire che condivido alcune delle cose che sono scritte nel loro documento: non tanto la critica alla mancata rotazione della Giunta (il Movimento, infatti, per quanto candidato alla Presidenza, non ha mai fatto della questione delle "poltrone" e delle "cariche" una questione vitale!) quanto l'analisi della fase.

Con ordine: non comprendo alcune tiepidezze che circolano attorno all'ipotesi dello sciopero. Secondo alcuni, infatti, esso non servirebbe ormai più a nulla, visto che la riforma è in dirittura d'arrivo; si rischierebbe, anzi, un flop di partecipazione. Non parlo di quest'ultimo timore, già clamorosamente smentito due volte; preferisco parlare delle ragioni attuali dello sciopero.

Devo dire, per cominciare, che non ho mai pensato in questi oltre due anni di lotta (sì, "lotta"! Chiamiamo una buona volta le cose con il proprio nome) che alcuna delle iniziative dell'ANM (scioperi compresi) potesse realmente servire a convincere, anche solo parzialmente, qualcuno nella maggioranza circa il fondamento delle nostre ragioni. Abbiamo formulato documenti e proposte (e correttamente nessuno di essi era - o poteva essere - redatto in forma di articolato), abbiamo incontrato il ministro ed i suoi compagni di cordata, con noi si sono schierati gli accademici più autorevoli, il personale amministrativo ed una buona parte dell'avvocatura ma il risultato è stato totalmente nullo. A fronte di strumentali dichiarazioni di disponibilità al dialogo e di inviti alla moderazione (in cui si cimentavano anche alcuni "pezzi" di opposizione di origine incerta, comunque bicameralesca), abbiamo incassato una dura chiusura su tutti i fronti: peggioramenti progressivi del testo di partenza, vere e proprie provocazioni assurte al rango di norme, mozione di fiducia alla Camera, ipotesi di fiducia al Senato nonché emendamenti iscrivibili nella sola logica del regolamento dei conti interno ai partiti della maggioranza. Conti da pareggiare, naturalmente. Ma se i magistrati sono stati ingannati, il Parlamento è stato e viene ancora umiliato: da un lato, la fiducia di fine giugno è stata chiesta ai deputati su un testo che era stato maxi-emendato e che era a loro sconosciuto, dall'altro i tecnici del Ministero - come è ormai a tutti noto - già stanno lavorando ai decreti delegati, pur se non è ancora intervenuta l'approvazione del disegno di legge delega; essi confidano, infatti, sulla sua "blindatura" (divagazione : oggi sono blindati i disegni di legge del governo contro i magistrati; ieri lo erano le vetture che servivano a difenderli dalle aggressioni mafiose e terroristiche! Fine della divagazione).

Come non dare ragione ad Art.3, allora,  anche sulla reazione emotiva che suscita il pensiero dei magistrati preposti all'Ufficio Legislativo, ieri umiliati dalla richiesta di parere che il Ministro rivolge al prof. Avv. G. Pansini  (e non a loro, pur formalmente competenti!) sull'applicabilità alla fase delle indagini preliminari del Lodo Schifani, oggi impegnati in una elaborazione che appare quanto meno anomala, perchè prematura! Non è questione però - lo dico agli amici di Art. 3 - di affermare la incompatibilità tra la loro funzione extragiudiziaria e la qualità di socio dell'ANM (un'incompatibilità che potrebbe rivelarsi contra legem), quanto di ricordare loro, ogni giorno e poi anche il giorno seguente, che il magistrato collocato fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia conserva non solo la sua competenza tecnica, ma anche il suo statuto di indipendenza, prerogative che avrebbero potuto indurre qualche collega ad abbandonare l'Ufficio legislativo già dopo la prima legga vergogna (quella sulle rogatorie), senza aspettare il parere Pansini..Ma neppure questo è servito.

Torno al filo conduttore: possiamo continuare - perché si deve, perché lo impone il rito mediatico e quello istituzionale - a parlare di dialogo et similia, ma resta il fatto che l'interlocutore che abbiamo di fronte ha un solo preciso fine: dar vita, attraverso un'accozzaglia (sono ormai affezionato a questo termine) di norme incostituzionali e ingestibili, ad una magistratura diversa da quella voluta dal Costituente, non più soggetta soltanto alla legge, ma omogenea rispetto agli indirizzi ed agli interessi dell'esecutivo.

