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L’ingiustizia in un luogo qualunque è una minaccia per la giustizia ovunque.

Martin Luther King
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La Nazione: Un patto tra giudici e avvocati contro la giustizia "lenta"
Di Loredana Morandi (del 20/11/2008 @ 05:58:49, in Magistratura, linkato 1123 volte)
I FORUM DE 'LA NAZIONE'

Un 'patto' fra giudici e avvocati
contro la giustizia lenta

Magistratura e avvocati penalisti a 'La Nazione'. Presenti il nuovo procuratore della Repubblica Giuseppe Quattrocchi, il presidente del tribunale Enrico Ognibene, l’attuale presidente della Camera penale Giovanni Flora, il suo predecessore Lorenzo Zilletti e il consigliere Carlotta Corsani. A introdurre il confronto è stato il direttore de ‘La Nazione’ Francesco Carrassi.

Firenze, 20 novembre 2008 - Cosa fare per ridare fiducia ai cittadini nel sistema giustizia? Cosa cambiare per far funzionare la macchina del processo? Da dove partire per risolvere i problemi? Sicuramente da un punto fermo. Ossia, dalla collaborazione fra tutte le parti: gli avvocati, i tribunali, le procure. A questo scopo, ‘La Nazione’ ha ospitato un forum sulla giustizia che ha riunito il nuovo procuratore della Repubblica Giuseppe Quattrocchi, il presidente del tribunale Enrico Ognibene, l’attuale presidente della Camera penale Giovanni Flora, il suo predecessore Lorenzo Zilletti e il consigliere Carlotta Corsani. A introdurre il confronto è stato il direttore de ‘La Nazione’ Francesco Carrassi, che ha lanciato la proposta - accolta con molto interesse - di un nuovo incontro sulla giustizia, stavolta aperto al pubblico, in occasione delle iniziative in programma nel 2009 per celebrare il 150° anniversario del nostro giornale.

Si è parlato di cosa inceppa la macchina della giustizia, ma anche di soluzioni possibili per sbloccarla. "Un’occasione preziosa", l’ha definita il procuratore Quattrocchi. E il discorso è partito dai problemi e dai dati emersi dalla ricerca compiuta da Eurispes per conto delle Camere penali sui processi nei tribunali d’Italia. "Non è come dice l’Associazione nazionale magistrati - ha detto l’avvocato Zilletti - e cioè che la causa dei ritardi è in gran parte colpa delle garanzie della difesa. I risultati smentiscono questo, ma da parte nostra c’è la disponibilità a rivedere inutili appesantimenti della procedura che non giovano a nessuno". Perché c’è un problema reale: "La sfiducia del cittadino nei confronti della giustizia". Per il professor Flora "l’avvocato è un rompiscatole necessario del processo, ma i guai sono altri. Ciascuno ha le proprie responsabilità. Cerchiamo rimedi insieme".

Quali, dunque, i problemi? Il procuratore Quattrocchi, anzitutto, si è rivolto agli avvocati dicendo che "bisogna abbandonare posizioni e atteggiamenti corporativi e ideologizzanti per arrivare a un patrimonio operativo comune. L’avvocatura si occupa finalmente dell’efficienza. Dunque, discutiamo su come conseguire il prodotto giudiziario senza preoccuparci delle posizioni separate, la separazione delle carriere non interessa alla gente". Quattrocchi - che sui risultati della ricerca ha contestato in parte l’assenza dell’incidenza "delle carenze strutturali, delle risorse, dell’organizzazione" - ha parlato di "enfatizzazione dei diritti degli imputati", della parte offesa «che non va dimenticata", dei "rinvii perché il giudice non ce la fa a definire" o per il rischio dell’incompatibilità o per i solleciti dei difensori. "A Lucca avevamo la stenotipia, qui no, qui si lotta per le copie". "Tragica" è stata definita da tutti i presenti attorno al tavolo la situazione dell’Ufficio notifiche: "Quanti processi si rinviano perché non arrivano o sono sbagliate? E’ l’effetto perverso - ha sottolineato il procuratore - prodotto dalla legge che ha tolto questo compito alla polizia giudiziaria». Infine, i rinvii causati dalla mancata presentazione dei testimoni. "La gente viene, non riesce a fare il suo processo, si stufa e non torna più". Dunque, ha ribadito Quattrocchi, occorre "individuare insieme percorsi e strumenti di virtuosismi processuali e comportamentali; il tribunale ne ha alcuni, nel civile in particolare, e a me pare che possiamo scimmiottare alcune cose. Efficienza senza toccare le garanzie. Muoviamoci su questo".

