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Tribunali Calabria: Emergenza Licenziamento Informatici Brunetta come farŕ l'innovazione tecnologica
Di Loredana Morandi (del 08/04/2009 @ 02:04:19, in Sindacati Giustizia, linkato 2674 volte)

Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.

Un pentolone da scoperchiare. Comitato Lavoratori ATU


- comunicato stampa –


Ai gentili Colleghi e alle Redazioni,


GIUSTIZIA – CALABRIA: LICENZIATI NUMEROSI INFORMATICI PRECARI. NON ESISTE NESSUNA MERITOCRAZIA. LE AZIENDE PRIVATE NON CONSIDERANO AFFATTO L’ANZIANITA’ DI SERVIZIO E L’ESPERIENZA DEL TECNICO.


IL MINISTRO BRUNETTA CON CHI REALIZZERA’ L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI, SE LE AZIENDE PRIVATE CACCIANO VIA I CERVELLI MIGLIORI?


Reggio Calabria. Il 50% dei tecnici informatici licenziati in un sol colpo in tutta la regione nell’arco di circa 12 mesi. Totale licenziamenti: circa 25 unità lavorative.


In pratica le aziende affidatarie dell’informatizzazione presso gli Uffici Giudiziari calabresi hanno ridotto pesantemente il proprio organico. Se ciò in parte è motivato dai tagli agli stanziamenti del Ministero della Giustizia, nei fatti ciò porta alla luce una gestione incontrollata degna del massimo allarme, attuata in modo da discriminare addirittura il buon funzionamento degli uffici.

Sembra d’essere ad un funerale, perché solo i migliori se ne vanno, ovvero quelli che vanno via sono tecnici informatici con anche 5 – 6 – 7 anni di anzianità e “giovani”, in età ricompresa tra i 30 e i 35 anni. Nessuno di essi con contratto a tempo indeterminato nonostante l’anzianità di ruolo.


E’ il declino della Assistenza Tecnica Unificata (ATU) degli Uffici Giudiziari della Regione Calabria, le cui sedi sono “disagiate” per antonomasia, e dove la gestione incontrollata della assistenza licenzia “professionisti” seri e riconosciuti dalla Magistratura, obbligando uffici e magistrati a vedere gestiti i computer con dati anche riservatissimi, da facce sempre nuove.


Il Comitato ATU ha recentemente denunciato alla stampa il grave disagio creatosi al Tribunale di Napoli a causa del misterioso licenziamento dell’informatico Giuseppe Di Spirito e la protesta della intera sezione giudicante (circa 70 magistrati tra Riesame, Corte d’Assise, GIP e Dibattimento) perché il licenziato era anche il tecnico più esperto; ed abbiamo segnalato anche la conduzione discutibile dell’affaire per l’immediata assunzione di un sostituto (“figlio di cancelliere”) nella sede giudiziaria.

A tutt’oggi sul caso permane il silenzio da parte delle società (subappaltatrici di TELECOM ITALIA) e persino del CISIA di Napoli, ente che gestisce i contratti informatici per conto del Ministero.


Il caso calabrese di Edoardo Triolo, intervistato in anticipazione per la stampa dal Comitato ATU, presenta delle analogie con il caso napoletano: risulterebbe che l’azienda CM Sistemi pur di allontanare un informatico con 6 anni di esperienza residente in Calabria, è arrivata a sostituirlo con un tecnico trasferito addirittura dalla Sicilia, a sua volta precario.


Un caso in più che induce a ritenere che NON esista alcuna meritocrazia nella gestione privatistica dell’ATU degli Uffici Giudiziari, contrariamente alle opinioni del ministro Brunetta (dipendente pubblico/fannullone vs dipendente privato/efficiente).


Infatti, così come in Calabria sembra che alla CM Sistemi NON interessi di privarsi di un tecnico apprezzato con più di 6 anni di esperienza, alla TD Group di Pisa non è interessato privarsi di un tecnico con 7 anni di esperienza sul Tribunale di Napoli. E le sedi distrettuali del CISIA non intervengono, di fatto, in queste strane sostituzioni di persona, perché assolvono esclusivamente all’obbligo burocratico di gestire il rapporto con l’azienda e rilevare la sola presenza fisica del lavoratore ed il suo curriculum vitae consegnato dalla ditta, non potendo entrare nel merito né della regolarità del suo rapporto di lavoro né della sua affidabilità come individuo!


Come già affermato più volte, nulla vieta ad un camorrista o un mafioso di recarsi in una Procura a mettere le mani nei dati delle inchieste in corso, basta che sia regolarmente “presentato” da una delle ditte dell’assistenza.