Nè ci si poteva aspettare altro da chi sta preparando lo scempio della Costituzione: osservo in proposito che la magistratura tutta, a mio avviso, è troppo disattenta rispetto al contenuto delle modifiche costituzionali in discussione, che mi preoccupano più della controriforma ordinamentale. Il Movimento sostiene formalmente, come ha già fatto il 29 giugno a Milano, la manifestazione del 2 ottobre a Roma, organizzata da "Astrid" e "Libertà e Giustizia" al Gran Teatro di Tor di Quinto; vi interverremo anche con un nostro rappresentante, ma bisogna che tutti comprendano che identico è il filo conduttore delle due riforme : più potere all'esecutivo, mortificazione degli organi di garanzia e bilanciamento, frantumazione dei principi voluti dal costituente; identici sono persino i presupposti coreografici : gruppi di saggi che si riuniscono nelle valli montane del Trentino o nelle stanze di via Arenula, in numero e composizione (in quest'ultimo caso) spesso variabili, tutti convinti di potere e dovere bypassare la trasparenza di un dibattito parlamentare! Identica la base di partenza: la dichiarata volontà di combattere, per quelle vie, l'inefficienza del sistema costituzionale e di quello della giustizia. Ma dobbiamo far capire ai cittadini quanto sia FALSA - e solo suggestiva- l'enunciazione di questo obiettivo: basta considerare che la riforma non serve in alcun modo ad affrontare i problemi dei tempi dei processi, che si negano soldi per realizzare la banca dati giudiziaria contro il terrorismo internazionale (che pure sembra la massima emergenza mondiale), che si crea con criteri risibili una commissione che dovrebbe rifare il CPP in quattro-cinque mesi ("conformandosi ai principi delle riforma dell'ordinamento e del Codice penale", pur se  entrambe ancora non approvate!) e poi si sconvoca la prima riunione calendarizzata per mancanza di fondi: insomma, la farsa assurta al rango di metodo, altro che interesse all'efficienza del sistema!

Hanno ragione, dunque, i colleghi di Art.3: lo sciopero non si deve rinviare, non si deve annacquare e deve essere anzi arricchito: nelle motivazioni, con la difesa della Costituzione (troverei miope, più che troppo prudente, l'atteggiamento di chi sostenesse che il tema non interessa la magistratura, o non la può interessare al punto da non poter trovare ingresso tra le ragioni del nostro sciopero); ma anche nelle modalità di attuazione: mi permetto di ricordare che già da molto tempo il Movimento ha chiesto formalmente, ma inutilmente, al CDC di votare sulle proprie proposte di organizzare una sobria manifestazione dinanzi ad una sede istituzionale, di informare la comunità internazionale sulla gravità dei rischi che corre lo stato di diritto in Italia etc.. Gli amici di Art. 3 hanno sostenuto le nostre proposte, ma non è stato possibile neppure metterle in votazione !!!

La non intervenuta calendarizzazione dello sciopero, però, non può essere interpretata come retromarcia sulla decisione già presa (lo sciopero, infatti, come Ardituro ha ricordato,  è già stato formalmente deliberato): trovo, anzi, che, per le ragioni esposte da Mario Fresa, essa sia comprensibile. Infatti, essendo evidente che non potremmo scioperare due o tre volte in 40 gg., è tatticamente utile riservarsi di indire la manifestazione (spero si possa dire, anzi: "le manifestazioni") per i prevedibili più caldi momenti che a breve ci aspettano (approvazione in Commissione ? Inizio discussione in Senato?) anziché per una data più prossima, rischiando di rimanere successivamente con le polveri bagnate.

Quanto al documento di Unicost, diffuso dall'amico Fabio Roia, mi chiedo quale persona ragionevole potrebbe dissentire - salvo alcune puntualizzazioni che tra breve formulerò - dal suo contenuto. Ciononostante..

Ciononostante.. vorrei dire che tutto ciò da cui non si può dissentire l'abbiamo già detto, l'abbiamo già scritto ed illustrato (con l'apporto di tutte le componenti dell'ANM) mille e altre mille volte! Serve ripeterlo ancora? Non ne sono sicuro, perché credo che possa servire solo quanto l'ulteriore invocazione del dialogo: cioè, zero. Parliamo ancora, dunque, dei pericolosi passaggi della controriforma e dei danni che creerà, ma evitiamo di fingere che il dialogo con questi signori serva realmente o che realmente sia possibile darvi corso. Evitiamo atteggiamenti cicaliani (o cicaleschi?) da un lato ed evitiamo proposte fuori dal mondo dall'altro: mi riferisco soprattutto alla folle proposta di "abbandono della funzione requirente" (ma non mi convince neppure quella di "dimissioni dagli organismi di rappresentanza della Magistratura").

Ma quale abbandono delle funzioni requirenti, cari amici di Unicost? Chi è requirente, continui ad essere requirente e, insieme a chi lo diventerà ed ai tanti giovani PM che arriveranno, si prepari a dimostrare che la nostra tradizione di indipendenza investigativa, la nostra cultura giurisdizionale (ce ne siano dimenticati ?), la nostra forza morale e la capacità di resistenza non potranno essere fiaccate dagli sforzi di alcuni avventurieri destinati a passare senza lasciare traccia. Ed inoltre, mi permetto di dire, quando parliamo di un nuovo modello di magistrato da costruire, di rimeditazione dell'associazionismo, di recupero di autorevolezza, non dimentichiamo di citare, per favore, la necessità di un attento monitoraggio - e se del caso, di denuncia - delle prassi del CSM (innanzitutto in tema di conferimento di incarichi direttivi), il luogo ove più le declamazioni di principio si schiantano contro le logiche di appartenenza !