Per il presidente del tribunale Ognibene il problema è anche che "stiamo usando un codice fallito che prevedeva che solo il 5 per cento dei processi arrivasse al dibattimento e invece è l’esatto contrario. Ma l’avvocatura non può dire che è esente da colpe sul sistema processuale penale perché ha anche fatto leggi a uso e consumo proprio, dato che è cospicua in Parlamento. Certe norme sulle notifiche per raccomandata hanno provocato una valanga di rinvii. E poi basta dire che i giudici sono assenti ingiustificati: qui si lavora davvero". E la proposta di Ognibene è: "Vorrei che si facesse un protocollo fra le categorie, oltre a proposte concrete". Immediata la replica di Zilletti: "C’è ostilità della magistratura verso il nuovo codice. L’efficienza passa anche dalla separazione della carriere. E noi pensiamo a una riforma perché il Csm è ostaggio delle correnti che non fanno funzionare né se stesso né la macchina".

Soluzioni? Ecco quali. L’abolizione delle sezioni distaccate: "Alcune come Pontassieve non hanno senso, ampliamo i giudici al centro", ha detto Zilletti. "E’ difficile", ha chiosato Flora. Ma Ognibene non ha escluso l’opportunità: "Ne possiamo parlare, parta da voi. Alcune sezioni non hanno ragion d’essere". "In Piemonte ci sono tribunali piccolissimi che erano stati istituiti dai Savoia", ha allargato le braccia Quattrocchi. La possibilità di creare fasce orarie per i processi? Favorevoli gli avvocati ("è un aiuto anche ai testimoni"), meno i giudici (per Quattrocchi "a Lucca ci abbiamo provato, ha funzionato solo per le udienze preliminari", ma per Ognibene "è un discorso da esaminare"). E comunque c’è l’impegno comune di stilare un protocollo e fare un tentativo. Fra le possibili risposte c’è anche quella di spingere i giudici a essere più rapidi nello scrivere le motivazioni delle sentenze: "Settanta giorni per un patteggiamento è assurdo» ha incalzato Zilletti con l’appoggio di Quattrocchi («me ne dolgo anche io, così come mi dolgo dei ricorsi in Cassazione degli stessi patteggiamenti, all’estero ci ridono dietro") e la disponibilità di Ognibene: «Farò dei controlli, ma informatemi quando accade perché non va bene". Ridurre i testimoni inutili in aula è un’altra opzione: "A volte arrivano quattro agenti di polizia giudiziaria a dire le stesse cose per la pigrizia dei pubblici ministeri a fare la lista testi". Pronta la replica di Quattrocchi: "E’ un suggerimento opportuno, lo dirò ai miei sostituti".

E se parlare del nuovo palazzo di giustizia di Novoli è inutile perché ormai "è solo una questione politica" (parola di Ognibene), l’intesa è totale su un possibile accordo contro gli appesantimenti inutili del sistema, su una proposta comune per le notifiche: "Mi rifiuto di morire col codice Rocco in mano", ha strappato un sorriso a tutti il professor Flora. E il procuratore Quattrocchi ha concluso le due ore di discussione con un appello agli avvocati: "Siete tanti in Parlamento: sia adeguato il codice a quel che il codice produce". L’impegno è di rivedersi e di riparlarne, anche davanti ai nostri lettori, per vedere se le promesse comuni di buona volontà siamo state mantenute.

Gigi Paoli per "La Nazione" di Firenze

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