Un clima emergenziale con una pubblica amministrazione che si avvia quindi ad essere “indifesa” e subalterna degli interessi dei privati!


Il Ministro di Giustizia Angelino Alfano e il Ministro del lavoro, salute e politiche sociali Maurizio Sacconi sono stati invitati, dalle senatrici Amato e Incostante e dal senatore De Luca, ad avviare l'apertura di un Tavolo con le rappresentanze sindacali, per valutare procedure concorsuali agevolate finalizzate all'assunzione diretta degli attuali tecnici sistemisti impegnati nei vari appalti esternalizzati al fine di garantire in seno agli uffici giudiziari italiani la presenza di personale già formato, affidabile e perfettamente integrato con la struttura preesistente (atto di sindacato ispettivo numero 3/00608 dell’ 11 marzo 2009).


Il pm d’assalto Luigi De Magistris ebbe motivo di menzionare la società CM Sistemi in numerose sue dichiarazioni sull’inchiesta “Why Not”*, ma anche la protesta dei 70 magistrati napoletani non ha portato fin’ora ad alcun approfondimento sulla gestione dei servizi informatici del Ministero della Giustizia.


Grave allarme desta a questo punto la “normalizzazione” di una pendolarità precaria dei tecnici ATU, quei tecnici che avranno accesso e gestiranno tutti i dati riservati dei computer dei magistrati.


Si vedano anche i seguenti links:

*http://www.ilsole24ore.com

http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1494

http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1519


Ci domandiamo: Chi sarà il prossimo tecnico di fiducia mandato via?


Ringraziando la Libera Stampa per la gentile attenzione a noi dedicata, il Comitato Atu invita a prendere visione del proprio canale Youtube e della iniziativa web su Facebook a questi link


http://www.youtube.com/neoatu

http://www.facebook.com/people/Comitato-Informatici-Atu/1584213101


TERREMOTO ABRUZZO: Manda un sms al 48580 o invia il tuo contributo alla Caritas italiana tramite il conto corrente postale 347013 o tramite Unicredit Banca Roma (IBAN IT38 K03002 05206 000401120727)


Per il Comitato Informatici ATU


Loredana Morandi

www.giustiziaquotidiana.it


Edoardo Triolo


Giuseppe Di Spirito

www.comitatoatu.it


Allegato 1 (di seguito): intervista a Edoardo Triolo

Allegato 2 (di seguito): Copia dell'Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00608 - pubblicato anche questo link:


http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f


Comitato Informatici ATU

Intervista a Edoardo Triolo – da Reggio Calabria


Comitato ATU: Signor Triolo vuol raccontarci quale è stato il suo percorso professionale negli uffici giudiziari della Regione Calabria?

Edoardo Triolo: La mia storia inizia nel 2003, quando, inviando un curriculum a CM Sistemi, dopo colloquio sono stato inserito in servizio presso la Procura di Palmi (RC). Scelsi allora di avvicinarmi alla mia famiglia, lasciando ahimè un impiego meglio retribuito a Torino, in cambio di un cococo/cocopro e la promessa aleatoria di carriera, in futuro.


Comitato ATU: Quali sono stati i suoi rapporti con i colleghi e con l’azienda?

Triolo: Dai primi approcci con i colleghi mi resi conto che non esisteva uno spirito collaborativo. Il caos gestionale delle tante aziende subappaltatrici non consentiva alcun tipo di “affiancamento” professionale e la CM Sistemi non me ne fornì alcuno. Fu addirittura il Capo Progetto a confermarmelo, indicandomi chiaramente “la porta” per andarmene, se per caso non fossi stato d’accordo. Un esordio che mi fece presagire il mio futuro “idillio” con l’azienda, la cui gestione del personale mi apparve concentrata sull’accumulo dei curriculum dei collaboratori per le gare di appalto presso il Ministero, unica cosa interessante ai fini dell’assegnazione, a quanto pare.


Comitato ATU: Come ha potuto lavorare senza nessuna formazione tecnica di tipo aziendale?

Triolo: Non sono uno che si arrende di fronte alle difficoltà, ma per i primi mesi ho potuto contare solo sulle mie capacità tecniche, abbandonato a me stesso. Dopo due anni questo clima da “mors tua vita mea”, mi indusse a chiedere il trasferimento ad altra sede, che ottenni per la fortuita coincidenza di un collega impegnato a Reggio, ma residente vicino Palmi, che chiedeva il proprio avvicinamento alla famiglia. La richiesta suscitò la “stizza” del Capo Progetto, dal quale fui addirittura rimproverato solo per essermi informato presso il CISIA, delle possibilità di avvicinamento. Appare assurdo che i funzionari aziendali sul territorio non conoscano granchè del proprio personale, mi è capitato di suscitare meraviglia quando qualcuno dopo 6 anni ha “scoperto” che avevo regolarmente una SIM telefonica aziendale in affidamento.