Ciononostante. - o proprio per questo - devo dire che non mi scandalizza la proposta di Unicost - poi passata nel CDC - di mantenere ferma l'attuale composizione della  GEC. E' una posizione che ha indubbiamente un senso politico, quello di consentire alle stesse persone, che fin qui lo hanno efficacemente fatto, di guidare l'Associazione sino al termine della fase politica in atto (quella che si chiuderà, verosimilmente, con l'approvazione della controriforma). Diciamo, piuttosto, che tale proposta non irrazionale ci ha sorpreso, visto che - come è stato ricordato da Ardituro e da Fresa - la stessa componente di Unicost, prima dell'estate, aveva informalmente aderito all'invito di Edmondo Bruti di procedere alla rotazione, onde evitare - parole dello stesso Bruti - di personalizzare eccessivamente l'azione dell'ANM. Solo in quest'ottica - e non per avere formulato autonomamente alcuna richiesta in proposito - il Movimento si era dichiarato disponibile a ricoprire la carica di Presidente, assicurando unità e continuità d'azione rispetto alla Giunta "uscente"! E proprio per assicurare unità, ed evitare sterili questioni personali, il gruppo aveva scelto un candidato - Ciro Riviezzo - sicuramente apprezzato da tutte le componenti, oltre che soggettivamente autorevole ed esperto. Ma gli amici di Art. 3 rimproverano anche noi per non averli messi al corrente, prima di Napoli, della nostra volontà di confermare la candidatura Riviezzo (singolarmente, lo stesso rimprovero ci è stato mosso da Unicost !) o per non esserci opposti alla inaspettata richiesta di non procedere alla rotazione prevista: io confermo l'uno e l'altro atteggiamento del Movimento, ma non la lettura che ne viene data. Infatti, il non avere avviato alcuna "trattativa" prima di Napoli (peraltro, non ve ne era certo bisogno, viste le decisioni di fatto già prese!) ed il non avere opposto resistenza alla proposta di prorogatio della attuale GEC non sono certo frutto di adesione a logiche spartitorie che non ci appartengono, ma - al contrario - di un atteggiamento limpido (consentitemi un minimo di retorica): intendiamo, infatti, discutere la nostra disponibilità ad assumere la presidenza dell'ANM, anche in futuro, con tutti ed in seno al CDC, apertamente ed in modo trasparente, sulla base di un programma condiviso che spero possa comprendere alcune delle proposte nuove prima indicate o ricordate.

Per lo stesso bisogno di trasparenza, voglio anche aggiungere che il Movimento avrebbe invece chiesto di discutere approfonditamente la composizione soggettiva della eventuale nuova GEC, non essendo favorevole alla designazione, quali suoi componenti, di colleghi le cui posizioni, come sin qui manifestate in seno al CDC, non sono state conformi ai contenuti dell'azione portata avanti dalla Giunta (un'azione che, in ogni caso, deve  ulteriormente essere intensificata). E' sperabile che, in vista del futuro dibattito, anche altre componenti dell'ANM  si facciano carico di operare scelte condivise da tutti. Come ha fatto il Movimento.

Vada avanti, dunque, la Giunta in carica: riscuote tutta la nostra fiducia e non penso che sarebbe stato possibile guidare in modo migliore la Associazione Magistrati in questo periodo così gravido di pericoli per la democrazia nel paese. Grazie al Presidente Bruti Liberati, dunque, ed a chi ha lavorato con lui lealmente e senza lesinare sforzi. Tra questi, consentitemi di ricordarli ancora una volta, gli infaticabili Piero Martello (il nostro Vice Presidente) e Mario Fresa.

Ma soprattutto, si preparino i magistrati italiani all'ennesima mobilitazione generale: se e quando cambierà la dirigenza della Associazione, non cambierà la linea di azione, che - semmai - dovrà giovarsi di rinnovata determinazione.

Lo sciopero non serve solo come atto di testimonianza, a futura memoria, ma:

- per ricordare ai cittadini la straordinaria gravità della situazione in cui essi, prima di noi, verranno a ritrovarsi;

- per impegnare le forze politiche che intenderanno proporsi come futura coalizione di governo ad inserire nel loro programma l'impegno a radere al suolo le leggi vergogna;

- per stimolare sin d'ora il CSM ad intervenire a difesa delle proprie prerogative constituzionali, dinanzi alla Corte Costituzionale, non appena il nuovo ordinamento lo obbligasse ad adottare delibere frutto delle  competenze  attribuite a commissioni esterne, scuole, Cassazione et similia;

- per impegnare l'ANM a seguire passo passo la elaborazione dei decreti delegati, facendo sentire il proprio fiato sul collo dei "saggi" elaboranti;

- per ricordare ad ogni magistrato che egli stesso, soggettivamente, è il primo custode del proprio status e dei propri diritti,  la cui tutela dovrà formalmente reclamare in prima persona;

- perchè sia a tutti chiaro che la battaglia della magistratura non si esaurirà con l'approvazione di questa vergognosa controriforma dell'ordinamento.

Armando Spataro
Segretario del Movimento per la Giustizia

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