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Il PM si sfoga online: Senza Telefonate quel pedofilo in libertŕ
Di Loredana Morandi (del 12/02/2009 @ 07:53:05, in Magistratura, linkato 1423 volte)

Il caso - I commenti in rete contro il ddl del responsabile della Giustizia

Il pm si sfoga on line: senza telefonate
quel pedofilo in libertà

I magistrati sul web raccontano le inchieste in cui l'ascolto delle chiamate è stato decisivo

ROMA — Il ricorso in Cassazione è ancora pendente, ma in primo e secondo grado s'è già preso 14 anni di galera; è stata la prima condanna in materia di turismo sessuale con minorenni, a carico di un italiano che andava in Thailandia e Cambogia per avere rapporti con bambini, anche a pagamento.

«I più piccoli di 6-7 anni», racconta il magistrato che ha seguito il caso e ora spiega come s'è arrivati al verdetto: «I primi elementi sono emersi nel corso di intercettazioni disposte sull'utenza dell'indagato nei periodi in cui era in Italia», e più avanti dai microfoni piazzati nella macchina e nel camper dell'uomo. «In quei momenti — riferisce il magistrato — non c'erano ancora i "gravi indizi di colpevolezza" che, se venisse approvato il disegno di legge attualmente in discussione, sarebbero necessari per disporre le intercettazioni. E sono state necessarie più proroghe per ottenere elementi utili», il che significa che s'è andati oltre i due mesi che la riforma fissa come limite insuperabile. Peccato, conclude, perché di questa vicenda «s'è occupata la stampa internazionale (cito per tutti la Cnn), che ha lodato il sistema giudiziario italiano proprio perché ha gli strumenti processuali che consentono di affrontare un fenomeno così grave ». Se invece passasse la legge all'esame della Camera non li avrebbe più, avverte il Consiglio superiore della magistratura con il parere proposto ieri; parere che rientra nelle «attribuzioni» sancite dalle norme istitutive dello stesso Csm, e inserito in un ordine del giorno controfirmato dal presidente della Repubblica.

Per spiegare il «grave pregiudizio » che la riforma sulle intercettazioni porterebbe a indagini e processi, il Consiglio affronta molti dettagli tecnici della norma ma non cita casi concreti, come invece fanno giudici e pubblici ministeri nelle mailing list in cui da settimane commentano il disegno di legge. Sono scambi di lettere via computer che racchiudono le esperienze di chi lavora anche grazie alle registrazioni delle telefonate e a microfoni piazzati chissà dove, lontano dai clamori, dalle polemiche e dalle strumentalizzazioni della disputa politica. Di un ergastolo inflitto un anno fa a un commercialista di Bologna per l'omicidio di una sua anziana e facoltosa cliente, ad esempio, pochi si ricordano. Uno dei magistrati che se n'è interessato spiega: «Sembrava una morte naturale, che sia un omicidio s'è capito dopo alcuni giorni; vennero messi sotto intercettazione i telefoni di tutti i familiari e del commercialista della vittima, successivamente del badante da poco licenziato». Gli ascolti andarono avanti per cinque mesi, finché un'ambientale ha svelato il mistero (almeno per giudici di primo grado); «e se non ci fossero state lunghe intercettazioni sul badante, sul quale s'erano concentrati i sospetti dei parenti e del vedovo, su di lui sarebbero rimasti dei dubbi che invece sono stati dissolti secondo le motivazioni della sentenza».

Particolare non secondario, visto che il condannato si dichiara innocente e ha presentato appello. Secondo le esperienze raccontate saranno soprattutto gli omicidi «comuni », di cui all'inizio si sa poco o nulla, a restare fuori dai confini disegnati dalla riforma che prevede i «gravi indizi di colpevolezza» (non più «di reato», come ora) per mettere sotto intercettazione qualcuno. Ma non solo quelli. A Milano, nel luglio scorso, 27 imputati sono stati condannati per «traffico organizzato di rifiuti su tutto il territorio nazionale ». Gli «ascolti» a loro carico furono circa 1.500, «quasi tutti utilizzati per la motivazione della sentenza », e sono andati avanti oltre sei mesi, fornendo prove «assolutamente decisive». Ma c'è di più, scrive chi ha seguito la vicenda: «Il fatto che si smaltissero illecitamente anche i rifiuti della cosiddetta "emergenza Campania" è emerso dopo oltre due mesi dall'inizio delle intercettazioni; col termine previsto dalla riforma, l'allargamento dell'inchiesta al Sud non ci sarebbe mai stato». E non ci sarebbe mai stato, avverte un magistrato da Monza, il recupero dei soldi dovuto all'indagine sul riciclaggio della maxi-tangente Imi-Sir: «La telefonata "buona" per identificare compiutamente gli autori del reato, formulare una precisa accusa, ritrovare e riportare in Italia da tutto il mondo 107 milioni di dollari e 62 milioni di euro dei 670 miliardi di lire trasferiti in Svizzera, intervenne oltre due mesi dopo l'inizio dell'ascolto e dunque "fuori tempo massimo"». Non solo: «Prima della telefonata decisiva si poteva parlare di generici, non gravi, indizi di colpevolezza».

Giovanni Bianconi

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