La realtà è che siamo di fatto dipendenti più del Ministero che delle ditte private.


Comitato ATU: Dopo il trasferimento a Reggio Calabria, che cosa è successo?

Triolo: Infine fui trasferito alla Corte d’Appello del Tribunale di Reggio Calabria nell’aprile del 2005, dove ho lavorato negli ultimi anni con personale grande soddisfazione, anche per la stima della Magistratura. Rammento che per fiducia più volte alcuni magistrati mi avrebbero consegnato username e password al fine di farmi ottimizzare la prestazione tecnica. Pur felice della stima io ho sempre rifiutato questi dati, a mia tutela e a tutela della azienda, ma questa personale forma di correttezza non mi ha impedito di acquisire una rilevante esperienza professionale sia nel settore civile, che in quello penale, e di divenire nel tempo uno dei tecnici più ben voluti ed apprezzati. Per questa ragione è necessaria una stabilità degli impieghi presso il Cliente, soprattutto quando si tratta di una Amministrazione Giudiziaria, in quanto soggetti pericolosi potrebbero approfittare di tali opportunità e della buona fede del magistrato. Credevo andasse tutto per il meglio, quando arrivò la lettera di “fine progetto”.


Comitato ATU: Una prima lettera di licenziamento?

Triolo: Esatto. Il 16 ottobre del 2006 una telefonata e un telegramma mi comunicarono la fine della mia collaborazione. Così, di punto in bianco, non c’era più lavoro per me. Ero stato scaricato con il mutuo da pagare, la rata della macchina ed era spezzato il progetto di metter su una famiglia mia. A causa del danno economico e della grave preoccupazione, per breve tempo fui colpito da una profonda prostrazione psicologica. Avevo perso il sonno.

Fortunatamente, ma sotto tutt’altro auspicio, ripresi servizio il 6 novembre dello stesso anno. Si parlò allora di “situazione contrattuale” tra Azienda e Ministero, e non di rinnovo del contratto/programma. Di fatto il “programma” non cessò mai, nonostante quanto affermassero nella mia lettera di licenziamento, utilizzando moltissime “proroghe”. Infatti durante il mio primo licenziamento i miei colleghi erano tutti operativi, tutti con “contratti a progetto”, e timbravano regolarmente la presenza via web sul sito preposto dal Cisia, come facevo anche io fin dalla data di assunzione, come un dipendente pubblico.

Comitato ATU: Fin quando ha lavorato in questo clima così precario?

Triolo: Tra tagli di giornate lavorative e obblighi di rimanere a casa imposti dalla CM Sistemi ho continuato a lavorare fino al 22 febbraio 2009, data in cui si è verificato ancora una volta lo stesso triste epilogo dell’ottobre 2006. Una nuova raccomandata e una telefonata mi hanno privato del lavoro. Una spada di Damocle che si è abbattuta su di me e su altri colleghi: una precarietà professionale insostenibile per tecnici specializzati come noi, quotidianamente a contatto con ambienti tanto delicati e riservati quanto gli Uffici Giudiziari cui occorrerebbe invece una regolarità e serenità professionale.


Comitato ATU: Quali sono a suo avviso i criteri di gestione del personale delle Aziende in appalto presso il CISIA?

Triolo: Anzianità di servizio e bagaglio di esperienza tecnica sul campo non contano nulla di fronte alle decisioni inspiegabili, scarne di criteri, che portano grandi aziende a decidere quando Tizio deve essere licenziato e quale Caio deve rimanere. Decisioni aziendali che, dopo gli anni di sacrifici del lavoratore, dovrebbero onorare il “merito” con una motivazione, che sia almeno credibile.

Il CISIA invece controlla la sola presenza e l’operatività dei tecnici, risultando di fatto il vero “datore di lavoro”, ma senza poter assumere verso il singolo lavoratore alcuna responsabilità in merito al trattamento ricevuto dall’azienda, regolare o meno.


Comitato ATU: Ed ora, dopo il nuovo licenziamento?

Triolo: Mi sono affidato agli avvocati.


Comitato ATU: Ed i suoi colleghi licenziati?

Triolo Stanno ponderando cosa fare, in silenzio e solitudine, da un lato intimoriti dal clima che si respira da queste parti e dall’altro con la speranza che stando zitti la società possa un giorno richiamarli. Non so, ma mi piacerebbe averli al mio fianco.


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